
EMPATISMO
(VERSO LA SECONDA FASE – 2026 IN AVANTI)
L’empatia del mondo
di Francesco D’Episcopo (Università Federico II di Napoli)
La lingua greca antica, avendola studiata dal ginnasio all’università, e avendola, per un periodo non breve e faticoso, insegnata al liceo classico, prima di passare alla definitiva docenza di italianista all’università, resta, nei
limiti delle personali conoscenze, la lingua più congiuntiva che mi è capitato di apprendere; un ponte costante di termini, che invocavano l’unione grazie a una serie straordinaria di meccanismi grammaticali e sintattici, che con un semplice trattino accostavano e rinforzavano pensieri, i quali armonizzavano, spesso poeticamente, tra loro.
EMPATIA è una di quelle parole umanamente divine, che la lingua greca offre a una fruizione, la quale non conosce spazi e tempi, affidandosi a concetti e conoscenze, sensi e sentimenti, chiamati a coalizzarsi per creare
quella dimensione creativa e critica del mondo greco, che ha nome ARMONIA.
Il movimento, che con il fervido sodale e geniale cilentano, ma soprattutto cittadino del mondo, Menotti Lerro stiamo portando avanti, in piena empatia e armonia, mira essenzialmente a realizzare, ma, allo stesso tempo, a
confermare un principio, che in altre civiltà può sembrare relativamente acquisito: quella unità delle arti, che affonda le radici nella sostanza stessa della creazione e che può assumere le forme più diverse, coinvolgendo
domini unificati da quella filosofia dell’Essere, di cui il nostro Parmenide è stato maestro esemplare, come è capitato più volte di dimostrare e confermare in altre sedi. La necessaria specificità delle arti, sulla quale si è
sempre più concentrato il mondo contemporaneo, non può e deve escludere intersezioni “empatiche”, dovute alla loro sostanza e al loro linguaggio, pervenendo ad esiti inediti e imprevisti, i quali non possono che esaltare ed
enfatizzare i nuclei metodologici contenuti in ciascuna arte e stabilire congiuntive occasioni di incontro e di sviluppo creativo.
Si tratta allora di estendere sempre più il concetto fondamentale di empatia alle arti, che potremmo definire tradizionali, da quelle letterarie a quelle visive, ma di diffonderlo ora anche a realtà che stanno acquistando una
maggiore visibilità e che potrebbero quindi fare da traino mediatico a dimensioni culturali, che rischiano talvolta di apparire relegate in un limbo di estranea staticità e ripetitività.
Le arti sono, lo si dica una volta per tutte, biologicamente congiunte, quindi empatiche. A tal punto, è necessario solo elaborare la strumentazione, che possa sollecitarle a convivere, a elaborare nuovi spazi e tempi di condivisione e di comune realizzazione.
Il movimento empatico, che ha ricevuto il suo atto di battesimo a Firenze, presso lo storico Caffè Letterario “Giubbe Rosse”, affonda le sue radici in una mediterraneità, solidale e sostanziale, che si alimenta di simpatia,
allegria, felicità creativa e che non tiene minimamente conto delle potenze economiche e finanziarie, che dominano il mondo. È un movimento di creativi, che hanno preso il posto di primitivi, dove però la primitività non è intesa in forma banale e scontata, ma eretica ed esistenziale. Essa rimane una componente essenziale ed esemplare, alla quale non si può non fare riferimento, anche in nome di una territorialità ineludibile, a cui
l’Empatismo deve la sua origine antropologica.
L’empatia è un abbraccio del mondo, che non potrà mai progredire se continueranno tragiche guerre e apocalittiche epidemie, ma può costituire un baluardo di speranza per un futuro, fondato su elementi indissolubili,
quali il rispetto e l’affetto degli altri. L’empatia rappresenta, in tal senso, il futuro del passato, da Parmenide alla Scuola Medica Salernitana, a Gian Battista Vico ed oltre. Non è, infatti, un caso che al grande Einstein fosse
ironicamente assegnato il soprannome di Parmenide. In fondo, gli stessi calcoli fisici e matematici raggiungono il loro esito e lo superano grazie all’empatia che attraversa questa, come altre discipline, destinate a
schiudere orizzonti insospettabili all’umano destino. C’è solo da augurarsi che l’Empatismo non sia troppo esclusiva prerogativa di geni e di miti ancestrali, ma diventi sempre più di dominio pubblico per un’umanità, che
in essa ritrovi se stessa e le sue sorprendenti potenzialità di creatività e di connessione reale, non artificiale.
Il paradosso, infatti, resta, secondo il costante e coerente pensiero dell’autore di queste note, che in un mondo così tecnologicamente connesso persistano segreti spazi di disconnessione, i quali allontanano, più che avvicinare, le arti tra loro, rinunciando così inevitabilmente a valorizzare accostamenti, intersezioni, che, ben analizzati possono realmente cambiare il volto culturale del mondo e restituire alla cenerentola della economia e della finanza, cioè alla cultura, il suo ciclico ruolo di aggregazione e di comune e consistente operatività. L’Empatismo è un soffio vitale su una realtà stantìa e superata dai tempi, i quali invocano nuovi approcci, nuovi abbracci.
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Menotti Lerro, con il rigore che lo caratterizza, ha sempre posto in evidenza le fondamentali fasi cronologiche del movimento, partendo dal Pre-empatismo, al quale ha giustamente rivendicato una funzione essenziale ed esemplare nel contrastare un Post-modernismo, che rischiava di porre in crisi l’Autobiografia. E nel suo lasso di tempo, precisamente dal 2000 al 2020, deve essere inserito Il Nuovo Manifesto sulle Arti (2019), elaborato
dallo stesso Lerro e dal suo inseparabile compagno di viaggio e di avventura Antonello Pelliccia. Sia consentito in questi termini cronologici sottolineare la fondazione, a Vallo della Lucania, del Centro Contemporaneo delle Arti,
di cui mi onoro essere presidente per volere del suo fondatore e direttore Menotti Lerro, come sempre in piena sintonia.
Il 2025 deve ritenersi lo spartiacque storico del movimento, che dal prossimo anno aspira a divenire sempre più internazionale, coinvolgendo personaggi se possibile autorevoli del nostro continente e imponendo, nelle
varie istituzioni che lo compongono, a livello anche religioso, il principio di una empatia, di cui la nostra Europa e il Mondo hanno estremamente bisogno in questa difficile congiuntura storica.





