
Quasi un filo invisibile tra due innovatori ossessionati dalla perfezione, il Gabriele d’Annunzio della parola e il Tommaso Traetta della musica che con le sue opere rivoluzionò e affascinò il ‘700 europeo …sabato scorso è stato “Il Fuoco” del primo a «bruciare tutte le poltrone» del Teatro titolato al secondo per celebrarne i natali.
In un cartellone ricco di appuntamenti di nicchia, non certo una scelta casuale, dunque, quella di una prima nazionale in questa “Piccola “Scala” di Puglia” e “anteprima del rinnovato S. Carlo di Napoli” che – giusto ricordarlo – è stato il primo teatro stabile della provincia di quella “Bari dei tanti Teatri” che è un orgoglio italiano famoso anche al di fuori dei nostri confini.
Una premessa che è un tuffo nella storia e un ritratto della splendida cornice che ha ospitato questo esordio, eccoci perciò a decidere, nonostante il sold out comunicatoci, di andare in un loggione pur di assistere a quanto è poi andato in scena al Teatro Traetta di Bitonto, in un ambizioso progetto di ricerca teatrale che, dopo le due istruttive matinée nelle scuole, ha portato sul palco, appunto “Il Fuoco”, l’opera forse più densa e controversa di D’Annunzio,
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro delle Bambole con la regia e l’adattamento di Andrea Cramarossa, rappresentava infatti l’epilogo del progetto culturale “Dalla Letteratura al Teatro”. Sul palcoscenico sono Rossella Giugliano e Federico Gobbi che, in un’esperienza sensoriale fatta di suoni, maschere e visioni video, hanno dato corpo e voce in modo originale ai tormenti di “Stelio Effrena” e “Foscarina”: cioè gli alter ego dei due personaggi più iconici del nostro Novecento nella trasposizione letteraria e scenica dello stesso “Vate” e della “Divina”, alias Eleonora Duse, e del loro tormentato amore.
Difficile descrivere in poche parole questa pièce teatrale dalla chiave di lettura più adatta a un pubblico molto esperto e d’élite, ma comunque piaciuta a tutti, è un’operazione riuscita quella che, nell’ambito della stagione teatrale del Comune di Bitonto in collaborazione con Puglia Culture e pure con OTSE – Officine Theatrikés Salento Ellàda, ha confermato il Traetta anche come centro di sperimentazione e laboratorio del teatro d’avanguardia: quanto cioè basta come spiegazione di questo evento in cartellone decisamente molto autoriale.
Un’interpretazione intensa dei suoi due protagonisti che, attraverso l’uso di maschere e di un trucco espressionista hanno così voluto sottolineare la “finzione nella finzione” in una “riflessione sulla paura di invecchiare e sul sacrificio dell’individuo in nome dell’Arte”, oltre alla già citata Giuliano nei panni di una splendida “Duse” e un “Vate” Gobbi in versione “beniana” ben guidati dal noto regista Cramarossa, impossibile non citare, in chiosa, anche l’abile tecnico delle luci Roberto De Bellis e “il canto delle vesti” affidato alla costumista Silvia Cramarossa.
Una prima sicuramente riuscita, in definitiva, questa rappresentazione tutta “Made in Puglia” , e con un calendario di eventi a seguire, sino a fine marzo, per un cartellone non certo da piccolo teatro di provincia…ecco un Traetta che finisce col diventare simbolo e cuore pulsante di una volontà di riscatto anche culturale di una Bitonto che ha certamente molto di più dal dover essere considerata solo la principale titolare del “triangolo d’oro dell’olio migliore del mondo”, con Terlizzi e con il suo straordinario affaccio sul mare di Giovinazzo. Un connubio tra queste tre Città che sono un tale concentrato non solo di Bellezza, ma anche di irripetibile Storia, da chiedersi come mai nessuna finora abbia avanzato una candidatura a proporsi singolarmente o, insieme, come sito UNESCO. Questo il pensiero uscendo dal Teatro e pensando all’oro verde degli ulivi e all’oro zecchino dei palchi barocchi appena lasciati, e che sembrano raccontare un’unica, inestimabile storia di eccellenza pugliese.
di Enrico Tedeschi
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