
L’IA, un Angelo o un Demone? Lectio magistralis di Mons. Paglia al Senato
ROMA – Inviti selezionati e quasi ad personam, è con lo stesso titolo dell’imperdibile libro del relatore principale che il Senato della Repubblica ha ospitato il convegno “L’Algoritmo della Vita, Etica e Intelligenza Artificiale”.
L’IA – Conferenza promossa dalla Università Popolare Cattolica “Montemurro – D’Ippolito” in collaborazione con l’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud”, già bastava un’occhiata ai nomi in locandina, ai tanti loghi e patrocini (Regione Lazio, Città metropolitana di Roma Capitale, Roma Capitale…) per capire natura e livello di questo appuntamento che, mettendo a confronto fra loro la dimensione etica e spirituale con l’inarrestabile avanzamento delle nuove tecnologie, aveva l’evidente scopo di accendere un faro sulla «urgenza di ripensare l’IA». E cioè migliorarla e orientarla verso il rispetto della dignità umana, arricchendola di contenuti etici secondo i principi di una sana “Algoretica” che sostituisca un freddo algoritmo che in realtà sta rendendo ancor più potenti i potenti e ancor più ricco chi è già ricco, ma a discapito di tutti gli altri, ovvero la maggior parte degli abitanti del pianeta Terra.
Il ruolo del moderatore affidato a un giornalista del calibro di Luca Antonio Pepe, la conferenza è stata aperta dai saluti istituzionali dell’On. Alessandro Caramiello, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud”, e quelli del Prof. Ciro Romano, Magnifico Rettore dell’Università Popolare Cattolica. Impossibilitato ad esserci, è in video collegamento che Caramiello ci ha tenuto comunque a ben evidenziare come il dibattito sull’IA non possa prescindere dalle sfide sociali e territoriali. Più che comprensibile il suo appello, d’altronde, poiché l’Intergruppo, focalizzato sulle aree fragili e le isole minori, vede nella tecnologia un potenziale strumento di coesione, purché non si trasformi in un ulteriore fattore di disparità tra Nord e Sud del Paese.
Come già chiaro dalla premessa, atteso protagonista della giornata è stato S.E.R. Mons. Vincenzo Paglia, Arcivescovo e Presidente Emerito della “Pontificia Accademia per la Vita”, che ha tenuto una vera e propria lectio magistralis affrontando l’argomento con forza e chiarezza, sottolineando che «l’Intelligenza Artificiale non è uno strumento neutro» ma un potente artefice di futuro che deve essere necessariamente regolato da principi morali, in quanto «… il suo algoritmo non è solo calcolo, ma una ‘vita’ artificiale” che interagirà sempre più con la nostra: la sfida è assicurare che l’etica sia integrata nel suo codice, garantendo che lo sviluppo tecnologico sia sempre al servizio dell’uomo e non viceversa» chiarendo ulteriormente che bisogna rendersi conto che «L’IA è uno strumento. Il problema è che ogni strumento che creiamo può essere usato per la crescita, per la cura e per liberare l’umanità, oppure può essere usato per il dominio, per l’umiliazione e per schiavizzare. È necessaria una ‘nuova rinascita’ dei saperi che sappia dare una visione olistica per definire insieme cosa significa essere umani nell’era dell’IA».
Conclusioni affidate al Prof. Mauro Alvisi, Accademico Pontificio del “Comitato Tecnico Scientifico Assisi Strategic Forum”. Ma di fama internazionale il relatore principale e di assoluto interesse il tema del convegno, non certo una sorpresa l’arrivo in sala del Sen. Orfeo Mazzella, Vice Presidente della X Commissione Parlamentare “Previdenza e Affari Sociali, Sanità, Lavoro pubblico e privato”, per un saluto ai presenti anche a nome del suo Presidente Sen. Franco Zaffini. E neppure del tutto imprevista, scusandoci preventivamente per qualche mancata citazione, la partecipazione a evento già iniziato della Dr.ssa Michela Turco, Ambasciatrice per i diritti umani HIRO – OIRD – ONU, peraltro giunta in sala in compagnia di due rappresentative figure di queste organizzazioni, che è stata pure chiamata al tavolo dei relatori per concludere da lì il suo breve ma intenso intervento e contributo.
Solo personalità di spicco nei banchi, comunque una fila è stata riservata in esclusiva alla importante rappresentanza delle Figlie di Maria Ausiliatrice, laddove abbiamo potuto aver modo di vedere, tra le altre, Suor Alessandra Smerilli, Economista e Segretario ad interim del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale (già Delegata di Papa Francesco durante il Covid) nota per la sua competenza in etica economica e intelligenza artificiale, nonché accorgerci della presenza anche di Suor Elena Massimi, Rappresentante dell’Organizzazione Internazionale Volontariato Donna Educazione e Sviluppo (VIDES).
Discorso a parte merita la molto accreditata Rettoria dei Cavalieri dell’Ordine Capitolare della Concordia a guida del Gran Maestro, Principe Augusto Antonio Petricca, il quale, sapendo della limitata capienza della Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, ha persino limitato al massimo la partecipazione pure dei suoi confratelli più illustri. Una nobile rinuncia per dare la possibilità di partecipare a questo importante convegno alla piccola e scelta delegazione, tutta barese, segnalatagli dal Rettore Capitolare per la Puglia, nonché pure Gran Maestro dei Cavalieri dell’Ordine della Nave e di San Nicola di Bari, Giuseppe Massimo Goffredo.
Eccoci così, a Roma a questo evento in compagnia di due cugini omonimi, i dottori Domenico Gaudioso. Il primo, nientemeno un insignito del Nobel per la Pace nel 2007 insieme ai suoi colleghi, quale ricercatore scientifico internazionale dell’”Intergovernmental Panel on Climate Change” (IPCC); mentre il secondo è invece un neurologo fortemente impegnato nello studio del “Reinforcement Learning from Human Feedback” (RLHF).
Questo RLHF – l’addestramento dell’IA basato sul feedback umano – è, di fatto, il meccanismo attraverso cui si affinano le tecniche del “Grande Fratello”, un potere che Mons. Paglia aveva richiamato nel suo avvertimento su “una Intelligenza Artificiale che può essere usata per la crescita e la cura, o per il dominio e per schiavizzare l’Umanità”. Il rischio connesso all’IA è, infatti, che un algoritmo non etico finisca per “appiattire le coscienze” e piegare “le deboli democrazie occidentali” agli scopi dei potenti, realizzando non solo le paure espresse in opere come “Siamo qui per voi” di Joel Bakan, ma anche ignorando il monito di “2001, Odissea nello Spazio” di Stanley Kubrick e dove il “supercervello” HAL 9000, in una visione che anticipa di quasi 70 anni l’attuale IA, una volta raggiunta una sua propria autocoscienza, aveva deciso di liberarsi degli umani.
E comunque un doppio ruolo per questa trasferta, sia come delegato per procura che come inviato delle nostre testate fortemente impegnate sul tema della Pace (v. “La Storia ignorata. La Pace possibile. Le colpe di Bari e di tutti”) era un’occasione che non potevamo certo perdere anche per salutare Monsignor Paglia e, ricordando con lui l’incontro a Urbino insieme a Vittorio Sgarbi di tre anni fa, fargli omaggio dell’introvabile e prezioso volumetto “I Normanni, Giovinazzo, il casato Paglia” che avevamo tenuto in serbo per lui… ma anche promettergli qualche nostra foto in esclusiva assoluta di quel memorabile meeting “Uomini e Religioni” di cui fu il deus ex machina operativo con la Comunità di Sant’Egidio e insieme al Papa Giovanni Paolo II e al Premier Giulio Andreotti. Ciò che fece – a uso e consumo di chi non c’era o lo ha dimenticato – “Bari Capitale del Mondo della Pace nel nome universale di San Nicola” nel 1990.
Quello che la Capitale di Puglia potrebbe anche ritornare a essere al centro dell’attenzione mondiale, se facesse sentire in qualche modo la sua voce riproponendosi come la “Bari Ponte di Pace tra Oriente e Occidente” che fu. Uno scatto d’orgoglio che non solo potrebbe contribuire in modo significativo a rendere determinante il ruolo dell’Italia nelle contrastate trattative internazionali in corso… quanto e soprattutto potrebbe spingere Chiesa e Politica a rompere definitivamente gli indugi e scendere finalmente in campo insieme, in nome di quei valori cristiani che sono l’identità stessa della nostra nazione, al fine di accompagnare e accelerare quell’ineludibile e “necessario accordo fra Trump e Putin” utile a entrambi, ma addirittura vitale per la salvezza dell’intero Occidente.
Un accordo più che possibile e cercato, e comunque un prodromo e un grande segnale d’apertura verso il suo omologo russo la denuncia fatta dall’attuale Presidente USA a carico del suo predecessore e i suoi sodali per le loro responsabilità sulla guerra in Ucraina…ma solo una premessa, questa, per quanto importante ad aprire un dialogo franco e costruttivo, però non certo sufficiente per poter arrivare a quella «pace duratura» pretesa, oltretutto in uno scenario internazionale molto complesso come quello attuale. Manca quel tertium che faccia da garanzia e collante fra Trump e Putin e possa far leggere da tutti, e senza sospetti, come un fatto assolutamente naturale un accordo tra loro. E, paradossale che non sia entrato in gioco, e al primo posto in queste trattative, quel denominatore comune che pur esiste ed è forte: quella Fede cristiana che impedì a Kennedy e Krusciov di far scoppiare la 3^ Guerra Mondiale e poi fece pure finire la Guerra Fredda. Né più né meno come potrebbe anche fermare tutto, oggi come allora, semplicemente se Vaticano e Governo rompessero le more sostituendo all’ opportunamente scelto “Papa straniero” e al “Premier forte” del tempo quelli di adesso: Papa Leone XIV e Giorgia Meloni.
Un salto nel passato per spiegare il presente, il nostro, attraverso un collegamento che alla fine ha messo insieme il Mons. Paglia di quel lontano 1990 (che su quella Pace perduta quasi 4 anni fa potrebbe scrivere un libro su se stesso e gli altri artefici) con il relatore di questo convegno che ci racconta, tra l’altro, una Intelligenza Artificiale formidabile strumento capace di influenzare il pensiero e orientare il consenso come nessun altro. E poiché anche di pace in tempo di guerra stiamo parlando, forse il caso anche di ripetere quello che gli intellettuali liberi continuano a sostenere inascoltati su questo conflitto che sembra senza fine. E dunque nel solco di quel famoso «Non esiste Pace senza Verità» di chi la pace l’ha costruita davvero (Papa Wojtyla) diciamo subito che, secondo noi, non saremmo al punto in cui siamo se, grazie al mainstream occidentale imperante, sin da subito non si fosse imposta l’idea tout-court di un «Putin invasore» e a caccia di territori – come se non gli bastasse una nazione con 11 fusi orari! – e di conseguenza una accesa campagna di sostegno all’Ucraina per «…una guerra che si deve continuare fino alla vittoria, in nome della libertà, dell’autodeterminazione dei popoli…». Cioè quanto è poi bastato a trasformare una guerra di provincia in atto dal 2014, e di cui quasi nessuno aveva sentito parlare, in una mascherata «3^ Guerra mondiale a pezzettini» per come la definì Papa Franciscus e anche lui regolarmente inascoltato.
Un esempio, che più reale e drammatico non si può, di cosa possa essere capace di fare una propaganda di massa assistita da un’Intelligenza Artificiale gestita da pochi, senza regole, e applicata alla geopolitica, E dove verosimilmente “l’IA sostituendosi a Dio e alla Verità si è fatta Demonio”, convincendo il potente di turno a scatenare addirittura «una guerra fratricida tra cristiani in piena Europa» per un improbabile dominio della Terra, in una velleitaria visione di una America First, contando sul possesso del quasi monopolio della comunicazione mondiale. Questa almeno la nostra interpretazione dei fatti, maturata proprio sulla base degli stimoli di questo convegno.
Una lunga digressione, la nostra, anche per spiegare quanto sia urgente e non più rimandabile – come emerso con forza da questo incontro – siglare una vera e propria «alleanza algoretica»: l’Intelligenza Artificiale non deve restare un’entità astratta o minacciosa, ma trasformarsi in un formidabile strumento di progresso e di Pace. Abbiamo bisogno di un «algoritmo umanizzato», capace di non smarrire il senso di Dio e la centralità dell’uomo, affinché l’IA diventi nostra alleata nel prevenire e debellare guerre e malattie, ma anche sia un baluardo contro il rischio — troppo sottovalutato — di un cieco integralismo che mira a cancellare la nostra millenaria cultura e l’identità stessa dell’Occidente. Una vera e propria emergenza soprattutto per noi in prima linea, qui, nel cuore pulsante del Medioceano, e dove l’Italia, grazie a ostruzionismi ideologici che nulla hanno a che fare con i nostri interessi nazionali né tantomeno con la Realpolitik, resta il primo approdo e la porta aperta dell’Europa ad arrivi di ogni tipo. Queste per iscritto le nostre riflessioni a margine di un’intensa giornata e di un convegno indimenticabile. Grazie di tutto, dunque, Monsignor Paglia…e intelligenti pauca!
di Enrico Tedeschi
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