Principale Politica Diritti & Lavoro Più casa che ufficio

Più casa che ufficio

Più casa che ufficio

Più casa che ufficio, meno soldi, pensione a 70 anni: il compromesso al ribasso!

di Gregorio SCRIBANO

C’è qualcosa di profondamente stonato, eppure incredibilmente accettato, nel dibattito italiano su lavoro e pensioni. La nuova legge di Bilancio, dopo settimane di teatrini politici, correzioni di facciata e finte mediazioni, certifica l’ennesima resa: nessuna riforma strutturale, nessun superamento della Legge Fornero, nessuna visione di lungo periodo. Solo una parola d’ordine, ormai diventata dogma: sostenibilità dei conti pubblici. Dal 2027, tre mesi in più di lavoro scatteranno automaticamente, come se fosse un fatto naturale, ineluttabile, quasi meteorologico.

Ma il dato più inquietante non è l’aumento dell’età pensionabile in sé. È il tacito assenso generale che lo accompagna. Governo, opposizione, sindacati e lavoratori: tutti apparentemente concordi nell’accettare stipendi sempre più poveri oggi e pensioni sempre più lontane e leggere domani. Una rassegnazione collettiva che ha del surreale.

Nella Pubblica Amministrazione, in particolare, il silenzio è assordante. Nessuna mobilitazione, nessuna protesta di massa, nessuna vera rivendicazione. E il motivo, inutile girarci intorno, è sotto gli occhi di tutti: negli ultimi anni si è costruito un equilibrio informale che rende l’allungamento della vita lavorativa più “sopportabile”. Lavoro agile esteso, Legge 104, malattie, ferie, festività, permessi di ogni tipo, settimana corta. Il risultato? Per molti dipendenti è ormai più il tempo trascorso a casa, da remoto, che quello passato realmente in ufficio.

In questo contesto, lavorare fino a 67, 70 anni o oltre diventa quasi una formalità burocratica. Se la presenza fisica è ridotta, se il carico quotidiano appare più leggero, se la routine lavorativa è diluita tra casa e ufficio, allora anche l’idea di lavorare fino a 75, 80 o, perché no, finanche a 100 anni, smette di sembrare una follia. E così il sistema regge: lo Stato risparmia su strutture, energia, straordinari e stipendi; i lavoratori accettano salari modesti e pensioni future da quattro soldi in cambio di una vita lavorativa percepita come meno gravosa nell’immediato.

Ma questa narrazione è profondamente ipocrita e ingiusta

Perché vale, semmai, per i nuovi assunti. Per chi è entrato nel mondo del lavoro quando il lavoro agile era già la normalità, quando la flessibilità era data per scontata, quando l’ufficio non era più il centro fisico e simbolico della prestazione lavorativa. Non vale certo per chi lavora da oltre trent’anni. Per chi ha timbrato cartellini sei giorni su sette, per chi ha passato intere carriere in presenza, senza smart working, senza settimane corte, senza permessi “strutturali”. Per questi lavoratori, l’innalzamento continuo dell’età pensionabile non è sostenibilità: è una beffa storica.

Eppure si continua a far finta che siano tutti uguali. Che una carriera iniziata negli anni ’80 o ’90 sia paragonabile a una iniziata dopo il 2020. Che il lavoro reale non conti, che la fatica accumulata non abbia valore, che il tempo passato fisicamente sul posto di lavoro non debba essere riconosciuto né economicamente né previdenzialmente.

Questa è la vera resa politica e sindacale: aver accettato l’idea che si possa compensare tutto con un po’ di flessibilità organizzativa. Come se il lavoro “meno faticoso” oggi, giustificasse stipendi bassi e pensioni misere domani. Come se fosse normale barattare diritti strutturali con comodità temporanee.

Finché questo equilibrio reggerà, nessuno avrà interesse a rompere il silenzio. Ma il conto arriverà, come sempre, sulle spalle di chi ha dato di più quando non c’erano alternative. E allora sì che scopriremo che la sostenibilità finanziaria, senza sostenibilità umana e senza giustizia tra generazioni di lavoratori, è solo un’altra forma di povertà mascherata da responsabilità.

Per un’informazione completa

Consulta anche gli articoli pubblicati su:

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento, grazie!
Inserisci il tuo nome qui, grazie

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.