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Scrivere per la pace nell’era digitale

Scrivere per la pace - relatori al tavolo

Scrivere per la pace – BARI – Nella suggestiva cornice di Villa Romanazzi Carducci, si è svolto un intenso dibattito sul ruolo della letteratura nei conflitti contemporanei.

L’incontro, inserito nel programma della rassegna letteraria “Lo Scrittore, il Libro, il Lettore” (31 gennaio e 1 febbraio 2026) e promosso dalla Federazione Unitaria Italiana Scrittori (FUIS), ha visto dialogare il presidente della FUIS, Natale Antonio Rossi, e il professor Nicola Bottiglieri, autore e accademico. A moderare il confronto è stato Giuseppe Romito, conduttore di Pickwick, trasmissione letteraria di MG Radio.

In un mondo frammentato da conflitti e dominato dalla prepotenza delle immagini digitali, quale spazio resta alla parola scritta? E soprattutto, uno scrittore ha oggi il dovere morale di schierarsi per la pace? Questi gli interrogativi centrali posti da Romito ai due interlocutori.

Secondo il presidente Rossi, stiamo vivendo un passaggio epocale: se un tempo eravamo noi a guardare le immagini tradizionali (cinema, TV) che ci stavano “di fronte”, oggi le immagini digitali “ci vengono da dentro”. È il digitale a decidere cosa dobbiamo vedere, imponendo segnali che oggi sono “più di guerra che di pace”.

Tuttavia, il professor Bottiglieri avverte che non bisogna sottovalutare la potenza narrativa dell’immagine, specialmente nei contesti di conflitto. “Le immagini di Gaza, e chi può dimenticarle?”, osserva il professore, sottolineando come a volte la fotografia, essendo una “ferita portata alla realtà”, riesca a suggerire il silenzio e il dramma laddove le parole faticano ad arrivare. La scrittura, però, mantiene un ruolo insostituibile: è il momento della riflessione sull’immagine, necessario per comprendere ciò che lo scatto fotografico può solo suggerire.

Uno dei punti più critici toccati da Rossi riguarda lo stato di salute della letteratura contemporanea. Il presidente della FUIS denuncia una forma di “egocentrismo” diffuso tra gli autori moderni, più propensi a narrare le proprie vicende personali o a rifugiarsi nella storia passata — in particolare l’ossessione per il “Ventennio” fascista — piuttosto che affrontare i grandi disastri che sconvolgono l’umanità oggi.

Lo scrittore è l’unico esemplare umano che ha il dovere di scrivere opere che vanno in tutto il mondo”, ha sottolineato Rossi, ribadendo che l’autore non deve avere confini geografici o politici, ma deve farsi carico del disastro ovunque esso avvenga. A fargli eco è Bottiglieri, per il quale lo scrittore deve fungere da “antenna sensibile del momento”, capace non solo di capire il mondo ma di raccontarlo, diventando un punto di riferimento civile.

Lo scenario geopolitico descritto durante l’incontro a Villa Romanazzi Carducci è cupo. Riprendendo le parole di Papa Francesco, Bottiglieri ricorda che viviamo in una “guerra fatta a pezzi”, con il rischio concreto che i conflitti locali possano trascinare nuovamente l’Europa nel baratro.

Il professore utilizza una metafora efficace per descrivere la corsa al riarmo: “Se uno compra le armi è come se uno compra la macchina… prima o poi la uso”. Non si acquistano armamenti per tenerli in garage.

Su questo tema, Natale Antonio Rossi ha lanciato un duro j’accuse contro l’industria bellica italiana, citando il colosso Leonardo. “L’Italia ha la settima fabbrica d’armi più importante nel mondo occidentale”, ha ricordato Rossi, sottolineando come il fatturato dell’azienda sia cresciuto dell’8% negli ultimi tre anni. Il paradosso è evidente: come può l’Italia porsi come attore di pace quando fornisce armamenti a diverse parti in causa, alimentando il mercato bellico senza distinzioni tra “buoni e cattivi”?.

Nonostante le tinte fosche, il dialogo condotto da Giuseppe Romito si è chiuso con una nota di speranza. La soluzione, o quantomeno la resistenza, risiede nella capacità di creare comunità. Secondo Rossi, le piccole associazioni culturali e le rassegne come quella ospitata a Bari sono veri e propri “segnali di pace”: luoghi dove le persone si incontrano, discutono e si confrontano, rompendo l’isolamento imposto dalla società digitale.

In conclusione, se è vero che un libro da solo non ferma un missile, la letteratura e il dibattito culturale promosso dalla FUIS rimangono strumenti essenziali per educare alla pace e mantenere viva la coscienza critica in un mondo sempre più armato e distratto.

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