Principale Arte, Cultura & Società Il “Casanova” di Bruni seduce anche Modugno

Il “Casanova” di Bruni seduce anche Modugno

Il “Casanova” di Bruni seduce anche Modugno

Un pubblico colto che ha quasi esaurito tutti i posti a sedere del Centro Studi Pino Tosca di Modugno, è questa l’immagine che ci ha accolto, venerdì scorso, all’incontro dal titolo “Casanova. Il seduttore anti rivoluzionario” e appuntamento che andava ad inserirsi perfettamente nel contesto delle celebrazioni per il Tricentenario della nascita di Giacomo Casanova.

Impossibile non esserci, d’altronde, per noi e il nostro giornale, sia per l’ospite principale – nostro opinionista di punta – sia per l’argomento su un personaggio dalle mille chiavi di lettura e puntualmente analizzate e svelate dal protagonista della serata, nonché l’autore – giusto ricordarlo -degli eventi di successo che lo hanno portato in giro dappertutto, e persino fuori dai confini del nostro Paese, a spiegare cifra e grandezza di questo «Casanova, avventuriero veneziano, scrittore, letterato che, incarnando lo spirito del tempo e in contatto con le più importanti figure dell’illuminismo, fece davvero della sua vita un’opera d’arte attraversando letteralmente tutta l’Europa».

Un racconto che si è trasformato in un viaggio fantastico nella seduzione, nella tradizione e nell’anima europea del Settecento «…un profondo attraversamento estetico e filosofico di un’intera epoca attraverso la storia di un Casanova che va oltre il suo stesso mito», volendo sintetizzare al massimo l’intenso dialogo tra l’ospite d’onore e un moderatore come il giornalista e scrittore Marino Pagano. Con loro, al tavolo dei relatori, Davide Tosca, organizzatore di questo riuscito evento che ha confermato come la Cultura, anche grazie a realtà come il Centro Studi da lui guidato, rappresenti oggi «un luogo di resistenza: non un esercizio accademico ma una necessità umana, un gesto di cura verso ciò che rimane vero ed essenziale». E non certo poco, a fronte di un mondo dominato da un mainstream globalista che sta cercando di cancellare il nostro immenso patrimonio valoriale che è l’identità stessa di quell’Occidente cristiano che si sta cercando di distruggere, anche fisicamente, dividendo l’Europa.

Un 2025 che volge al termine, come le celebrazioni dedicate ai trecento anni dalla nascita di Casanova che si stanno concludendo, è nella scia di questo pieno successo anche l’appuntamento di cui stiamo parlando: un evento che ha saputo restituire «verità e offrire una prospettiva inedita e complessa su questa figura storica di fama universale» tanto da essere scelta, per il suo indubbio e poliedrico talento, a rappresentare l’Italia per il centenario che ricorreva quest’anno,

Operazione più che riuscita grazie all’intenso lavoro svolto dal professor Pierfranco Bruni: una punta di diamante della nostra Cultura e molto conosciuto pure all’estero, per quanto Bruni non sia noto ai più, in quanto lontano dalle ribalte televisive e non certo citato quanto meriterebbe dai principali media, impegnati a dare risalto ai cultori del pensiero left oriented piuttosto che ai grandi intellettuali veramente liberi come lui. Oltre un centinaio di libri al suo attivo, in una sterminata produzione di poesie e saggi che attraversano tutta la letteratura mondiale… ecco chi è Bruni per chi non lo conosca e per come Pagano lo ha presentato in questa circostanza: «un intellettuale che tiene insieme il rigore della ricerca e l’eleganza della parola, proponendo uno sguardo che si definisce “antimoderno” nel senso più alto del termine: radicato nelle tradizioni, nella memoria, nella continuità culturale».

Il Casanova che emerge da tutte le riflessioni della serata è infatti un protagonista assoluto e a tutto tondo non solo del suo tempo, e che va molto al di là pure dello stereotipo del macho per eccellenza proposto dal cinema o dai romanzi che hanno esaltato le sue avventure non solo galanti: indubbiamente è anche stato  un formidabile seduttore e non solo di donne…va pure precisato, però,  che «Casanova è stato in realtà un seduttore-sedotto» in quanto vittima a sua volta della fascinazione della Bellezza, ma da lui davvero cercata e interpretata in tutte le sue forme possibili,

Nulla a che vedere, perciò, con la figura, benché solo letteraria del Don Giovanni e gran tombeur de femme cui lo si accosta. Per capire fino in fondo di chi invece stiamo parlando non dobbiamo fare altro che leggere quanto di monumentale Giacomo Casanova ha lasciato ai posteri a partire delle sue memorie o, forse più comodo e meglio, leggere perlomeno l’ultimo libro scritto su di lui da Pierfranco Bruni – e non a caso andato esaurito e in ristampa – “Casanova. Il seduttore nobile” (Solfanelli Editore).

È un dialogo imperdibile, comunque, quello tra l’autore e Pagano, e animato da interventi di Tosca e pure del pubblico, quello cui abbiamo assistito e che ci ha restituito un’immagine di un Casanova che non è certo quello  crediamo di conoscere poiché  «quello di Bruni non è il libertino da cartolina, ma un intellettuale inquieto, un europeo errante, un anti-illuminista… un “anti rivoluzionario” non per sterile nostalgia, ma per amore della libertà personale contro le astrazioni ideologiche e per fedeltà alla singolarità contro la massa, per difesa della memoria contro l’oblio».

Un ritratto, quello che ne scaturito, e in perfetta coerenza con i luoghi e con il pensiero del professor Bruni, ecco dunque chi è il Casanova che si è meritata, scelta felice sotto ogni profilo, la celebrazione del centenario italiano dell’anno dedicata a lui, anche in quanto personaggio così profondo e senza tempo da potersi considerare più che moderno e contemporaneo «un Casanova nel quale poterci riflettere, uno specchio nel quale poter leggere le nostre inquietudini e i nostri desideri di oggi, riaffermando “la vita come opera d’arte”, la memoria come resistenza, la cultura come forma di verità». E quale chiosa migliore di questa con cui si è conclusa la serata?

di Enrico Tedeschi

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