
Sacco e Vanzetti, due anarchici, emigrati italiani, due uomini vittime del pregiudizio e di un clima censorio che affliggeva l’America degli anni ’20
Quell’America che reagiva al propagarsi delle idee della rivoluzione bolscevica del ’17 con una fobia spesso degenerante nella persecuzione e nell’ingiustizia condannò a morte i due anarchici italiani, Sacco e Vanzetti, per un presunto reato di rapina a mano armata.
Li uccisero, ma li consegnarono alla Storia. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti divennero simbolo dell’ingiustizia sociale e della lotta per i diritti civili.
Un caso che scosse il mondo
Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici, due immigrati italiani, due tra i tanti che affollavano, con le loro speranze di una vita migliore, il palcoscenico di un’America preda delle sue fobie e contraddizioni, e l’America degli anni ’20. Il grande paese che accoglieva tutti, ma viveva una quotidianità spesso devastata da disordini e iniquità.
Questi i protagonisti di una triste vicenda, conclusasi con l’esecuzione di due uomini sicuramente innocenti.
Arrestati a Boston, nel maggio del ’20, dapprima con l’accusa di porto abusivo d’armi, poi per presunto reato di rapina in una fabbrica di scarpe, Sacco e Vanzetti furono le vittime immolate sull’altare del pregiudizio e dell’ingiustizia.
Dopo un processo farsa, infatti, i due, senza che vi fossero prove sufficienti, furono condannati a pagare sulla sedia elettrica l’uccisione di due uomini, avvenuta nel corso della rapina.
Furono tante le manifestazioni contro una tale sentenza, ovunque. L’eco di tale caso si propagò scuotendo gli animi, le coscienze e il mondo insorse. Persino Mussolini intervenne in difesa dei due anarchici, ma la pseudo giustizia dell’America del tempo fece il suo corso.
Con estrema dignità e coraggio Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti affrontarono la morte, ma divennero simbolo dell’ingiustizia, mito.
Dalla Storia al simbolo
Fu negli anni ’70 che il caso di Sacco e Vanzetti squarciò il silenzio, l’oblio, il muro dell’indifferenza e di un’ingiustizia troppe volte negata e, attraverso il film denuncia di Giuliano Montaldo, del ’71, irruppe nelle sale cinematografiche, ma anche negli animi di tutti.
La toccante colonna sonora del film, passata alla storia della musica come la Ballata di Sacco e Vanzetti, ad opera di uno straordinario Ennio Morricone, in un crescendo di ritmicità, scandì i momenti più drammatici della pellicola, creando un pathos emotivo unico. E il brano divenne così inno per la causa dei diritti civili, nonché per la contestazione di condanne inique.
Poi, la voce di Jan Baez, che ne scrisse il testo, fece il resto. Fu il successo,e i due anarchici tornarono a vivere nella memoria collettiva, divenendo simbolo di un’ingiustizia sociale senza eguali, ma anche della forza di lottare per i propri ideali.
Gli anni ‘70
Erano gli anni’70, l’eco della ribellione ideologico-culturale del ’68 viveva ancora tra i giovani, gli intellettuali e si esprimeva in quella contestazione intellettuale che, forse, a una prima lettura, non ha prodotto niente, ma ha svecchiato i prodromi di una cultura ancorata ai retaggi di un passato non certo lusinghiero, specie per l’Italia.
‘ Here’s to You’ divenne quindi un inno per quanti credevano nei valori di una politica basata su veri ideali. E quando, nel 1977 un governatore del Massachusetts riabilitò la memoria dei due anarchici italiani, riconoscendo pubblicamente l’errore giudiziario commesso nel processo, si consolidò il simbolo dell’ingiustizia commessa ai danni dei due anarchici
Ma gli ultimi anni ‘70 conobbero anche il vento gelido di un’inusitata violenza che cancellò quei valori e cadde il silenzio.
Sacco e Vanzetti furono dimenticati e la loro storia, scritta nel 1927, appartenne a un passato troppo remoto.

Il Belcanto dà voce al ricordo
Oggi, per la prima volta con il canto lirico, questa triste storia torna alla ribalta, grazie alla voce di Lucia Mastromarino, che riporta alla memoria collettiva questa vicenda, forse ignota a molti giovani dell’attuale società.
Lucia Mastromarino, interprete di fama internazionale, si confronta così con la Storia e la narra, la vive, con quella sua voce dalle modulazioni sorprendenti, frutto di anni di studio e di dedizione al Belcanto.
In un concerto indimenticabile, svoltosi di recente al teatro Petruzzelli di Bari infatti, la Mastromarino ha saputo trascinare il pubblico, teatralizzando sapientemente la sua interpretazione con una padronanza scenica che ha ricreato l’atmosfera, emotivamente intensa e drammaticamente vera, di quella vicenda.
La sua voce incredibile di mezzosoprano, dai toni scuri e caldi, capace di raggiungere grande potenza nei registri alti è stato lo strumento . E’ stata la penna che ha inciso, graffiato anche le coscienze più superficiali..
E il ricordo di quell’ingiustizia commessa tanti anni fa, è riaffiorato prepotentemente, quasi simbolo di una società, quale quella attuale, dominata dalla violenza e, spesso, dalla sopraffazione.
Una società che spesso ha bisogno di rileggere la Storia, anche musicalmente, per poter imparare.
Conclusioni
Ripercorrere i sentieri della Storia non è facile. Troppe le pagine intrise di enigmi, ingiustizie, false verità o verità taciute, spesso volutamente dimenticate. Ma anche la musica può aiutarci in questo percorso disseminato di ostacoli. Impervio, come solo può e sa esserlo la drammaticità di tante vicende narrate.
Vicende che, almeno in questo caso, rivivono musicalmente sulla scena, ma anche nei cuori.
Mostri sacri della musica, quali Morricone e Joan Baez e da ultimo, ma non ultima, Lucia Mastromarino, si consegnano così alla Storia stessa, a questa vicenda del passato che, per certi versi si identifica in una quotidianità sofferta. E la ripercorrono, la vivono, la fanno vivere.
Per non dimenticare.
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