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Quanto costa un sogno?

Quanto costa un sogno?

di Alessandro Joseph Pastore

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A Taranto la disoccupazione giovanile sfiora il 50%. Le imprese chiedono ogni anno oltre 10mila ingressi, ma in gran parte a tempo determinato. Logistica, porto, sanità e turismo trainano l’occupazione, mentre molti laureati lasciano la città in cerca di stabilità. Il sogno di un futuro “normale” resta caro, spesso troppo.

Quanto costa un sogno?

A Taranto la domanda non è retorica. Qui, costruirsi un futuro non è solo un progetto: è una corsa a ostacoli. E gli ostacoli sono numeri, freddi e chiari, che raccontano la distanza tra il desiderio di restare e la necessità di partire.

Secondo l’ultimo Rendiconto sociale INPS elaborato su dati Istat, la provincia di Taranto presenta un tasso di disoccupazione giovanile vicino al 50% nella fascia 15-24 anni. Tradotto: un giovane su due che cerca lavoro non lo trova. È una delle percentuali più alte d’Italia.

La situazione generale non è molto più incoraggiante: la disoccupazione complessiva resta intorno al 10,5%, superiore sia alla media pugliese sia a quella nazionale. E anche chi lavora lo fa spesso con contratti brevi: oltre l’80% delle nuove attivazioni in Puglia è a tempo determinato, e Taranto è tra le aree con maggiore incidenza di contratti di durata inferiore al mese.

Stiamo dando i numeri?

Secondo il Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere–Anpal), nella provincia di Taranto le aziende programmano tra le 10.000 e le 12.000 assunzioni l’anno. La maggior parte riguarda quattro settori: logistica, turismo e ristorazione, commercio, edilizia e manutenzioni. In crescita anche la domanda di figure tecniche e informatiche, segnale di un’economia che sta provando a spostarsi verso servizi più specializzati.

Nonostante questo, oltre un terzo dei profili richiesti dalle imprese è dichiarato “difficile da reperire”. È un mismatch ormai cronico: ci sono posti che restano vuoti perché mancano competenze aggiornate, qualifiche specifiche, certificazioni. Così il lavoro potenziale non sempre diventa lavoro reale.

Per i laureati il quadro è ancora diverso. I dati AlmaLaurea mostrano che più della metà dei giovani tarantini che trovano occupazione dopo il titolo lavora fuori provincia. Non necessariamente per ambizione, ma per necessità: a Taranto le opportunità ad alto contenuto professionale crescono, ma non abbastanza da trattenere tutti. Le aree che offrono maggiori sbocchi sono l’ingegneria, la sanità, l’informatica e, in parte, il settore pubblico. Ma i percorsi di carriera lunghi e strutturati restano rari.

Generazione Interrotta

Il risultato è una generazione interrotta.

Da un lato una città che deve ancora completare la transizione da un’economia fortemente industriale a un modello diversificato, legato a porto, servizi, turismo e innovazione. Dall’altro migliaia di giovani che vorrebbero restare, ma che si confrontano quotidianamente con precarietà, contratti brevi, incertezze economiche.

Il lavoro a Taranto c’è, ma spesso non dura. Le opportunità esistono, ma non si consolidano. Le competenze servono, ma non sempre vengono formate. E così la domanda iniziale torna con forza: quanto costa un sogno? Costa anni di formazione che non trovano spazio. Costa rinunce, partenze forzate, ritorni incerti. Costa la fatica di credere che costruire una vita qui sia possibile e non un atto di testarda resistenza. Il problema, alla fine, non è sognare. Il problema è potersi permettere di farlo, in una città che ha tutte le potenzialità per cambiare rotta, ma non ancora la velocità per farlo davvero.

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