
Come giudicare la “Street Art”, i murales dei giovani artisti, graffitari, writers, che imbrattano pareti di strutture private, piazze ed edifici pubblici? Occorre una norma per tutelarli?

Arte o vandalismo? – I muri del centro storico, delle aree marginali del centro urbano e della periferia di Altamura raccontano una storia che si ripete ogni giorno. Pareti lisce, spazi urbani anonimi, superfici private e pubbliche diventano, a vista d’occhio, tele improvvisate. Qui graffitari e writer trovano terreno fertile per lasciare il proprio segno, trasformando la città in una galleria a cielo aperto — spesso senza alcuna autorizzazione.
È innegabile: alcune di queste realizzazioni colpiscono per fantasia e abilità tecnica. Colori vibranti, figure visionarie, immagini che sembrano emergere dal subconscio di giovani autori armati di semplici bombolette spray. Talvolta si ha l’impressione di trovarsi di fronte a un talento acerbo, a un artista che cerca spazio en plein air perché non ha altri mezzi per esprimersi. Un ragazzo giovanissimo che sogna di essere un Caravaggio moderno, un Leonardo dei nostri giorni.

Ed è proprio questa narrazione romantica che spesso finisce per giustificare tutto.
Ma qui nasce il problema
Perché l’arte, quella vera, non nasce dall’imposizione né dalla violazione. Non può prescindere dal rispetto dei luoghi, della storia e della collettività. Un muro “vergine” non è una tela libera: è patrimonio urbano, è proprietà privata o pubblica, è identità condivisa.
La maggior parte di questi interventi avviene di notte, quando la città dorme. Tra l’una e le quattro del mattino, nel silenzio più profondo, Altamura viene lentamente trasformata. Non da un progetto culturale, non da un’iniziativa artistica regolamentata, ma da azioni individuali e clandestine. Un vero e proprio stillicidio quotidiano.
Il risultato? Secondo chi osserva, quelle immagini possono apparire come opere d’arte o, al contrario, come semplici imbrattamenti che deturpano muri storici, abitazioni private, serrande, edifici pubblici. Ma al di là del giudizio estetico, resta un fatto incontestabile: si tratta di atti abusivi.
E mentre i muri si riempiono di scritte e disegni, le autorità municipali tacciono.
Perchè non utilizzare la loro arte nei claustri dipingendo momenti di vita vissuta in quei luoghi? Manca un collante per vivacizzarli. Oggi sembrano luoghi spenti
Nessun controllo sistematico, nessun piano di prevenzione, nessuna sanzione efficace. Nessuna distinzione chiara tra street art autorizzata e vandalismo. Nessun progetto che indirizzi i giovani artisti verso spazi legali e dedicati. Il messaggio che passa è pericoloso: tutto è permesso, tutto è tollerato.
Così Altamura rischia di perdere decoro, identità e rispetto delle regole, sacrificati sull’altare di una falsa idea di libertà artistica.

Denunciare questo fenomeno non significa essere nemici dell’arte o dei giovani. Significa chiedere regole, responsabilità e presenza istituzionale. Significa pretendere che chi governa la città non resti a guardare mentre il patrimonio urbano viene progressivamente compromesso.
L’arte va tutelata. La città va rispettata. E il silenzio delle istituzioni non è più accettabile.

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