
“Sono cose di campo”. Così spesso vengono etichettati episodi che durante una gara passano inosservati.
“Sono cose di campo che succedono in partite un po’ nervose “, questa la sintesi delle dichiarazioni del tecnico del Milan dopo la sconfitta con il Napoli in semifinale di Supercoppa di Lega. Tutto nasce da alcune parole ” vibranti” di Allegri verso Gabriele Oriali, dirigente del Napoli. Nell’ambiente calcistico nazionale molti si sono interrogati sulla circostanza della mancata espulsione di Allegri dal terreno di gioco, una decisione che andava a sanzionare un particolare comportamento. Nessun componente della schiera arbitrale (quarto uomo in primis) è intervenuto con queste modalità, salvo la decisione intervenuta successivamente di multare il tecnico con una ammenda di euro 10.000,00.
“Sono cose di campo”, ma la l’episodio non può che non indurre ad una opportuna riflessione. Oggi all’interno di una gara di calcio, in particolar modo a livello professionistico, si è deciso di organizzare una complessa struttura di valutazione che assiste il direttore di gara nel giudicare episodi dubbi o che possono sfuggire. Iniziando dal compito del quarto uomo che, troppo spesso si riduce a richiamare il tecnico a non oltrepassare la sua zona assegnata in panchina, fino ad una serie di complesse tecnologie come il Var. Ma, talvolta, regole di applicazione dai contorni un po’ complicati e differenza di utilizzo e di interpretazione di queste nuove tecnologie, sortiscono frequentemente l’effetto opposto e cioè quello di perdere l’obiettivo principale e pertanto snaturano il fine che li ha originati.
“Sono cose di campo”, ma spesso questi episodi controversi e non adeguatamente e prontamente sanzionati determinano tra allenatori, dirigenze societarie e calciatori un sentimento generale di delusione. Un sentimento diffuso che attraversa il mondo del calcio nostrano, dalla Serie A agli altri campionati, con una cadenza che si ripete alla fine di ogni giornata di campionato.
Nell’ultimo turno del girone C di Serie C, alcune decisioni arbitrali nella partita Cosenza-Cavese hanno motivato le proteste della Cavese per ben tre “cose di campo” non sanzionate prontamente e, a loro dire, non adeguatamente. Il riferimento è inerente la mancata concessione di calcio di rigore per un fallo in area cosentina e due presunte irregolarità, sempre commesse in area del Cosenza, su Sorrentino. Certo episodi che avrebbero potuto cambiare il senso della gara e quindi il risultato finale. Ipotesi di lavoro o certezze che nessuno può dare per scontate ? Ai posteri diceva un noto poeta, l’ardua sentenza.
Tutto questo, però, nella fondata speranza di tutto il mondo calcistico che tali episodi non rimangano “cose di campo”, ma che vengano analizzate dai vari supporti esistenti. Altrimenti a che serve aver montato una struttura umana e tecnologica di questo spessore?
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