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Sui rifiuti occorre chiarezza, caro Bitetti

A cinque mesi dalle elezioni amministrative, il tema dei rifiuti torna frequentemente sui social, spesso usato da utenti per criticare il Sindaco.

Siamo in trappola?

A noi in verità piace ironizzare, tal volta, non attaccare, non è nostro costume. Intanto diciamo che ci “vorrebbe un piano” per parafrasare la canzone di Marco Masini, per dire che occorre distaccarsi dalla fatwa di Stefàno che, prima di uscire di scena, ha sbolognato il progetto delle isole intelligenti a Melucci e adesso i conti tornano a Bitetti. Nella foto di copertina: un particolare di un cassonetto “intelligente” da due anni bloccato, rotto e inutilizzato (foto mia in Via Oberdan angolo di Via Duca di Genova).

 Lo so che ci vogliono risorse, per questo motivo parlo di piano di lavoro per sgombrare la “tecnologia finta” dentro la quale ci sta anche l’isola ecologica che spara i rifiuti sottoterra.

Su quanto di torbido ci sia in questa storia l’abbiamo scritto e non vogliamo tornarci su. Basta immaginare cosa significhi una tecnologia svedese che crea imbarazzo negli appalti, per essere unica produttrice, con varie esperienze fallimentari in giro per l’Europa.

Impianto di compostaggio

La questione riguarda scelte da non ripetere: cosa succede ai rifiuti organici raccolti? Dal 2010, l’impianto vicino all’inceneritore era già al massimo della capacità e mancavano strutture adeguate al compostaggio. Ora che l’inceneritore è spento, non sarebbe opportuno realizzare un vero impianto di compostaggio, molto meno costoso?

Il video documenta l’impianto che ho avviato nel 2008 durante un incarico di consulenza della durata di sei mesi, concluso con la stesura di un report finale. La fase di accelerazione di 28 giorni si svolgeva efficacemente all’interno del capannone, mentre la platea esterna destinata alla maturazione risultava assente e continua a mancare.

Il problema aziendale intoppa su un dato economico che viene sottovalutato da tutti: troppi dipendenti entrati come operatori ecologici e finiti nel gruppone di impiegati. Per una azienda di servizi è troppo. Se la forza lavoro supera il 60% del costo aziendale, questa azienda è fuori mercato.

 Lo scrissi in un libricino, Rifiuti dal buco nero dei Comuni alle Holding in Borsa, il rapporto è questo: si va dal Comune di Asti con un dipendente ogni 1919 abitanti, con Taranto all’ultimo posto con un dipendente ogni 210 abitanti.  Se fossero davvero utilizzati si vedrebbero in ogni quartiere. Il paradosso venne fuori dopo la mia uscita dall’azienda.

La Digos di Tarano, avendo letto il mio report,  mi chiamò più volte per capire perché il parente di un assessore fosse stato assunto con contratto di collaborazione con mansioni da semplice impiegato in una azienda che ne aveva centinaia.

La filiera funziona?

 

Lo scrivente non sa quanto sia stata intelligente la scelta di affidare ad un privato il centro di selezione dei rifiuti, provenienti dalla raccolta differenziata, di zona Pasquinelli (verso Statte).

Nel video, realizzato 15 anni fa, dalla scuola Perrone di Castellaneta da alunni di un corso di economia ambientale da me condotto creando Ricicla una azienda immaginaria.

Il centro di Pasquinelli garantiva di poter fare gli accordi di filiera Conai; per esempio io feci fare accordi con Corepla (sottraendola al privato) superando un groviglio oscuro perché prima l’Amiu separava e imballava e il privato riscuoteva anche i soldi dell’imballaggio oltre ad altre risorse Conai.  Sarebbe stato così anche per la carta se la cartiera in visita all’impianto disse che le balle di carta e cartone andavano sistemate al coperto.

Quante risorse perdute. Solo per la carta calcolai un milione di euro all’anno succhiati dai  privati.

Il centro di Pasquinelli risulta anche essere piattaforma (inutilizzata) per i rifiuti elettrici ed elettronici. Progetto che lanciai io nel 2010. Questa assenza penalizza i centri di raccolta, perché senza accordo con quella filiera, non si possono raccogliere tutti i RAEE e i frigoriferi e televisori stanno per strada.

Non è economia aziendale perdere il contributo Conai, la raccolta differenziata dei rifiuti diventa solo costi per il sistema pubblico a vantaggio dei privati.

Sembra che manchi nell’azienda quella cultura sui rifiuti che non è solo la separazione e l’invito ai cittadini ad essere più attenti al decoro, è qualcosa di più profondo, riguarda l’intera struttura aziendale, non è nella cultura industriale, manca  l’impiantisca pubblica, scaduta nella semplice gestione del Comune dei centri di raccolta fatti male, senza manutenzione, ridotti ad isole ecologiche ante legge. Alla prossima

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