
Tempo di Incenso
I Re Magi per tradizione portavano in dono incenso e mirra, anche Marco Polo cita l’incenso come simbolo di un dono divino, che oggi crea qualche preoccupazione

L’incenso è una gommoresina prodotta da diverse piante dell’Africa orientale e dell’Arabia. Incidendo queste piante sgorga un lattice che si rapprende e viene venduto in blocchi da bruciare per produrre fumi che accompagnano momenti di raccoglimento religioso o anche di piacere se mischiati a sostanze aromatiche.
Bruciare queste sostanze derivate dagli alberi come incenso potrebbe aver avuto funzioni igieniche, come forse quella di respingere le zanzare, e, se messi alla prova, i fumi dell’incenso sono stati in grado di uccidere alcuni batteri e muffe presenti nell’aria, ma potrebbero anche comportare rischi per la salute.
Le particelle del fumo di incenso sono così sottili da poter raggiungere le parti più profonde dei polmoni.
Insieme agli effluvi di incensi casalinghi ci sono anche monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, idrocarburi policiclici aromatici cancerogeni e composti organici volatili come benzene e formaldeide. L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di limitare la formaldeide negli ambienti chiusi a circa 80 parti per miliardo, ma anche con una finestra aperta durante l’ora circa in cui l’incenso brucia, i livelli di formaldeide superano il limite di sicurezza.
Per prudenza meglio accontentarsi dei Re Magi del presepe e accendere candele profumate.
Umberto Palazzo – Editorialista de IlCorriereNazionale.net
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