Principale Ambiente & Salute 1997: 160 paesi riuniti a Kyoto

1997: 160 paesi riuniti a Kyoto

1997 - platea con gente in ascolto ed elegante
1997 il protocollo di Kyoto. Foto di Globalist Moods

1997: 160 paesi riuniti a Kyoto, Giappone, per adottare misure contro il surriscaldamento globale

di Giulia Specchio                        

Dal protocollo di Kyoto all’ex Ilva

Il protocollo di Kyoto

1997 – È il dicembre del 1997, ci sono i delegati di 160 paesi riuniti a Kyoto, in Giappone, per valutare le misure da adottare contro il surriscaldamento globale.

Il processo è disturbato dallinizio da alcune considerazioni estranee alla salute del clima globale che viene sostenuta con forza:

«La conferenza delle parti accorda un certo grado di flessibilità alle parti che si trovano in una situazione di transizione verso un’economia di mercato, al fine di incrementare la capacità di fronteggiare i cambiamenti climatici, tenendo conto anche del livello storico, preso come riferimento, delle emissioni causate dall’uomo di gas a effetto serra non inclusi nel protocollo di Montreal».

I negoziati sono stati molti aspri, ma alla fine le parti si sono accordate per ridurre le emissioni di sei gas a effetto serra del 5,2% rispetto ai livelli che si erano stimati nel 1990.

L’obiettivo doveva essere raggiunto entro il 2008 e il 2012. (ACOT Pascal, Catastrofi climatiche e disastri sociali, Donzelli Editore, Roma, a cura di Maria L’Erario, 2007)

Breve storia dello stabilimento dell’ex Ilva

1905, Genova, ci sono le basi per costruire lo stabilimento Ilva, a Bagnoli.

Il nome resta Ilva fino al 1961.

1951, Genova, nasce la Cornigliano Società per azioni e nel 1961 cambia in Italsider.

Siamo nel periodo della ricostruzione dell’Italia post-bellica, auspice l’Iri e l’acciaio è un tassello fondamentale per tutta l’industria nazionale.

1987, Piombino, nasce il primo degli stabilimenti Ilva in Italia.

(Ciro Petrarulo, Ciro De Angelis, Pane al veleno. Il contradditorio legame tra Taranto e Ilva: se ora l’azienda ha il raffreddore, la città ha già da tempo la polmonite, StreetLib Write, 2017)

Taranto: la nuova locazione dello stabilimento

15 settembre 1981, l’assemblea degli azionisti decide la nuova locazione dello stabilimento: si concentrerà a Taranto il settore dei laminati piani, facendone il “core business” dell’azienda

31 dicembre 1988, cambia il nome in “Ilva Spa”.

1993, lo stabilimento di Taranto cambia il nome in: Ilva Laminati Piani.

(Ciro Petrarulo, Ciro De Angelis, Pane al veleno. Il contradditorio legame tra Taranto e Ilva: se ora l’azienda ha il raffreddore, la città ha già da tempo la polmonite, StreetLib Write, 2017)

Cambio della Gestione: arrivano i Riva

È il 1995, l’Ilva Laminati Piani cambia la strategia, si passa alla privatizzazione, arrivano i Riva: il capo dell’azienda, il ragioniere Emilio e la sua famiglia.

La nuova strategia si basa sull’aumento della produzione a caldo nella zona tarantina e che prima era di competenza ligure (da Cornigliano a Taranto).

Inizia l’aumento di malati e di morti di cancro. Secondo uno studio commissionato dalla Magistratura, Taranto e la sua provincia superano il 30% di della media nazionale dei tumori: rione Tamburi e il quartiere Paolo VI e a ridosso di pochi parchi minerali.

Il modello LD dell’Austria: la lavorazione dell’acciaio eco-sostenibile

Prima dell’avvento dell’acciaio l’industria ha usato il ferro etrusco.

La trasformazione avviene con il processo LD (Linz Donawitz) che converte la ghisa in acciaio: si fabbrica il convertitore attraverso il processo di affinazione (durata 20 minuti) con l’ossigeno puro. Quest’ultimo viene insufflato attraverso i fori terminali di un tubo (lancia), posto a circa un metro di distanza dalla superficie del bagno liquido che si compone di ferro e ghisa; questi ultimi vengono caricati (prima di rottamare) in un convertitore.

Questo processo di lavorazione dell’acciaio è stato ideato in Austria, a Linz, dove c’è uno stabilimento siderurgico che, grazie alle tecnologie moderne di salvaguardia ambientale che sono eco-sostenibili e non inquinano. Modello non applicato all’industria siderurgica tarantina. (Ciro Petrarulo, Ciro De Angelis, Pane al veleno. Il contradditorio legame tra Taranto e Ilva: se ora l’azienda ha il raffreddore, la città ha già da tempo la polmonite, StreetLib Write, 2017)

Il dialogo negato

Nel protocollo di Kyoto, dopo varie analisi degli effetti dei gas serra, si cercano delle soluzioni per iniziare a ridurre le emissioni prodotte entro il 2012.

Anno in cui, a Taranto, le emissioni di diossina nell’aria aumentano in modo esponenziale, dovuto all’aumento della produzione a caldo.

Dopo l’avvento dei Riva, la comunicazione dell’azienda con il territorio si spezza e solo dopo varie avvisaglie giudiziarie si è cercato un dialogo fino ad allora negato, dove si mostrano vittime.

Taranto vive oggi un danno ambientale che non rispetta il protocollo di Kyoto.

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