
Homeschooling: un fenomeno in crescita tra libertà educativa e dibattito sociale
L’homeschooling o istruzione parentale,in un’epoca in cui la pluralità delle scelte educative è garantita dal nostro ordinamento, sta conoscendo un’espansione significativa. Oggi, in Italia, si stima che siano circa 16.000 gli studenti che non frequentano una scuola pubblica o privata, ma seguono un percorso formativo direttamente da casa, sotto la guida dei genitori o di tutor qualificati.
Questa modalità educativa, perfettamente legale nel nostro Paese, è regolata dal Decreto Legislativo 62/2017, che prevede l’obbligo per i genitori di dimostrare ogni anno la possibilità di istruire i propri figli garantendo “le competenze culturali e le capacità tecniche e didattiche necessarie”, e sottoponendo i ragazzi a un esame di idoneità presso una scuola pubblica.
Ma perché tante famiglie scelgono di intraprendere questo percorso?
Le motivazioni sono molteplici. Alcuni genitori esprimono un disagio nei confronti del sistema scolastico tradizionale: ritmi considerati troppo frenetici, sovraffollamento delle classi, carenza di personalizzazione nei percorsi di apprendimento. Altri citano motivi pedagogici, religiosi o sanitari. Vi è poi un’attenzione crescente alla salute mentale degli studenti, specie dopo la pandemia, che ha rafforzato il bisogno di una didattica più umana, flessibile e inclusiva.
L’homeschooling viene descritto da molti sostenitori come un ritorno alla centralità della famiglia, che si riappropria del proprio ruolo educativo, costruendo un percorso su misura, spesso basato su approcci alternativi (Montessori, Steiner, unschooling) o fortemente interdisciplinari.
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