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Il disimpegno americano

Statue of Libery on Liberty Island in New York City, USA. The American flag is overlayed behind the statue. Liberty Island is an island in the Upper New York Bay in the United States, best known as the location of the Statue of Liberty. The bay is located south of Lower Manhattan.

Il disimpegno americano

Il disimpegno americano – Si vocifera sempre più insistentemente del disimpegno degli americani dalla difesa dell’Europa. Può essere il solito diversivo del Presidente americano, ma può esserci del vero!
Che significa? Dobbiamo preoccuparci? Dobbiamo armarci maggiormente? Gli americani chiuderanno le loro basi in Italia?
In Italia come in Germania i soldati e le armi vi sono perché avendo noi perso la guerra e avendo firmato armistizi e Trattati di Pace, siamo stati occupati e tali rimarremo. Quindi siamo considerati come parte dell’America almeno sotto il profilo della difesa. Le basi non le toglieranno mai. Però ci chiedono soldi per risparmiare in questa operazione. Se non li diamo cambieranno il nostro governo con un qualche scandalo ma non certo se ne andranno.
Quindi -escludendo l’Italia- che significa disimpegno americano? dall’analisi dei pochi elementi di cui disponiamo possiamo dire che significa che vogliono una maggiore partecipazione alla spesa per la difesa, magari comperando armi da loro; ma il messaggio è verso Francia e Gran Bretagna non certo all’Europa Unita che non esiste se non per firmare cambiali come il PNRR che permettano ai singoli stati di liberare pari somme per la difesa. A loro Trump forse dice tra se e se: “se volete guerreggiare per difendere gli aggrediti fatelo liberamente a vostre spese…di aggrediti al mondo ve ne sono tanti! non ci coinvolgerete in idealità così costose e così poco remunerative e così discrezionali…per il momento comperatevi armi e energia da noi; se gli USA vorranno fare guerra a qualcuno lo decideranno loro”.
Ma noi che facciamo? Certo, pensare ad una Italia guerriera senza soldi, né uomini ed essendo occupati da super potenze straniere è a dir poco fantasioso e velleitario; cosa che va detta chiaramente ai guerrafondai di casa nostra. Inoltre nella nostra storia millenaria abbiamo già provato a dominare il mondo più volte! con le legioni romane ci siamo riusciti ma poi è finita quell’epoca e abbiamo passato un lungo periodo di miseria profonda. Poi abbiamo dominato il mondo con il pensiero cristiano e, pur maldestramente, abbiamo dimostrato che le armi non servono poi tanto…anzi, per “giusta” che sia la motivazione delle guerre, arriva poi il momento del pentimento per chi le fa! Oggi dobbiamo riaprire quel libro ed attualizzare il messaggio italiano fatto di cristianità, di tolleranza, di collaborazione, di pace, di una economia diversa, a misura d’uomo e includente per originare un futuro nuovo.
Il futuro di per sé è incerto e quindi serve un sogno che si fondi sulle certezze piccole e grandi che tutto il mondo ci invidia per provare a realizzare tutte quelle porzioni di quel sogno che sono realizzabili. Un futuro nel quale al di la del potere militare e nonostante il potere militare esercitato su di noi da altri, dobbiamo superare le influenze tecnologiche e mediatiche per realizzare una convivenza non più ispirata alla competizione tesa alla accumulazione quantitativa fine a se stessa, ma alla collaborazione ovviamente includente di individui ed intere collettività -se non continenti- esclusi dal banchetto globale nel quale una minoranza improduttiva sta mangiando tutte le risorse naturali esistenti.
Questo può essere il sogno italiano frutto di secoli e millenni di civiltà che solo noi possiamo utilizzare. Sogno che immediatamente sarà condiviso con i tanti sud del mondo che attendono da tempo un modello che includa pure loro non necessariamente solo per sfruttarne le risorse.
Servirebbero politici almeno colti…. Diversamente siamo condannati alla subalternità per tutto il futuro prevedibile.
di Canio Trione

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