
Altro tema nevralgico che merita trattazione e approfondimento è, senza dubbio alcuno, quello relativo alla ‘parità di genere’, considerata la sua attualità, la sua genesi, la sua prospettiva
di Luigi Tagliente – Dirigente Scolastico Istituto Alberghiero MICJELE LECCE

La parità, intesa come virtù contraria alla discriminazione e alla disparità, trova fondamento nell’art. 3 della Costituzione, radicato sull’uguaglianza formale e sostanziale. Nonostante la previsione prospettica e sociale dei nostri Padri Costituenti, la piena parità non viene trattata come meta storica raggiunta ma, al contrario, come traguardo da raggiungere, in quanto ancora osteggiata dalla vigliaccheria discriminante di un pregiudizio becero e arcaico, nonostante le battaglie storiche votate alla sua consacrazione. Albert Einstein affermava, nelle sue disamine scientifiche, che ‘ fosse più facile spezzare l’atomo che un pregiudizio’, rappresentando, anche attraverso il sapiente empirismo che connota la sua ricerca, una piaga sociale di una comunità votata alla stigmatizzazione e non all’opportunità della crescita e dell’emancipazione.
La disparità di trattamento, fondata sulla discriminazione del genere, serpeggia ancora minacciosa in una società troppo spesso annichilita, generando contrapposizioni e conflitti, oltre a vicende drammatiche e cruenti che connotano una realtà impoverita nei suoi valori e nella sua stabilità.
I tentativi di oltrepassare tale disagio e tale vituperata disuguaglianza sono stati plurimi e condotti in diverse epoche dal Legislatore. Basti pensare alla Riforma del Diritto di Famiglia del 1975, con la quale si segna un passaggio storico fondamentale a tutela della parità di genere, acclarando, in fatto e in diritto, il superamento del ‘ vetusto’ concetto di patriarcato. Il Legislatore, con il precitato intervento, sancì l’uguaglianza giuridica tra i coniugi e tra i figli nati all’interno e al di fuori del matrimonio, abolendo la figura supponente del ‘ Capo Famiglia’ e tramutando la ‘ patria potestà ‘ in ‘ potestà genitoriale’. Paradigma, quest’ultimo, ripreso nell’articolo 316 bis del Codice Civile, come segno di civiltà da sedimentare all’interno della famiglia, quale agenzia primaria di socializzazione.
Altro passaggio fondamentale, all’insegna dell’uguaglianza, è stato realizzato nel 2006, con l’introduzione del Codice della Parità di genere, Decreto Legislativo 11 Aprile 2006, n. 198, che mira a contrastare, reprimere e sanzionare le discriminazioni fondate sul genere e promuovere l’uguaglianza di trattamento in tutti i settori, dal lavoro agli altri ambiti, giustapposti e/o complementari, della vita associata. Viatico, quest’ultimo, rimarcato nella Legge 162/21, a modifica e a integrazione del codice, che ha introdotto la certificazione della parità di genere per le aziende e i criteri premiali nei bandi di gara e nelle procedure gestionali-organizzative.
Anche l’ordinamento penalistico risulta, allo stato de quo, suscettibile di integrazioni e/o modifiche in ragione di una famelica necessità di affermare la tanto agognata parità di genere. Difatti, alla fattispecie di reato prevista dall’art. 575 del Codice Penale, l’omicidio, si propende per l’integrazione di una nuova fattispecie quella del ‘ Femminicidio’, non ancora considerato come reato autonomo, ma oggetto di un disegno di legge da enucleare nell’art. 577- Bis del Codice penale, per punire l’omicidio di una donna commesso all’insegna di un odio dissacrante nutrito, maldestramente, da un uomo che, in maniera arrogante, esercita una vana superiorità vilipendiata, anch’essa, dalla teoria della selezione sessuale di Charles Darwin, in quanto contro natura.
Anche dal punto di vista linguistico-grammaticale, i Latini e la loro tradizione, da cui discende il nostro apparato linguistico, nell’ambito del genere riconoscevano: il maschile, il femminile e il neutro, dando contezza, non solo dal punto di vista meramente morfosintattico, di prospettica e sapiente emancipazione, da considerare come patrimonio culturale da declinare con sagacia, maturità e civiltà, da tramandare, in ambito diagnostico e prognostico, in un orizzonte temporale avveniristico e futuristico che abbatta l’ Ancien regime’ del pregiudizio, consacrando i principi di equità, uguaglianza e fratellanza/sorellanza.
Anche la Scuola, in continuità con la famiglia, quale agenzia secondaria di socializzazione, deve educare e sensibilizzare alla parità, prevedendo nel proprio PTOF interventi orientativi e radicali, votati alla affermazione di principi sani, sui quali si fonda il regolare svolgimento della vita comunitaria. In effetti, già dalle relazioni di prossimità all’interno del contesto classe, si devono arginare le disparità, interiorizzando il valore della diversità come connotazione positiva ed arricchente e non assimilandola ad una ‘ regressione involutiva’, quest’ultima ripudiata dalla storia, come origine della confliggenza e della belligeranza.
Ovviamente, tale trattazione non deve avere solo uno sfondo teorico ma deve essere strutturata, su base sistemica, in maniera pratica, trasversale ed esternalizzata, prevedendo gli interventi di Esperti come: avvocati, psicologi, funzionari Asl e chiunque possa, attraverso la sua esperienza umana e professionale, erudire sul tema. Ecco l’importanza di uno sportello psicologico e di ascolto impiantato, in maniera stabile, all’interno della Comunità educante. L’ascolto si tramuta in riflessione e la riflessione si evolve e diviene azione. Le azioni diventano buone pratiche e le buone pratiche diventano sistema, in una circolarità virtuosa che non contempli ‘ corti circuiti’. In tal senso la ‘ parità’ diviene lezione di vita e la disparità male da abbattere. In tale direzione, si rileva l’importanza delle azioni poste in campo a valersi dei Fondi PNRR, sempre supportate a livello Ministeriale e nelle sue articolazioni Regionali.
D’altronde, nel tempo, sulla base di tali premesse, si è affermata la cosiddetta ‘ Pedagogia di Genere’ , votata a destrutturare l’insieme degli stereotipi che definiscono le appartenenze maschili e femminili, affermando la centralità del ‘ ruolo sociale’ divincolata da rigide genesi interconnesse al ‘ genere’.
Anche la formazione dei Docenti deve essere improntata sull’opportunità di oltrepassare demarcazioni e barriere, in moda da sensibilizzare al ‘ bello’ che non ha genere e categoria, ma è una fantasmagorica caratteristica ‘ neutra’, dell’agito e dell’esistenza.
Come affermato dal noto Pedagogista, Prof. Riziero Zucchi’, solo così la scuola si tramuterà in comunità e assumerà le caratteristiche di un ‘ Villaggio’, in cui tutti possano identificarsi, con orgoglio e onore, e in cui tutti possano tendersi una mano di aiuto e supporto, all’insegna di una collaborazione universale. Di guisa, un ‘ Villaggio Pedagogico’ che esalti la diversità come plusvalore e non come discriminazione, promuovendo una armoniosa ‘ polifonia’ di intervento e rendendo, finalmente, applicativo l’art. 3 della Costituzione che rappresenta la genesi dell’uguaglianza e delle pari opportunità e dove lo sviluppo cognitivo si realizzi, pienamente, attraverso sane interazioni socio-culturali, Vygotskij docet…
Tale tutela, garantita a livello ordinamentale ma da supportare nella pratica quotidiana, merita condivisione, confronto e approfondimento, al fine di garantire una applicazione sostanziale del richiamato principio di uguaglianza, ex art. 3 della Costituzione e, in maniera conferente dell’art. 2 della Carta Costituzionale, onde evitare discriminazioni, livore e dileggio. Questo messaggio risulta giusto disseminarlo alla vigilia della giornata del ‘ rispetto’, con ricorrenza introdotta dalla legge 17 maggio 2024, n. 70. Il rispetto, nella nobile essenza della genesi etimologica, vuol dire reciprocità, altruismo, nel pieno riconoscimento di una superiorità morale e sociale della dignità personale, mai comprimibile. Pertanto, un sentimento di attenzione nei confronti degli altri che si contrappone ad un esecrabile, dissacrante, umiliante ed egotista senso unipersonale dell’ io. Un pensiero è rivolto al compianto Willy Monteiro Duarte, vittima di violenza e mortificazione. Una vita spezzata nel momento in cui il diritto ‘ a sognare’ doveva essere peculiarità ed esclusiva ambizione, in una età in cui la spensieratezza e la serenità sono state vigliaccamente abbattute.
Che possa riecheggiare l’etica del rispetto, non come mera eccezione ma come buona prassi affermata e consolidata. La Scuola, in qualità di Comunità Educante, deve cogliere questa sfida, sedimentando, attraverso azioni educative concrete e proattive, il valore della dignità umana, ma, ancor di più, la moralità della prossimità, linfa di prospettiva.
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