
L’informazione nell’era di internet
Come si misura la qualità del prodotto giornalistico nell’era di internet?
L’informazione nell’era internet – Nell’era di internet, qualsiasi cosa leggiamo sui social ci fa tendere a pensare che sia vera, ma bisogna fare attenzione alle fake news, che causano disinformazione e distinguerle dalle notizie autorevoli.
di Giulia Specchio
La qualità della notizia
Quando si tiene in considerazione la qualità del prodotto giornalistico, bisogna tenere presente che è il compromesso fra il tempo necessario per verificare con accuratezza una notizia e quello per riuscire a piazzarla nei motori di ricerca e sugli eventuali account social degli altri. (MAZZOCCO DAVIDE, Il Giornalismo Online. Crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell’informazione digitale, III, Centro di Documentazione Giornalistica, 2018)
Il giusto compromesso
Trovare il giusto compresso non è facile: una verifica troppo scrupolosa rischia di ritardare l’uscita compromettendo il successo di una breaking news; una pubblicazione affrettata e senza le verifiche del caso rischia di esporre l’autore e la sua testata a errori che costano cari dal punto di vista della credibilità.(MAZZOCCO DAVIDE, Il Giornalismo Online. Crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell’informazione digitale, III, Centro di Documentazione Giornalistica, 2018)
Stiamo parlando della breaking news e non degli approfondimenti a freddo che hanno tutt’altre tempistiche e nei quali le verifiche possono avvenire con tutto il tempo necessario.
L’impoverimento dell’informazione online
Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo impoverimento dell’informazione online, con un’esasperata corsa ai click che genera “mostri” da dare in pasto agli account Facebook per creare traffico invece di qualità, volume invece di valore.
All’interno di questo contesto patologico il giornalismo ha iniziato a produrre i suoi anticorpi. Se i social network diventano il veicolo della disinformazione ecco nascere l’applicazione del fact-checking.
I contenuti che vengono creati dagli utenti sono un’arma a doppio taglio: da una parte offrono alle redazioni materiale in molti casi altrimenti irreperibile, altre volte fanno commettere errori madornali anche a professionisti di lungo corso.
Le grandi testate d’informazione possono contare su “professionisti” della verifica delle Ugc: la Bbc che ha un team di una ventina di persone che si occupa della verifica delle news, l’agenzia Storyful ha nella cura dei contenuti il proprio business principale, così come Grasswire i cui articoli subiscono un processo di selezione basato su conferme o confutazioni. (MAZZOCCO DAVIDE, Il Giornalismo Online. Crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell’informazione digitale, III, Centro di Documentazione Giornalistica, 2018)
Domande da porsi
L’autorevolezza della testata è un’importante discriminante: qual è la fonte? In quale località giornalistica è registrata? Quando il sito è stato messo online? Chi ha registrato il sito? Seguendo il sito http://whois.domaintools.com/ permette di rispondere a queste domande e, quindi, di scoprire informazioni importanti per valutare chi sia responsabile di determinate notizie. (MAZZOCCO DAVIDE, Il Giornalismo Online. Crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell’informazione digitale, III, Centro di Documentazione Giornalistica, 2018)
Il fact-checking in Italia
In Italia c’è Pagella Politica che gradua le dichiarazioni dei politici su una scala che va dalla notizia vera alla “panzana pazzesca”.
Per Sergio Maistrello (acuto studioso dell’evoluzione della professione del giornalista che all’argomento ha dedicato un ebook):
“Se i servizi di fact checking oggi sono interessanti, dal mio punto di vista lo sono in quanto palestra di validazione collaborativa molto prima che per le qualità di occasionali start up giornalistiche come Politifact o Pagella Politica. Ma, di nuovo, non è l’azione di controllare le dichiarazioni altrui che innesca l’evoluzione: è il ragionare e il costruire i propri argomenti, soprattutto dentro l’ipertesto del web, in una modalità già pensata per fornire all’interlocutore gli appigli per approfondire, controllare, smontare la tesi fino ad arrivare alla loro essenza”. (MAZZOCCO DAVIDE, Il Giornalismo Online. Crossmedialità, blogging e social network: i nuovi strumenti dell’informazione digitale, III, Centro di Documentazione Giornalistica, 2018)
“La Voce”, rivista indipendente che fornisce analisi critiche e approfondite sui principali temi economici, politici e sociali; AGI (Agenzia giornalistica Italia), agenzia di stampa che realizza quotidianamente notiziati per i mezzi di informazione e per le aziende.
La rete, nata nel 2015, raccoglie tutti i fact-checker che sono disposti a condividere un codice etico di comportamento comune. (RIVA GIUSEPPE, FAKE NEWS. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità, Bologna, Il Mulino, 2018)
L’internetional fact-checking Network
L’Internetional Fact-Checking Network viene anche utilizzata da Facebook e da Google News per la valutazione delle notizie sospette e la lotta alle fake news. Per esempio, su Facebook le notizie considerate false da almeno un fact-checker della rete vengono visualizzati più in basso nella sezione «Notizie», riducendone notevolmente la visibilità.
Poi, se i fact-checker della rete scrivono articoli vengono inseriti subito sotto la notizia originale; infine, viene inviata una notifica a chi prova a condividere o ha già condiviso una notizia considerata falsa dai fact-checker.
Google News, invece, nel momento in cui identifica la presenza di una notizia considerata falsa da almeno un fact-checker della rete, inserisce subito sotto la notizia falsa l’etichetta «fact-checker» che rimanda al testo di analisi realizzato dal fact-checker. (RIVA GIUSEPPE, FAKE NEWS. Vivere e sopravvivere in un mondo post-verità, Bologna, Il Mulino, 2018)
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