
Nel pomeriggio di ieri, nel Salone degli Specchi di Taranto, appuntamento con la grande musica. All’ora del Tè, una lettura piacevole del Nabucco
Un appuntamento che si rinnova nei pomeriggi tarantini da oltre dieci anni, quello di ieri e che vede protagonisti assoluti due personalità di alto rilievo nell’ambito della cultura. Il dottor Bruno Matacchieri, nome illustre nel campo della psichiatria, ma anche attivo in ambito culturale, e la prof. Palma Esposito, artista di fama internazionale, nonché docente di pianoforte presso il Liceo Statale Archita di Taranto.

Un’iniziativa realizzata negli anni dall’Associazione Culturale Nomedia che ha in Carmen D’Incecco la sua infaticabile presidente.
Tema di questo Tè musicale di ieri: il Nabucco. Un capolavoro di Verdi che, in un pomeriggio indimenticabile, è stato oggetto di un’analisi, non solo storico-musicale, ma anche psicologica.
Oltre la musica
Un approccio del tutto innovativo all’Opera lirica, specie ad un’opera complessa, quale il Nabucco che ha coinvolto il folto pubblico presente in sala.
Il Nabucco, grazie anche al coinvolgimento di altre rilevanti personalità della cultura, ha assunto così un nuovo significato, una nuova veste, del tutto attuale. E quel ‘Va pensiero’, quasi canto identitario della nostra Italia, non è stato solo canto, ma anche prosa, grazie alla recitazione di Giuse Alemanno, scrittore, giornalista che ha saputo calibrare ogni singola parola del testo, rendendolo attuale.
‘Va Pensiero’ è stato così la preghiera dei popoli oppressi, dalla guerre, dalle ingiustizie, al di là del tempo e dello spazio. Una preghiera che mai come oggi si leva in alto ed unisce tutti, grazie anche al messaggio universale della musica.
Una musica struggente, che vede l’alternarsi degli stati emotivi, li rappresenta, li esprime in tutta la loro intensità. E, se nella stesura originaria il genio di Verdi dà voce al popolo ebreo, grazie al ruolo del Coro nell’architettura della sua Opera, in realtà lancia un messaggio ben più profondo.
Così il ‘Va Pensiero’ del Nabucco diviene simbolo universale di lotta per la libertà. Una lotta che animava l’Italia risorgimentale del primo ‘800, ma che trova terreno fertile nell’attuale quotidianità di tanti popoli schiacciati da deliri di onnipotenza, da guerre, da repressioni violente.
Un momento musicale insolito
Alla luce di queste premesse appare evidente quali siano stati i toni e le narrazioni anche musicali di questa grande Opera. Tutto all’insegna di un tono ancor più intimo, più vibrante dal punto di vista emotivo.

Struggente infatti l’interpretazione di ieri della celebre aria verdiana, ad opera di Daniela Abbà, docente di canto lirico al Liceo Archita di Taranto, soprano dalla vocalità dolce e potente ad un tempo, e del baritono, Mario Patella, giovane talento in continua ascesa, che vanta già un curriculum rilevante.
Accompagnati magistralmente al pianoforte da Palma Esposito, i due hanno accettato la sfida di interpretare da soli il ‘Va Pensiero’. Ed è stata magia..
I personaggi, la storia, la genesi di un capolavoro
Tutto sapientemente calibrato, dunque, tutto gradevole, senza forzature, né retoriche. E ciò in ragione anche dell’impostazione data alla narrazione dai due relatori che si sono avvicendati, completandosi.
Se Palma Esposito ha raccontato le inquietudini del Verdi uomo, padre e musicista, Bruno Matacchieri ha fatto un’analisi attenta di ogni singolo personaggio, estrapolandolo da quel contesto storico per farne esempio di determinate conflittualità, ma anche fragilità umane. Perché i tempi, i contesti storici possono mutare, ma l’uomo rimane sempre fedele a se stesso.
Ed è in questa luce che l’Opera lirica, un patrimonio che il mondo ci invidia, va letta, va interpretata, va vissuta.
E ieri, nella splendida cornice del Salone degli Specchi, di Palazzo di città di Taranto, Verdi e il suo Nabucco hanno rappresentato la voce, il grido dei popoli che chiedono libertà
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