Principale Cronaca Caso Bossetti

Caso Bossetti

Caso Bossetti: lo strapotere dell’accusa

Il caso Bossetti, l’imputato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, con una unica prova, quella del DNA è diventato con gli anni il caso più eclatante di strapotere della accusa nei confronti della difesa.

Infatti se tutti volevano che il colpevole dell’omicidio della ragazzina venisse preso, nessuno voleva che avvenisse in questo modo. E soprattutto nessuno voleva che alla difesa dell’imputato venisse negata la possibilità di prendere visione o di esaminare la prova principe per cui è stato condannato.

Si tratta delle tracce di DNA che sono state ritrovate sugli indumenti della vittima.


Tuttavia per riuscire a ricostruire l’identità del colpevole si è ricorso a un enorme e costosissimo lavoro di raccolta di DNA delle persone della zona.

Ebbene dopo sei anni è stata data copia informatica di tutto questo lavoro che tecnicamente non fa parte delle prove processuali.

Ci vorranno mesi per esaminarlo tutto. Ci porterà a delle novità su questo processo che ha diviso l’Italia in innocentisti e colpevolisti?

Il processo


Lo scopo del processo che a suo tempo diede scalpore era quello di mandare un messaggio a tutti gli autori di femminicidi: comunque vi prendiamo.

Ottima intenzione, ma oggi i femminicidi continuano e di solito gli autori vengono catturati senza fare ricorso a un sistema così complicato.

La difesa di Massimo Bossetti ha avuto copia dei tracciati delle analisi genetiche dell’indagine scientifica più grande che la storia ricordoi almeno in Italia

L’avvocato Claudio Salvagni ha ritirato i dati sul profilo genetico della vittima Yara Gambirasio e di quelli – in forma anonima – raccolti per arrivare a identificare Ignoto 1.

Il capiente hard disk contiene ora gli innumerevoli elettroferogrammi – i grafici in alta definizione e a colori – che rappresentano la sequenza delle migliaia di Dna raccolti in Val Brembana nella lunga inchiesta che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo di Bossetti.

Il materiale – documenti che lo stesso Tribunale riconosce come “non acquisiti al fascicolo dibattimentale” e aventi “anche il carattere della potenziale novità della prova” – arriva nella mani della difesa a oltre sei anni dalla richiesta.

L’elenco comprende oltre alle immagini fotografiche effettuate dal Ris di Parma su tutti i reperti analizzati, anche copia dei tracciati e dei risultati in forma anonima delle caratterizzazioni genetiche effettuate.

Avvocato Salvagni



Le stringhe – spiega l’avvocato Salvagni all’Adnkronos – riempiono ben 70 pagine, sia fronte che retro, stampate su foglie A3. Un enorme mole di dati grezzi che richiederà mesi di lavoro per uno screening completo, una ricerca da cui speriamo di recuperare dati utili per dimostrare l’innocenza di Massimo Bossetti”.

Seppur non è l’accesso all’analisi dei reperti, la conquista di oggi potrebbe risultare fondamentale in vista dell’eventuale richiesta di revisione del processo. (Adnkronos).

di Attilio Runello

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