Principale Politica Autonomie locali Taranto – Il comitato per il No scende in campo

Taranto – Il comitato per il No scende in campo

A Taranto, il comitato per il No ha iniziato la propria campagna presso il circolo PD di Talsano.

A due settimane dalla scadenza del 30 gennaio 2026, sono state raccolte ad oggi – a  livello nazionale – 532 mila firme ben oltre il limite delle 500 mila firme previsto della Costituzione. Ma il cuore è già oltre l’ostacolo e corre a difesa della “Costituzione più bella che c’è”.

Non è facile sintetizzare due ore di dibattito che hanno visto intervenire tutti i pezzi del partito democratico tarantino: i rappresentanti del circolo Pd di Talsano, la rappresentante della Cgil provinciale, il presidente regionale dell’Arci, il presidente dell’Anpi e poi il consigliere regionale Cosimo Borraccino e per finire l’Avvocato Massimo Moretti portavoce del comitato “Giusto dire No” di Taranto.

Riccardo Pagano, già professore dell’ateneo barese di Filosofia dell’educazione, in rappresentanza dell’associazione nazionale partigiani, ha parlato del rigore dei costituenti che hanno scritto parola per parola quel testo che, come disse Calamandrei, “ora l’abbiamo scritta ora camminerà con noi.”

Il professore ci delizia col suo ragionamento parlando dell’Anpi che nasce del ’44 durante la Seconda guerra mondiale perché “l’associazione ha la resistenza come punto di riferimento e difendiamo tutto  ciò che attiene la Carta costituzionale”

Nell’Assemblea costituente c’erano tutte le forze politiche antifasciste che hanno scritto un testo che ci dà la possibilità di essere al passo dei tempi.  Ma c’è un limite:

“Gli articoli della costituzione ci consentono di essere oggi protagonisti della vita politica italiana e non solo nella vita sociale, della vita economica e di tutto ciò che riguarda la nostra la nostra vita quotidiana, ma questa contro riforma non ha nulla a che vedere con quello che appunto si diceva già prima bene nell’assemblea”

Pagano si cala nel suo ruolo di docente e ci spiega  “I poteri dello Stato, nella nostra costituzione, sono dotati di pesi e contrappesi con l’equilibrio continuo tra loro basta vedere ad esempio il ruolo del presidente della Repubblica che è un potere neutro, ma con un ruolo di garanzia molto importante così come la magistratura che un ruolo di garanzia importantissima”

I padri costituenti dopo intenso dibattito tra tutte le forze antifasciste giunsero alla sintesi finale nell’articolo dal 101 al 109 del titolo quattro: La Magistratura.

Una sottocommissione produsse l’art 105 dove è scritta l’autonomia e l’indipendenza della magistratura,  perché ci sono quattro commi, le nomine dei magistrati, i trasferimenti le promozioni e l’autodisciplina che sono tutti delegati al CSM, cioè ad un solo consiglio superiore della magistratura che ha questo potere; oggi con questa riforma del Governo Meloni, questo potere viene scardinato, due consigli superiori della magistratura, più un Alta corte disciplinare.

L’attenzione dei padri costituenti era legata al fatto che si usciva da una sanguinosa dittatura fascista e quindi si doveva stare attenti a limitare i poteri dello Stato, cosa che con questa riforma e con il successivo premierato sarà davvero messo in discussione il sistema democratico che ci appartiene.

Secondo i promotori il voto NO parte da questo.

Qui per ascoltare il dibattito 

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