
Democrazia o “demi-crazia”
Democrazia o “demi-crazia”, fine del “Ventennio Rosso” in Puglia e un patto per la Pace all’orizzonte?
Democrazia o “demi-crazia” – Regionali 2025, è una Puglia che non c’è, che non ha votato, quella che alla fine ha “vinto” le ultime elezioni: su 3.527.100 elettori solo 1.475.437 hanno votato, il 41, 83 % di quelli che avevano il diritto – dovere di farlo.
E oltretutto ben un 15,10 % in meno rispetto all’appuntamento di cinque anni fa che, nella sfida Emiliano – Fitto (vinta dal primo per meno di 50 mila voti) aveva visto una partecipazione popolare certamente superiore alle assenze dalle urne dei pugliesi. Alla luce del dato di un astensionismo sempre più diffuso in tutte le consultazioni elettorali recenti e partendo dal concetto base che la democrazia si regge su chi vota, non su chi non vota, quanto già basta a chiedersi se davvero più che parlare di democrazia, in Puglia come anche altrove, non si debba piuttosto cominciare a parlare di “demi-crazia”, ovvero una democrazia dimezzata, a metà, guardando i numeri.
Macchina elettorale
Ora, metti la ben oleata e organizzata macchina elettorale progressista messa a punto dal centro sinistra in vent’anni di governo incontrastato della Regione e di Bari, in più un “campo larghissimo” che oltre a PD, M5S e AVS contava ben altre 3 liste civiche oltre alla sua personale e aggiungici la discesa in campo di un candidato Presidente del calibro di Antonio Decaro… nulla di cui stupirsi, perciò, se i pronostici della vigilia sono stati pienamente rispettati. Senza dubbio un’affermazione netta, ma diciamo pure, però, che quella «straordinaria vittoria» che ora la sinistra nazionale vanta come un dato politicamente rilevante e indicativo non c’è stata: Decaro è stato sì eletto Presidente della Puglia con una percentuale del 63,97%, ma con poco più di un quarto (26,07 %) dei pugliesi iscritti nelle liste elettorali.
E non solo, leggendo bene le liste e i voti, infatti, si potrebbe persino affermare che tra i 919.665 che hanno votato Decaro, molti lo hanno fatto più per stima personale che per altro: insomma per la sua empatia e presenza costante tra i suoi cittadini che infatti lo hanno fatto acclamare come il Sindaco più amato d’Italia, divenire Presidente dell’ANCI e infine, secondo solo al generale Vannacci, il più votato in assoluto degli Europarlamentari italiani, l’anno scorso, con circa mezzo milione di voti, di cui circa 200 mila soltanto nella Città Metropolitana di Bari che lui amministrava.
Ben altra storia, in queste elezioni, quella del centro destra che, confidando negli attriti presenti nel campo avverso e pur sapendo che «anche il più deluso dei comunisti non voterà mai dall’altra parte», comunque ci ha creduto davvero a “La svolta giusta” contando pure su un forte astensionismo da parte dei tanti delusi dell’area progressista.
Una defezione che c’è pur stata, ma non certo tale da cambiare le sorti di una competizione che la sinistra aveva deciso di vincere a tutti i costi…e al punto tale dal convincere Decaro a lasciare Bruxelles, dove peraltro stava davvero facendo cose buone per la Puglia anche grazie al supporto del suo corregionale e importante Ministro Europeo Raffaele Fitto. Nulla da fare contro Decaro, alla fine, per il l’eccellente candidato accuratamente scelto dal centro destra, il noto imprenditore barese e apprezzato ex Presidente della Fiera del Levante Luigi Lobuono, ma addirittura proposto a quasi un mese dalle elezioni!?
E quindi non certo una sua sconfitta quei 505.055 voti anche ad personam e, se vogliamo neppure l’insuccesso di area che si vuol far credere, quel 35,13% riscosso dalla coalizione che lo sosteneva insieme alle liste civiche, considerando la campagna tardiva che registrava qualche ben cavalcato attrito di troppo e in più connotata da individualismi di partito, nonché personali, percepiti come tali non solo dall’elettorato di riferimento.
E’ mancato quel quid
Insomma, diciamolo chiaro, a nostro avviso è mancato quel quid che facesse sentire e apparire un’unica squadra compatta i partiti a sostegno di Lobuono, e che, interpretando il vero sentiment dei baresi e dei pugliesi fondamentalmente religioso e tradizionalista, lo intercettasse andando «oltre il Polo delle Libertà» – con la sintesi con cui si sarebbe espresso l’indimenticato “Ministro dell’Armonia” Giuseppe Tatarella – magari facendo sua, e più che giustificatamente trattandosi di Bari e della Puglia, la urgente e sentita domanda di Pace, senza colori di partito per sua stessa natura, che avrebbe potuto fare la differenza in queste regionali e non solo… Eppure si trattava di un tema rilevantissimo e bipartisan, ma diciamo chiaro che in questa tornata, la Pace sembra essere stata quasi completamente dimenticata poiché non presente prioritariamente nei programmi, né richiamata più di tanto dai principali contendenti nei loro dibattiti o dai palchi, tutti concentrati in un confronto serrato sui problemi concreti della sanità, della xylella, della sicurezza, del lavoro, delle migrazioni al nord dei nostri migliori cervelli…
Non sarebbe certo andata così, se fosse restato in vita quel rimpianto” Viceré di Puglia” Pinuccio che invece l’ha vissuto appieno quel famoso 1990 Annus Pacis che ha visto la sua Bari Ponte tra Oriente e Occidente divenire, grazie ad Andreotti e Papa Wojtyla, «Capitale mondiale della Pace nel nome universale di San Nicola». E non un semplice titolo, quest’ultimo, ma nella insostituibile strategia del Vaticano un’investitura che sottintendeva un ben preciso e vitale ruolo geopolitico internazionale affidato alla Città di Bari che avrebbe potuto persino cambiare il corso della drammatica storia attuale (v. “La Storia ignorata. La Pace possibile. Le colpe di Bari e di tutti”).
Stiamo parlando di quel grande ruolo internazionale di Bari, però andato completamente perso negli ultimi decenni, contrassegnati da una laicità tale da azzerare letteralmente quel lascito della storia senza tenere in nessun conto ciò che Politica e Chiesa insieme avrebbero potuto fare per la Pace. E dunque ancora un’occasione persa questa vittoria che sembra quasi confermare un continuum perfettamente nel solco di quel famoso “cambiare tutto perché non cambi niente”? Noi non la vediamo così perché, alla luce di questi ultimi risultati, possiamo dire che senza rappresentatività l’ala ideologica e più estrema della sinistra, e altrettanto dicasi per il deus ex machina che gestiva il potere in Puglia, forse si sta aprendo una nuova stagione che sembra poter archiviare per sempre quel “ventennio rosso” che più di un’ombra ha proiettato sulla nostra regione tra scandali denunciati e inadempienze.
Un nuovo Governatore libero da condizionamenti di sorta e che ha dato dimostrazione di essere sempre e prima di tutto un uomo delle istituzioni, il suo contendente che sin da subito si è rivelato un uomo aperto al dialogo sia pure annunciando «un’opposizione decisa ma costruttiva»… troppo poco per sperare che insieme possano rilanciare una forte proposta di Pace da Bari e per l’Italia, in nome dei nostri valori cristiani e occidentali, prima che il necessario accordo tra Trump e Putin si limiti a una semplice spartizione tra potenti di quel che resta dell’Ucraina? Non ci vorrà molto per scoprirlo, soprattutto alla luce della scoperta del ruolo avuto dal Cardinale pugliese Francesco Colasuonno assieme al Papa e Santo Giovanni Paolo II nel costruire quella Pace giunta fino a quasi i giorni nostri (v. “Grumo: Messa Solenne per il Cardinale della Pace”). Noi e le testate di riferimento il nostro dovere lo stiamo facendo fino in fondo, alla Politica adesso il resto.
Enrico Tedeschi
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