Principale Arte, Cultura & Società Dove i mari si toccano nasce una responsabilità

Dove i mari si toccano nasce una responsabilità

Otranto e l’Appello per il Mediterraneo: il valore del dialogo in un tempo lacerato

Otranto – Castello Aragonese, 4 gennaio 2026

Nel punto più orientale d’Italia, là dove l’Adriatico incontra lo Ionio senza annullarsi, il dialogo è tornato a essere un atto politico e civile. Non un esercizio retorico, non una formula rituale, ma una scelta consapevole e necessaria.

Nel Castello Aragonese di Otranto, luogo carico di storia e stratificazioni simboliche, l’Appello per il Mediterraneo ha rimesso al centro la parola in un tempo dominato dal linguaggio della forza, delle armi, delle identità irrigidite. In un mondo attraversato da conflitti persistenti, da equilibri geopolitici instabili e da un progressivo svuotamento del diritto internazionale, il confronto è tornato a essere responsabilità condivisa.

A orientare idealmente l’intero incontro, il pensiero di Predrag Matvejević:Un’identità dell’essere offusca un’identità del fare.

Un monito che risuona con forza nel presente, segnato da identità trasformate in trincee, incapaci di generare azione comune, cooperazione, futuro.

Otranto, confine che unisce

Otranto non è soltanto una città affacciata sul mare. È una soglia geografica, storica e culturale. Qui l’Italia guarda ai Balcani e al Levante, qui l’Europa tocca il Mediterraneo più profondo. Qui i mari non si oppongono: si parlano.

Essere ponte tra due mari significa abitare la complessità. Conoscere il trauma delle invasioni e la ricchezza degli scambi, la paura dell’altro e la necessità dell’incontro. Una condizione storica che oggi si traduce in responsabilità politica e morale.

Il Mediterraneo contemporaneo concentra alcune delle fratture più dolorose del nostro tempo: guerre senza soluzione, popolazioni schiacciate da interessi contrapposti, migrazioni ridotte a emergenza permanente. Un mare che rischia di perdere la propria vocazione di spazio di civiltà per diventare linea di separazione definitiva.

Voci diverse, una stessa necessità

Il confronto tra i relatori ha dato vita a un dialogo intenso, privo di semplificazioni.

Mario Soldaini ha ricordato come il dialogo internazionale non possa essere delegato esclusivamente alle diplomazie ufficiali:«Quando la politica rinuncia al confronto, lo spazio viene occupato dalla violenza. Il Mediterraneo oggi ci chiede una responsabilità collettiva».

Raffaele Gorgoni ha posto l’accento sul ruolo delle comunità locali, luoghi in cui può nascere una resistenza civile e culturale capace di costruire cooperazione anche quando i grandi equilibri globali falliscono. In questo senso, Otranto si propone come laboratorio di una convivenza possibile.

L’intervento di Ilan Pappé ha attraversato con lucidità l’attualità internazionale, denunciando l’uso strumentale delle identità, l’erosione del diritto internazionale e il silenzio selettivo della comunità globale. Senza verità e senza giustizia, ha ricordato, non può esistere una pace duratura.

Enzo Pranzini ha riportato l’attenzione sul Mediterraneo come ambiente condiviso, fragile e ferito, sottolineando come crisi geopolitiche e crisi ambientali siano ormai inseparabili. Senza una cooperazione reale, il mare che unisce rischia di diventare irreversibilmente compromesso.

La moderazione di Elio Paiano ha saputo tenere insieme le diverse prospettive, trasformando il dibattito in uno spazio di ascolto autentico e partecipato.

La poesia, lingua senza confini

Uno dei momenti più intensi dell’incontro è stato affidato alla poesia. La lettura di testi di autori provenienti da diverse sponde del Mediterraneo ha interrotto e allo stesso tempo approfondito il confronto.

A dare voce ai versi è stato l’attore e sceneggiatore otrantino Mario Morroi, che con una lettura sobria e incisiva ha trasformato la poesia in un vero atto di dialogo internazionale. Le parole, nate in lingue diverse, hanno attraversato lo spazio senza bisogno di traduzioni emotive, parlando direttamente all’esperienza umana condivisa.

In quel momento il Mediterraneo non è stato più un oggetto di analisi, ma un’esperienza viva: voce dei popoli feriti, degli esiliati, degli invisibili della storia. Un richiamo a ciò che precede ogni diplomazia: l’umano.

La responsabilità dei territori

A chiudere l’incontro è stato l’intervento del Sindaco di Otranto, Avv. Francesco Bruni, che ha restituito al confronto una dimensione insieme istituzionale e profondamente umana.«Otranto non può sottrarsi alla propria storia. Essere ponte tra due mari non è solo un fatto geografico, ma una responsabilità. Ciò che accade sull’altra sponda del Mediterraneo ci riguarda direttamente, umanamente e politicamente».

Il Sindaco ha sottolineato il ruolo decisivo delle città di confine nel mantenere aperti i canali del dialogo:«Quando il linguaggio internazionale si irrigidisce, sono i territori a poter custodire l’incontro. Le comunità locali possono diventare presìdi di pace, luoghi in cui la cultura anticipa la politica».

Un impegno che resta aperto

Promosso dall’APS Le Tradizioni Mediterranee, in collaborazione con il Comune di Otranto, nell’ambito della XXVII edizione di Alba dei Popoli, l’Appello per il Mediterraneo non si è chiuso con un documento formale.

Si è chiuso, piuttosto, con un impegno implicito: continuare a parlare, continuare a costruire ponti, anche quando è difficile, anche quando sembra inutile.

Tra mappe antiche, rose dei venti e nomi arcaici della costa, il Mediterraneo è tornato a mostrarsi per ciò che è stato nei suoi momenti migliori: uno spazio di relazione.

Il 4 gennaio, a Otranto, dove due mari si incontrano, è stato ricordato che il dialogo non è una debolezza.
È, oggi più che mai, una forma di coraggio collettivo.

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento, grazie!
Inserisci il tuo nome qui, grazie

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.