
Con una strepitosa Madama Butterfly, ieri sera, al via la stagione lirica invernale 2025/26 del Taranto Opera Festival. Grande la commozione del pubblico presente
Attesa, speranza, sacrificio, morte, questi gli elementi che hanno reso universale ed eterna la Madama Butterfly di Giacomo Puccini. Un’opera considerata un ‘fiasco’ al suo esordio alla Scala di Milano nel lontano 1904, ma che ancora oggi parla in maniera struggente di una storia senza tempo.Una storia che vede a confronto due culture diverse, quale quella giapponese, e quella americana
Protagonista l’amore! Un amore che porta alla morte Cio-Cio-San, 15enne geisha giapponese, e che ieri sera è tornata a far palpitare, per certi versi, anche sognare il pubblico del Teatro comunale Fusco di Taranto

La magia di Madama Butterfly
Quando Puccini , al Duke of York Theatre di Londra, assistette alla tragedia Madama Butterfly, di David Belasco, ne fu a tal punto sconvolto da innamorarsi della protagonista. Quella Cio-Cio- San che incarnava in quel momento storico l’ideale della freschezza, della giovinezza,, ma anche quell’ideale di un amore vissuto in totale abnegazione. Un amore che l’avrebbe portata alla morte.
E, malgrado fosse frutto della fantasia dello scrittore americano John Luther Long, Madama Butterfly fu consegnata all’immortalità dalla musica del grande compositore toscano, divenendo simbolo di un amore totale, ma anche distruttivo . Un amore che oggi definiremmo amore malato, irreale, ma che, con la musica di Puccini, riesce ancora a sconvolgere, a far vibrare di emozioni, di sensazioni lo spettatore.
Che Puccini si innamorasse delle sue eroine, donne travolgenti per l’impeto della loro passionalità, è ben noto. Le amava a tal punto da renderle protagoniste oltre che della scena anche della sua vita.
Lui che collezionava amori facili, pur rimanendo al fianco della sua Elvira, nei momenti della sua composizione viveva l’estasi, viveva nella musica e con la musica la passione, il brivido.
Amò Tosca, Manon, Cio-Cio-San e quel brivido si trasmise sempre, con un impatto universale ad ogni spettatore, creando un’alchimia sottile, totale con il pubblico. Una sorta di magia eternamente viva, palpabile.
Un’alchimia, una magia, che ieri sera hanno colmato le volte, gli spazi del teatro Fusco di Taranto. Un’esplosione corale di emozioni struggenti tradottesi in scroscianti applausi.
Una Madama Butterfly densa di pathos
Ieri sera eravamo lì, su quel palco, eravamo con i bravissimi interpreti che hanno vissuto e ci hanno fatto vivere la storia di un tragico amore. Eravamo al fianco di Ferdinando Redavid, straordinario direttore d’orchestra, che ha condotto sapientemente i bravi musicisti dell’Orchestra del Taranto Opera Festival alla narrazione musicale.
Eravamo con quel coro, sapientemente diretto da Tiziana Spagnoletta, che è stato la voce del tormento interiore della giovane geisha. E quando, nel silenzio vibrante il coro muto della Butterfly di Puccini ha intonato quella melodia immortale, il sogno, la magia hanno assunto i toni della realtà.
Una realtà che fa soffrire, quando l’amore pervade il tuo essere, ti regala momenti di estasi, ma può condurti ad un insano epilogo.

E Marija Jelic, nei panni di Cio- Cio-San ha vissuto e ci ha fatto vivere il dramma, poi la tragedia di una fanciulla ingannata. Prima come donna, poi come madre.
La sua voce, morbidamente potente e capace di giungere vocalmente anche ai registri più bassi, ha creato l’incanto che si è tramutato in commozione totale quando, sulle note di ‘Un bel dì vedremo’, ha dato voce ad una speranza ingannevole.
Né siamo riusciti a provare rancore per il fascinoso e crudele Pinkerton, che ieri si è ritagliato un ruolo da vero protagonista grazie alla bravura del suo interprete, il tenore Oronzo D’Urso, affiancato da un bravissimo Pedro Cardillo, nei panni del console Sharpless
I personaggi, tutti bravi, muovendosi in un allestimento scenico, curato da Damiano Pastoressa, aderente al contesto storico della narrazione musicale, hanno dato vita ad una rappresentazione viva, toccante, in cui tutti, dal primo all’ultimo, sono stati reali, compenetrati nei loro ruoli.
E ciò, in ragione di una regia, quella di Giulia Diomede, che ha incentrato l’attenzione del pubblico, anche negli interventi extrascenici degli interpreti, sulla rappresentazione, finalmente aderente al contesto storico della vicenda narrata. Scevra da quei simbolismi delle attuali regie che snaturano l’opera, la decontestualizzano, creando uno iato inaccettabile tra dialogo e ambientazione.
Conclusioni
Ieri sera abbiamo vissuto momenti indimenticabili che ci hanno regalato emozioni, mai sopite, forse solo volutamente represse.
Emozioni che il Taranto Opera Festival ci regala da anni, pur tra mille difficoltà, perché l’incanto dell’Opera è immortale, come la musica e parla direttamente ai cuori
Ma l’incanto di Madama Butterfly del TOF tornerà anche nei prossimi giorni, coinvolgendo anche la platea dei giovani.
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