
Luca Lazzàro (FdI): “È vero, Taranto è in emergenza, ma per colpa di vent’anni di cattivi governi di sinistra”
Lazzàro (FdI) – Ho letto con attenzione la lettera che il Sindaco Piero Bitetti ha inviato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nella quale chiede un incontro e definisce Taranto una “emergenza nazionale”.
Una cosa va detta con chiarezza: Taranto è davvero un’emergenza, ma non perché il Governo Meloni si sarebbe “girato dall’altra parte”. Taranto è un’emergenza perché per oltre vent’anni è stata governata dalla stessa area politica che oggi prova a scaricare le proprie responsabilità su altri.
La crisi sanitaria, ambientale, industriale e sociale che il Sindaco oggi descrive non è nata ieri. È il frutto di scelte sbagliate, rinvii, promesse mancate, immobilismo e subalternità politica che hanno segnato una stagione lunghissima di governo della sinistra a livello comunale, regionale e nazionale. Di venti anni.
Il Governo Meloni, al contrario, è stato il primo a rompere questo schema. Basta un dato per capirlo: i Commissari straordinari di Acciaierie d’Italia hanno promosso una causa civile da circa 7 miliardi di euro contro ArcelorMittal, chiamando il colosso dell’acciaio a rispondere della gestione disastrosa dello stabilimento nel periodo 2018–2024. Una scelta di verità e di responsabilità che nessun governo precedente aveva mai avuto il coraggio di compiere. Fino ad arrivare all’ultimo decreto, in ordine di tempo, che destina 149 milioni di euro per l’anno 2026. La somma, secondo quanto stabilito dalla Commissione Industria, sarà destinata a garantire la continuità operativa degli impianti e, nel caso in cui la cessione dell’impianto a terzi non dovesse concludersi entro la scadenza del 30 gennaio, servirà per sostenere le attività produttive del gruppo.
E mentre lo Stato prova finalmente a rimettere ordine in una delle più grandi vertenze industriali d’Europa, a Taranto che cosa fa l’amministrazione Bitetti? Dopo sette mesi di governo comunale: non c’è una visione industriale, non c’è una strategia di sviluppo del territorio, non c’è un piano credibile per lavoro, investimenti e futuro. Al contrario, abbiamo visto investitori allontanarsi, prima Renexia adesso Vestas, occasioni saltare, incertezze moltiplicarsi.
Taranto oggi non ha un Comune che guida la città nella tempesta: ha un Comune che si limita a scrivere lettere a Roma per coprire la propria incapacità di decidere.
C’è un limite che non va superato. Strumentalizzare una tragedia sul lavoro — come quella avvenuta all’ex Ilva e citata dal Sindaco — per imbastire l’ennesima polemica politica contro il Governo è moralmente inaccettabile. La sicurezza dei lavoratori merita serietà, competenza e soluzioni, non propaganda.
Taranto ha bisogno di una cosa sola: dire finalmente la verità ai cittadini e costruire una prospettiva reale di sviluppo. Meno lettere, meno alibi. Più responsabilità, più coraggio, più futuro.
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