
Non è amore per gli animali, ma permissivismo verso i proprietari incivili: il centro storico ridotto a latrina, tra inerzia istituzionale e ipocrisia culturale.
Un degrado sotto gli occhi
L’amore per gli animali non può diventare un alibi per l’incuria. Marciapiedi, strade e angoli dei palazzi sono quotidianamente imbrattati da urina ed escrementi canini, soprattutto nelle ore in cui i controlli scompaiono. Non si tratta di episodi isolati, ma di una pratica diffusa e tollerata.
La legge, però, parla chiaro: ai sensi dell’articolo 672 del Codice Penale e delle norme sull’igiene urbana, il proprietario è responsabile dei bisogni del proprio cane ed è sanzionabile per la mancata rimozione degli escrementi o per l’imbrattamento del suolo pubblico, con multe superiori a 165 euro, oltre a ulteriori responsabilità nei casi che coinvolgano beni storici o artistici.
Il problema non sono i cani, ma i proprietari
Va detto senza ambiguità: il problema non sono i cani, ma i loro proprietari. Un animalismo ideologico, sostenuto anche da precise scelte politiche e mediatiche, ha finito per legittimare comportamenti incivili, rendendo quasi intoccabile chiunque conduca un cane. Chi protesta viene subito etichettato come intollerante. Si è imposto un dogma: il cane va amato a prescindere, anche quando il padrone si comporta in modo irresponsabile.
Il centro storico oltraggiato
Nel centro storico la situazione è ormai grave. Urina ed escrementi si accumulano agli angoli delle strade, sotto gli archi, lungo i muri degli edifici storici. Emblematico quanto accade nei pressi del Duomo e sotto il suo arco, dove la pietra antica risulta annerita e compromessa da bisogni fisiologici ripetuti nel tempo. Qui non si parla più di fastidio, ma di un vero e proprio oltraggio al patrimonio storico e culturale della città, tenuto conto della quotidiana presenza di turisti stranieri
Corso Federico II di Svevia da salotto urbano a pisciatoio
Il Corso, cuore della vita cittadina e luogo dell’incontro, è ormai ridotto a un pisciatoio a cielo aperto. Non c’è angolo che non porti i segni dell’incuria quotidiana. Un luogo che dovrebbe rappresentare il biglietto da visita della città è diventato simbolo di abbandono e permissivismo, con evidenti ricadute sull’immagine urbana e sulla qualità della vita.
Cani nei bar e nei locali: una legittimità abusata
Sempre più spesso i cani vengono portati all’interno di bar e locali dove si somministrano cibi e bevande. Animali al guinzaglio tra i tavolini e accanto ai banconi, in spazi chiusi destinati alla consumazione. Tutto avviene nel segno di una legittimità abusata, a totale dispregio delle regole di igiene e buona educazione. Chi è allergico, chi ha timore o chi semplicemente non accetta questa convivenza forzata vede i propri diritti ignorati.
Verde pubblico abbandonato e usato come latrina
Anche al mattino presto il copione si ripete. Durante il giro del quartiere molti proprietari conducono i cani verso fazzoletti di verde abbandonati o privi di manutenzione, sentendosi autorizzati a farli defecare. A escrementi già presenti se ne aggiungono altri, in un circolo vizioso che trasforma il degrado in normalità.

Animalismo mediatico e servizio pubblico: una complicità intollerabile
A rendere strutturale questa situazione contribuiscono anche politica e televisione. Da un lato l’animalismo di facciata, rappresentato da figure istituzionali come l’On. Michela Vittoria Brambilla, solerte nel promuovere campagne sull’amore per i cani ma silente quando si tratta di pretendere doveri, regole e sanzioni per i proprietari. Dall’altro la televisione, a partire dal servizio pubblico, che ripete ossessivamente lo slogan “non abbandonare i cani” senza mai affiancarlo a un messaggio altrettanto chiaro: non abbandonare la città alla sporcizia. Basta seguire le pubblicità per accertarsene.
Questo racconto emotivo e autoassolutorio ha prodotto un effetto devastante: l’idea che chi ha un cane sia automaticamente nel giusto e che ogni richiamo al decoro sia intolleranza.
Responsabilità visibile: tolleranza zero
La convivenza civile richiede responsabilità visibile. Chi porta un cane a passeggio, in strada come nelle aree appartate, deve essere visto con il sacchetto per la raccolta degli escrementi e con la bottiglia d’acqua per lavare l’urina. Non è una cortesia, ma un dovere civico. L’assenza di questi strumenti dovrebbe essere di per sé motivo di intervento e sanzione.
Il problema non è ciò che il cane fa, ma ciò che il proprietario omette di fare.
Appello alle Istituzioni – Aprire l’area divertimento per i cani in Via Selva – pronto dall’anno scorso e finora non inaugurato
Non bastano più proclami e buone intenzioni. Servono ordinanze chiare, controlli costanti e sanzioni applicate senza esitazioni. Le guardie zoofile devono smettere di essere comparse e assumersi pienamente le proprie responsabilità operative. Perché quando tutti vedono e nessuno agisce, il degrado non è più solo colpa degli incivili, ma anche di chi ha il potere di intervenire e sceglie di non farlo.

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