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Sogni e incantesimi a quattro mani

Sogni e incantesimi - due donne al pianoforte

Sogni e incantesimi a quattro mani

Sogni e incantesimi – É oramai cosa arcinota che il Conservatorio di Bari annovera un cospicuo numero di docenti di pianoforte, quasi tutti ‘derivati’ da quel maestro dei maestri che è stato Michele Marvulli. È proprio il caso di Marilena Liso, a sua volta già allieva di Gianna Valente, che da un po’ di anni è approdata al conservatorio cittadino dopo essersi perfezionata con maestri di fama internazionale come Eliane Richepin, Jacques Delannoy, Roger Muraro, Luiz De Moura Castro affiancandoli anche, per la formazione specifica in musica russa, a Valerij Voskobojnikov.

Per tarare al meglio la preparazione anche culturale, oltre che pianistica, della Liso ci fa piacere sottolineare che anni fa ella si è laureata cum laude in Lingue e lett. Straniere alla Università di Bari, con una bella tesi in storia della musica su John Field e i suoi “Notturni” (l’inventore del “notturno” e precursore di Chopin) avendo come relatori il Prof. Carli Ballola e il Prof. Moliterni.

Pertanto il numeroso pubblico che riempiva l’Auditorium della Casa del Mutilato (giovedi 11 dicembre) era ben disposto ad ascoltare lei,  insieme alla amica-collega  pianista Gemma Dibattista in un programma concertistico per pianoforte a 4 mani  dal titolo ‘ammiccante’ di Dreams ad Spells (Sogni e incantesimi) che prevedeva musiche di Ravel (Ma mère l’oye), Fauré e del Ciaikovsky de Lo Sciaccianoci; stupendamente ‘rivisto’ e rivisitato per tale formazione, che ha riscosso grande e meritato successo di pubblico. Dunque due pianiste-signore, le quali man mano, nel prosieguo del concerto affinavano la loro intesa sia tecnica che interpretativa per la ben studiata concordanza. Una nostra piccola e unica riserva è legata alla natura sonora dello strumento, il pianoforte, che proprio per i suoi limiti costitutivi in quanto strumento ‘a percussione’ (dei tasti) – come sosteneva un certo Stravinsky (!)- ha particolare bisogno di ‘mezze tinte’ e sonorità raffinate.

di Pierfranco Moliterni

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