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Domenica 25 gennaio 2026

Domenica 25 gennaio 2026 - uomo impegnato
Roberto Chiavarini

di Roberto Chiavarini

Domenica 25 gennaio 2026 – Siamo giunti alla fine di questo gelido e rigido mese di gennaio che mi ricorda tanto quello di molti anni fa, quando le nonne d’un tempo passato, allora ancora giovani, radunate in pomeriggi senza fine, ora in casa di questa Comare ora in casa di quell’altra Comare, indossavano sulle loro spalle degli enormi e pesanti scialli di lana, sedute dietro le grandi vetrine di entrata delle dimore a pianterreno di un’epoca andata, tutte disposte in maniera circolare intorno all’immancabile braciere, ravvivato di tanto in tanto dall’attizzatoio utilizzato dalla padrona di casa, mentre fuori nevicava copiosamente.

A differenza di molte delle donne di oggi, parlavano e parlavano le nostre nonne, sagge e composte, confrontandosi per raccontare le personali storie di vita vissuta, con riferimenti e citazioni paesane (e con qualche innocente pettegolezzo familiare, misurando sempre le parole con particolare attenzione alla dignità delle persone citate) il tutto corroborato dai soliti sospiri conclusivi, compressi e rassegnati, sempre legati alla famiglia, al lavoro, alla fatica quotidiana di crescere i propri figli con educazione e con il rispetto dovuto verso il prossimo. Ahhh… quelle nonne autentiche “guardiane morali dei loro figli” (che una volta cresciuti, hanno disatteso tanto gli esempi positivi dei loro “genitori modello” quanto i loro insegnamenti fondamentali).

E mentre la società contemporanea è indotta a cambiare inesorabilmente i propri usi e costumi imposti dal consumismo imperante (che io definisco da tempo immemore come il “Sociologismo indotto”) oggi come allora, la ignara Natura  disinteressata dalle misere vicende umane, imperterrita fa il suo corso e dal cielo plumbeo fa cadere fiocchi di neve che diventano aghi di pioggia sottile (sbattuti dal vento di tramontana sui vetri delle finestre appannate dal nostro respiro) che solcano le lastre trasparenti contenute nei moderni infissi, come se fossero lacrime versate metaforicamente da un Dio che c’è ma non si vede, addolorato per i tanti ragazzi che stanno rinunciano alla loro giovane vita per i loschi  intrighi politici imbastiti da questo mondo infame.

Alzando gli occhi al cielo, ci accorgiamo che, comunque, e a prescindere, un po’ alla volta, la natura in un logico mutamento stagionale, trasforma lungo l’orizzonte, “magicamente” e “idealmente”, la pioggia in coriandoli dai toni pastello, delicati, che annunciano pian piano l’arrivo del Carnevale e con esso la imminente primavera, nella speranza di una promessa rinnovata. Il Carnevale rappresenta, così, il passaggio dall’inverno alla primavera, un momento che offre un beneficio liberatorio, permettendo ad ognuno di noi di rompere gli schemi e, al tempo stesso, di dar vita alla libertà di interpretare nuovi ruoli attraverso la maschera.

È un rito apotropaico dell’anima, capace di predisporci al raccoglimento spirituale in vista della prossima Santa Pasqua e, soprattutto, porta in sé e con sé una nota profondamente positiva: la commemorazione sarà guidata da un nuovo Papa, la cui presenza rappresenta un bisogno morale ormai avvertito da molto tempo come imprescindibile.

Buona Domenica

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