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Mani unite per prossimità

La nostra società sta crescendo solo sull’auto-determinazione senza alcun rispetto dell’altro, di ogni diversità che contraddistingue l’essere umano quando è considerato persona degna di rispetto in ogni condizione. 

Non si può fare a meno di spaziare con la mente agli atti di violenza contro la vita e la dignità della persona che oggi, alla radice, hanno tutti come unico denominatore: l’assenza educativa del concetto di prossimità, sostituito nel tempo da quello della sopraffazione sull’altro. In tal caso ogni diversità divide e contrasta con aspetti e caratteri antropologici che ci accomunano e ci rendono in qualche modo uguali. La decadenza dell’umano che sconfina in violenze e aggressioni caratterizza questo momento storico laddove si crede ad inganni e false chimere.

Il mancato senso di una prossimità taglia fuori dalla nostra società le buone pratiche sociali, gli effetti nel tempo possono generare ogni tipo di devianza, creare condizioni di invivibilità, in ogni ambito indebolisce la nostra democrazia che oggi è la base della convivenza. Per questo occorre avere le mani unite tra di noi, in famiglia e negli spazi formativi, tra cittadini in collaborazione per vincere il malessere e tenere alto il vessillo dei contatti umani, tra le Istituzioni scolastiche che affrontano queste problematiche e si spendono quotidianamente su concetti e parametri di integrazione e di uguaglianza. Per incontrare l’altro da sé occorrono piani formativi di umana comprensione, di sviluppo di sentimenti che concorrono a vedere nell’altro un amico e non un nemico, un compagno che può aiutarti, considerarti ed esserti accanto in un momento difficile.

Educare alla cittadinanza attiva e responsabile la strada da percorrere deve partire meglio dalla conoscenza della nostra Costituzione e in modo particolare dall’articolo 2 dove la Repubblica chiarisce che accanto ai diritti inviolabili , per il cittadino c’è il dovere della solidarietà, delle mani tese verso chi non riesce ad esprimersi al meglio delle proprie capacità.  Questo percorso di cittadinanza si avvia sin dalle prime manifestazioni relazionali in famiglia e dopo curate e sviluppate nei gruppi attivi in altri luoghi e spazi formativi.

Contrastare le povertà educative si può solo in una società che sa fare rete senza alcun interesse privato, in considerazione del dato di fatto che un bambino per crescere bene e non rischiare isolamenti, chiusure o devianze, debba nutrirsi di affetti e sentimenti di reciprocità positivi, e questo accade su percorsi di mutuo-aiuto. Si comprende bene come lo spazio privilegiato delle mani unite sia lo sport, inteso come via maestra per fare scuola di prossimità, di cooperazione. Questa via diviene più mirata alla formazione se supportata da tecniche sportive in chiave di cooperazione tra volontari esperti nelle relazioni, genitori e docenti dediti all’osservazione di contatti e dialoghi, come quando a premiare non è solo chi mette il pallone in rete ma in una squadra che vince insieme, ciascuno con il proprio ruolo e capacità.

Si raggiungono nuovi traguardi sul bene comune quando poi ci mettiamo tutti in gioco come maestri di vita per le buone pratiche di vita sociale attraverso lo sport, in rete con le Associazioni di volontariato, anche sportive, con gli Istituti scolastici e le famiglie. A tal fine si possono creare opportunità mirate di gioco-sport atte a provocare nei ragazzi riflessioni su come nel gruppo si possano fare esperienze diverse, ossia di positività e gratificazione quando si è in alleanza con il più fragile. Come risposta alle buone pratiche e linguaggi affiorano sentimenti più appaganti dell’isolamento o peggio dei fenomeni di bullismo o di aggressioni. Insieme e con maggiore attenzione alle nuove generazioni, con le mani unite a quelle loro, si può raggiungere quel cambiamento che rende più accettabile e sereno il nostro piccolo mondo.

Italia Buttiglione, Presidente del Patto etico di rete ETS di Cerignola (FG)

Autrice del progetto “Percorsi di prossimità: tutti in gioco”

 

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