Principale Arte, Cultura & Società Beppe Convertini e le tradizioni

Beppe Convertini e le tradizioni

L’evento di Taranto e la narrazione di un’Italia autentica

Beppe Convertini è uno di quei volti della Rai che riescono a incarnare il calore e la genuinità dell’Italia che amiamo. Non perde occasione per ricordare le sue radici a Martina Franca, un legame indissolubile che emerge in ogni suo racconto, in ogni intervista, in ogni viaggio. La sua narrazione personale è segnata da un’esperienza toccante: la perdita del padre in giovane età. Un evento che, come accade in tante famiglie italiane, ha ribaltato gli equilibri e imposto nuove responsabilità, costringendo Beppe a crescere in fretta e a guardare la vita con occhi diversi.

La mirabile conduzione di Nicla Pastore di TeleRama (qui nella foto) è riuscita a mettere a suo agio l’ospite che ha parlato del suo libro, “Il Paese delle tradizioni” un viaggio  emozionante tra le Pro Loco alla scoperta delle tradizioni popolari che ancora resistono, che sopravvivono tra piazze, feste, riti antichi, artigianato e cucina.

Ieri sera, durante l’evento promosso dall’associazione Taranto “Un racconto senza fine” curato da Gianni La Gioia, il pubblico ha potuto apprezzare un Convertini autentico, nella sua veste di “giramondo”. Il noto conduttore e inviato speciale Rai, soprattutto con il programma “Linea Verde”, ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di raccontare il Bel Paese, portando alla luce ogni piccola tradizione: dall’arte alla cucina, dal mare alle “nazzicate” dei perdoni, dando spazio a quelle storie che rischierebbero di perdersi nel tempo.

La sua è una forma di antropologismo itinerante, fatta di incontri, di ascolto e di meraviglia. Convertini entra nelle case, nei mercati, nelle feste di paese, raccogliendo il cuore e l’anima delle comunità che fanno l’Italia.

Questo sguardo attento e appassionato è proprio il senso dell’iniziativa di ieri: “Un racconto senza fine” non è solo un titolo, ma una missione, un invito a non dimenticare le radici e a valorizzare il patrimonio umano e culturale della nostra terra. Un racconto che parla di Taranto, la perla della Magna Grecia, quella che il tiranno di Siracusa Dioniso il vecchio indicava come più bella di Atene. E puntuali riferimenti a dei e tradizioni spartane richiamati dal ricercatore Max De Florio.

In un tempo in cui la velocità rischia di farci perdere il senso delle cose, la narrazione di Convertini si fa lenta, rispettosa e profonda, come una vecchia chiacchierata tra amici seduti al bar della piazza. “Paese che vai, usanza che trovi”, il filo conduttore resta la voglia di raccontare e di ascoltare, perché solo così la memoria diventa davvero un racconto senza fine.

Durante le presentazioni, accompagnate dall’arpa e dal flauto di Maria Grassi e Alessia D’Ugento del conservatorio di Taranto, segnaliamo la partecipazione di Rosanna Cassano con la sua Angelica, il fantasma del Castello Episcopio.

Come abbiamo scritto a suo tempo: “L’autrice compie un vero e proprio scoop narrativo, fa rivivere il fantasma e lo rende protagonista, ma fa di più, prende il lettore per mano affidandolo al fantasma narrante per condurlo nelle storie minute del paese, dove i vari capitoletti sono come dei quadri, densi di particolari cromatici surreali, collocati in un tempo remoto”.

E ieri sera la Cassano ha portato il suo fantasma narrante, quella voce che spesso origliava da bambina.  E la meraviglia dei nostri paesi che entrano in racconto senza fine, in questo senso la presenza di Beppe Convertini riesce a riannodare il filo del passato al presente valorizzando la bellezza che ci circonda.

PS – Unico neo, e lo lascio in margine, è quello di non aver potuto acquistare il libro perché la libreria di Martina Franca presente non aveva il Pos, una scatoletta di plastica che si mette nel taschino e nelle presentazioni itineranti è il toccasana.

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