
San Cesario di Lecce – Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, San Cesario di Lecce ha scelto di fare qualcosa di più di una semplice commemorazione: ha voluto trasformare il ricordo in esperienza condivisa, coinvolgendo cittadini, studenti, insegnanti, associazioni e istituzioni. La giornata è stata dedicata a Mario Catanzaro, concittadino deportato nei lager nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale, una storia che rischiava di restare nascosta tra documenti e vecchi registri.
La pietra che parla
Davanti alla sua ultima abitazione in via Dante è stata posata una pietra d’inciampo, un piccolo ma potente simbolo che interrompe il passo di chi cammina distratto e invita a fermarsi, ricordare e riflettere. Non era solo un gesto simbolico: restituiva a Mario il nome e la dignità, ma ricordava anche a tutti noi che la memoria è responsabilità di ciascuno.
Il corteo della memoria
La mattina è cominciata in Piazza Garibaldi, cuore della vita del paese. Da lì, autorità, studenti e cittadini hanno attraversato le vie di San Cesario fino alla casa di Mario, camminando con passo lento e rispettoso. Ogni passo era un ricordo, ogni sguardo un omaggio. In strada c’erano famiglie, amici, anziani e giovani: testimoni viventi di una storia che appartiene a tutti.
Ricordare per restituire dignità
L’assessore alla Cultura, Anna Luperto, ha spiegato il significato profondo delle pietre d’inciampo:“Non sono solo targhe, ma punti di contatto tra passato e presente. Mario non era solo un numero, era un uomo del paese, con sogni, affetti e legami. Ricordarlo significa restituirgli ciò che gli è stato tolto.”

Il sindaco Giuseppe Distante ha ricordato quanto la libertà abbia un prezzo, e che dietro ogni documento storico ci sono persone, famiglie e sogni interrotti:“Ricordare non significa riaprire ferite, ma impedire che il tempo le cancelli. Ogni nome riportato alla luce ci ricorda che la libertà non è mai scontata.”
La memoria come responsabilità quotidiana
La consigliera provinciale Loredana Tundo ha parlato direttamente ai giovani: la memoria non è un dovere scolastico, ma un impegno che passa di mano in mano. Conoscere le scelte del passato serve a capire le conseguenze delle azioni di oggi e a
sviluppare empatia e responsabilità verso gli altri.
Anche Alberto Maritati dell’ANPI ha sottolineato che conoscere la storia aiuta a costruire una società più giusta:“Ogni vita persa, ogni ingiustizia subita merita di essere ricordata, perché solo così possiamo difendere la pace nel presente.”
Per la Regione Puglia, Stefano Minerva ha ribadito che la memoria è una scelta civile e politica: ricordare significa opporsi alla violenza, alla discriminazione e all’indifferenza anche oggi.
La storia di Mario Catanzaro
Mario Catanzaro non era solo un nome su un registro. Era un figlio, un fratello, un amico. Aveva sogni, affetti e una vita semplice che la guerra gli ha strappato. Raccontare la sua storia significa dare voce a chi non c’è più, trasformare il dolore in monito per il presente e futuro: ogni deportato porta con sé una storia personale che ci ricorda il valore della libertà e della dignità.
La scuola come custode della memoria
La prof.ssa Totaro ha spiegato come la scuola possa rendere viva la memoria, trasformando i fatti storici in esperienza e responsabilità: visite ai luoghi della memoria, incontri con testimoni e laboratori aiutano gli studenti a comprendere cosa significhi libertà, solidarietà e rispetto. La conoscenza diventa così azione concreta, empatia e cittadinanza attiva.
Fede e speranza
Prima della posa della pietra, i parroci Don Gino e Don Egidio hanno parlato di pace e solidarietà. La memoria delle vittime diventa occasione per coltivare empatia, rispetto e attenzione verso chi soffre, ricordando che ogni piccolo gesto di bene può lasciare un segno duraturo nella comunità.
Una promessa davanti a una pietra
Con il silenzio e l’emozione di tutta la comunità, la pietra d’inciampo è stata posata davanti alla casa di Mario. Quel gesto ha reso concreta la memoria: una strada, una presenza, una promessa. San Cesario di Lecce quel giorno ha fatto un impegno collettivo: non dimenticare.
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