
La memoria, come ci ha ricordato Jorge Luis Borges, non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci abita.
Non coincide con la nostalgia, non è un archivio di immagini sbiadite, né un esercizio commemorativo.
La memoria è una presenza viva, che resta anche quando il tempo passa, che lavora in silenzio dentro di noi.
È da qui che nasce la parola guida di questa settimana.
Abbiamo chiesto ai nostri autori di muoversi dentro questa idea di memoria abitata,
non come ritorno al passato, ma come spazio interiore che continua a parlarci nel presente.
Le voci di questa settimana
I testi raccolti in questa uscita di Versi e racconti della settimana portano firme e sensibilità diverse.
Francesca Ulisse, Maria Emilia Mari, Nisida Bonetti Frainetti, Joseph Zurlo e Mariangela Potì,
hanno declinato la memoria come traccia, come eco, come presenza che resta.
I testi integrali degli autori sono disponibili in allegato.
La parola guida della prossima settimana, orizzonte
Per la prossima settimana abbiamo scelto una parola che guarda avanti: ORIZZONTE.
Una scelta che nasce anche dal riferimento al 4 febbraio, Giornata Mondiale della Fratellanza Umana.
Perché orizzonte
La Giornata Mondiale della Fratellanza Umana, che ricorre il 4 febbraio, si lega alla parola guida orizzonte perché la fratellanza non è un risultato acquisito, ma una direzione verso cui tendere.
Come l’orizzonte, non è mai un punto raggiungibile una volta per tutte, ma una linea che orienta il cammino e obbliga ad alzare lo sguardo oltre i confini immediati.
Parlare di fratellanza significa spostare l’attenzione dal “noi” chiuso al “noi” possibile, includendo l’altro non per somiglianza, ma per responsabilità. In questo senso, la fratellanza umana rappresenta l’orizzonte etico del nostro tempo: non una formula consolatoria, ma una scelta quotidiana che invita a superare muri, identità rigide e appartenenze escludenti.
L’orizzonte non elimina le differenze, le mette in relazione.
Così la fratellanza non cancella i conflitti, ma offre una direzione comune in cui riconoscersi umani prima che avversari.
Questa riflessione non intende affrontare temi legati alle guerre o alla pace in senso geopolitico, ma serve esclusivamente a chiarire il significato della parola guida e a offrire una chiave di lettura dei testi presentati, come spiegazione di contesto posta in appendice.
Come scriveva Cesare Pavese:
“Un paese ci vuole, se non altro per partire”.
L’orizzonte, allora, non è solo ciò che vediamo in lontananza. È una direzione, una soglia, un movimento possibile.
Nota editoriale per gli autori
Quando scriverete sull’orizzonte, non limitatevi a descriverlo.
Non pensatelo come un panorama statico.
L’orizzonte può essere emotivo, fisico, mentale o affettivo.
Ciò che conta è che sia un punto di partenza, non una cartolina.

Restare in ascolto
La memoria, quando è viva, non trattiene, accompagna.
I testi di questa settimana restano come segni discreti, non per chiudere un discorso, ma per lasciarlo aperto.
Da qui si intravede già l’orizzonte, non come meta, ma come direzione.





