Principale Arte, Cultura & Società Università, Formazione & Scuola Public speaking e giornalismo: la parola come responsabilità

Public speaking e giornalismo: la parola come responsabilità

Corso di formazione dei giornalisti del gruppo editoriale A.N.I.M. - REDAZIONE ALTAMURA - ALTA MURGIA

Public speaking - Mariapia Iurlaro, giornalista, formatrice, coach, psicolinguista
Mariapia Iurlaro, giornalista, formatrice

Concluso il primo modulo formativo promosso da A.N.I.M.: etica, presenza e consapevolezza al centro del percorso per i collaboratori del gruppo editoriale; si è svolto  in remoto ieri sera 12 gennaio

Si è concluso con ampia partecipazione il primo modulo formativo dedicato al Public Speaking, promosso dal gruppo editoriale A.N.I.M. – Associazione Nazionale Italiani nel Mondo. Un appuntamento che ha gettato le basi per la formazione strutturata di tutti i collaboratori, impegnati nei rispettivi territori di competenza, sia sotto il profilo geografico sia giornalistico.

Direttore Dott. Antonio Peragine

La sessione, condotta dalla coach Mariapia Iurlaro, si è svolta con la collaborazione della segretaria  del corso  dott.ssa Martina Nasini di Marino (Lazio) e  sotto la direzione del dott. Antonio Peragine, direttore dell’A.N.I.M. e fondatore di diverse testate giornalistiche, tra cui Corrierepl.it, Corriere Nazionale , Progetto  Radici, Stampa Parlamento, Retewebitalia.net .

All’incontro hanno preso parte oltre 60 giornalisti e collaboratori, collegati da diverse aree del territorio nazionale e dall’estero, con una significativa presenza dalla Romania, a conferma della dimensione internazionale della rete editoriale.

La parola come ponte: il senso della formazione

Il modulo ha affrontato in modo organico il tema della comunicazione pubblica applicata al giornalismo, partendo dall’approccio etico alla professione fino agli aspetti più pratici dell’esposizione davanti al pubblico. Centrale il ruolo del giornalista come mediatore di senso, chiamato a costruire un “ponte” comunicativo solido tra i fatti e i destinatari dell’informazione, consapevole del peso che la parola esercita sull’opinione pubblica.

Comunicare non significa solo trasmettere informazioni, ma dare loro una struttura, un ordine, una direzione. La parola, se usata con consapevolezza, informa, orienta, chiarisce; se usata senza etica, può confondere, ferire, generare conflitto. Da qui l’importanza di un percorso formativo che non separa la tecnica dalla responsabilità.

Etica, corpo e voce: quando comunicare è presenza

Ampio spazio è stato dedicato alla gestione della postura, delle emozioni e dell’ansia, una condizione che accomuna tutti i comunicatori, indipendentemente dall’esperienza. Durante la sessione sono state illustrate tecniche utili per superare i momenti di blocco, recuperare lucidità e, se necessario, cambiare registro comunicativo per ristabilire il contatto con il pubblico.

Tra i cardini del percorso formativo, particolare rilievo è stato dato alle 5C della comunicazione efficace: Chiarezza, Coerenza, Credibilità, Connessione e Controllo.
La chiarezza è stata intesa non come semplice cortesia, ma come assenza di ambiguità; la coerenza come allineamento tra contenuto e forma; la credibilità come risultato di una narrazione accurata e verificata dei fatti, distinta dall’opinione personale; la connessione come capacità empatica di entrare in relazione con il pubblico; il controllo come lucidità, sicurezza e gestione dei tempi e degli spazi comunicativi.

Nel corso della sessione, la coach Mariapia Iurlaro, giornalista e formatrice della comunicazione, ha sottolineato l’importanza delle micro-espressioni facciali, segnali spesso involontari che il volto trasmette e che possono rafforzare o indebolire il messaggio comunicativo. Un aspetto particolarmente rilevante nel lavoro giornalistico e nelle interviste, dove il linguaggio non verbale incide in modo significativo sulla percezione di autorevolezza, affidabilità ed empatia.

Non sono mancati approfondimenti su tono, ritmo e timbro della voce, sull’importanza di evitare inflessioni dialettali nella comunicazione verbale giornalistica e sulla necessità, per chi opera o intende operare in ambito televisivo, di una formazione specifica in dizione. È stato inoltre evidenziato come insicurezza e nervosismo siano elementi immediatamente percepibili dal pubblico e dall’intervistato, incidendo sulla resa complessiva del servizio.

Identità, fiducia e autorevolezza: la visione editoriale

Nei suoi autorevoli interventi, il direttore Antonio Peragine ha espresso piena fiducia nei collaboratori del gruppo editoriale, sensibilizzandoli sull’importanza di costruire nel tempo una propria “veste professionale”, capace di caratterizzarli come comunicatori affidabili e riconoscibili. Un’identità coerente con i valori delle testate e adattabile ai diversi canali della comunicazione, che oggi spaziano da ambiti di nicchia scientifici, artistici e culturali, fino a quelli più generalisti.

Particolare attenzione è stata riservata anche all’adattabilità del linguaggio in funzione del “terreno”, ovvero del pubblico presente. In contesti culturali o istituzionali più formali è fondamentale garantire chiarezza e utilizzare un linguaggio privo di ambiguità interpretative; in altri contesti sociali, invece, diventano centrali l’empatia, l’uso consapevole dei “ganci” comunicativi e la capacità di modulare il registro per catturare e mantenere l’attenzione.

Il modulo ha infine ribadito un concetto centrale: la comunicazione è responsabilità. Saper costruire e gestire un “ponte” attraverso la parola significa informare correttamente, prevenire conflitti, evitare fraintendimenti e orientare il pubblico con consapevolezza. Un percorso formativo che rappresenta l’inizio di un lavoro strutturato sulla qualità, sull’etica e sull’autorevolezza della comunicazione giornalistica all’interno del gruppo editoriale A.N.I.M.

Giovanni Mercadante, autore

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