
Ex Ilva, Taranto: la mobilitazione continua
di Alessandro Joseph Pastore
La mobilitazione dei lavoratori dell’Ex Ilva continua a Taranto, con blocchi sulle principali arterie e una protesta che riflette anni di incertezza industriale e sociale. Nonostante le rassicurazioni del governo, che esclude un piano di chiusura e parla di decarbonizzazione, mancano ancora un progetto concreto e garanzie operative. Nel frattempo, la città ottiene un risarcimento di 22 milioni di euro per i danni ambientali del passato, una vittoria simbolica che però non basta a definire il futuro dello stabilimento e dell’intero territorio.
UNA PROTESTA CHE NON SI FERMA
A Taranto la mobilitazione dei lavoratori dell’Ex Ilva ha raggiunto un nuovo livello di intensità, trasformando le principali arterie della città in luoghi di protesta continua. Blocchi, presìdi e manifestazioni scandiscono le giornate di centinaia di operai che chiedono certezze sul futuro dello stabilimento. La tensione nasce da anni di promesse rimaste incompiute e da una gestione industriale che ha lasciato il territorio sospeso tra speranza e disillusione. Le statali 106 e 100, diventate simbolo di questa nuova stagione di protesta, testimoniano la volontà dei lavoratori di non lasciare che il destino dello stabilimento venga deciso senza un confronto reale e trasparente.
IL GOVERNO NEGA LA CHIUSURA, MA LE INCERTEZZE RESTANO
Sul fronte istituzionale, il ministro Adolfo Urso ha ribadito che non esiste alcun piano di chiusura e che la priorità è avviare un percorso di decarbonizzazione. Tuttavia, l’assenza di un piano industriale completo, con tempi, investimenti e garanzie operative, continua ad alimentare i dubbi dei lavoratori e del territorio. Sindacati e cittadini chiedono chiarezza, consapevoli che la transizione annunciata non potrà essere efficace senza risorse adeguate e impegni concreti. La sospensione momentanea dello sciopero rappresenta un atto di responsabilità sindacale, ma non attenua un clima sociale già fortemente segnato da anni di incertezza e difficoltà economiche.
IL RISARCIMENTO DA 22 MILIONI E IL FUTURO DI TARANTO
In questo contesto complesso è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Lecce che riconosce al Comune di Taranto un risarcimento di circa 22 milioni di euro per i danni ambientali e non patrimoniali causati dalla gestione storica dell’impianto siderurgico. Una cifra che ha un forte valore simbolico e che sancisce le responsabilità di un passato doloroso per la città, ma che non basta a cambiare le prospettive industriali ed occupazionali dello stabilimento. Taranto resta sospesa tra l’esigenza di preservare migliaia di posti di lavoro e la necessità di costruire un futuro sostenibile, mentre i lavoratori continuano a chiedere risposte concrete e immediate. Le prossime settimane saranno cruciali per capire se il territorio potrà finalmente uscire da un limbo che dura ormai da troppi anni.
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