
Il nuovo anno mette piede nei giorni con il retrogusto amaro delle vicende delle ultime ore.
E quando accadimenti tristi e sconcertanti ci travolgono, occorre silenzio e, per chi crede, preghiera.
Giovani vite spezzate, ragazze e ragazzi giovanissimi, di diversi Paesi immolati sul rogo della superficialità e della smania di grandezza. Non importa quanti italiani, svizzeri o francesi, sono tutti ragazzi, tutti giovanissimi, tutti figli nostri, non di papà.
Si rincorrono sui social i soliti professionisti del caso: competenti delle ultime normative in materia di sicurezza, psicologi di ultima generazione, pedagogisti travestiti da genitori impeccabili che mai e poi mai avrebbero mandato i loro figlioletti ad una festa di capodanno. Che tenerezza la certezza.
Dall’altra parte dell’oceano si scrive, come tutti i giorni, la grande storia dei popoli. Uno Stato occidentale, paladino delle libertà e dei diritti, con un’operazione di intelligence di altissimo livello, arresta il dittatore di un popolo, per di più narcotrafficante e non importa che sia di destra o di sinistra. Pur di “dire” qualcosa si scomoda addirittura il diritto internazionale, questo grande sconosciuto ai giuristi, figuriamoci ai non addetti ai lavori.
Si grida allo scandalo sulla determinazione dei popoli, sulla violazione dei trattati internazionali (quali, poi?) e non si presta attenzione alla gente privata della dignità, oltre che dei diritti. Stesso grido allo scandalo non si è udito per l’invasione dell’Ucraina o del popolo israeliano.
Al netto della ignoranza storia, politica e giuridica (non tutti possono sapere e ricordare tutto) il “rispetto” dovrebbe guidare parole e azioni.
Rimaniamo tutti, elegantemente, in silenzio.
“Il silenzio è la prima pietra del tempio della saggezza.” – Pitagora
di Evelyn Zappimbulso vicedirettore@corrierepl.it
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