
Lecce, 29 Novembre 2025 – La cornice storica del Chiostro dei Domenicani a Lecce, luogo emblematico di dialogo e comunità, ha ospitato un convegno cruciale promosso da FederTerziario e UGL. Al centro della discussione: l’entrata in vigore della Legge 76/2025, che, dopo 77 anni, dà finalmente avvio all’attuazione dell’Articolo 46 della Costituzione, sancendo il diritto alla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese.La legge non è vista come un mero adempimento normativo, ma come un atto fondativo di una nuova architettura partecipativa, destinato a riscrivere le dinamiche tra capitale e lavoro in Italia, avvicinando il Paese a modelli di successo come la Mitbestimmung tedesca. La sfida, tuttavia, è duplice: normativa e culturale.
Diritto al Cuore dell’Impresa: La Rivoluzione Culturale
L’apertura dei lavori, affidata a Mauro Giliberti, ha subito inquadrato il provvedimento come una “conquista enorme”, benché parziale. La partecipazione, ha spiegato, non è un orpello, ma un meccanismo di riequilibrio che introduce controllo, trasparenza e responsabilità diffusa (Giliberti). L’esperienza della RAI, con la presenza obbligatoria di un rappresentante dei lavoratori nel CDA, è stata citata come un “laboratorio istituzionale” che dimostra la maturità di un processo decisionale condiviso.L’Avv. Giuseppe Mosa, autore del volume Diritti al cuore dell’impresa, ha sintetizzato il paradosso storico: “Dopo tre quarti di secolo, finalmente i lavoratori possono esercitare un diritto previsto dalla Costituzione. È solo l’inizio di un percorso che dovrà essere rafforzato”. Secondo Mosa, la legge è un “seme” che richiede di essere coltivato con incentivi fiscali, formazione e la volontà di superare diffidenze storiche.
La Sen. Adriana Poli Bortone ha elevato il tema a “rivoluzione culturale”. La partecipazione, nelle sue parole, deve essere “condivisione di responsabilità e utili” e non limitarsi alla sola presenza nel CdA. Il suo appello è chiaro: superare la “conflittualità permanente” in favore di un modello di cogestione in cui gli interessi di impresa e lavoratori sono interdipendenti.
Le Spaccature Politiche e la Questione Sindacale
L’approvazione della Legge 76/2025 con i soli voti della maggioranza ha messo in luce una profonda divisione nel panorama politico-sindacale.
La Critica sulla Rappresentatività
L’astensione del Partito Democratico è stata letta da Giliberti come il riflesso delle incertezze del sindacato tradizionale. Il Sen. Claudio Stefanazzi (PD) ha fornito la chiave di lettura politica: l’astensione è stata una scelta di responsabilità per non interrompere il dialogo con la CISL, pur criticando la norma per la sua mancanza di obbligatorietà, la limitatezza degli incentivi e l’esclusione delle imprese partecipate.Un punto cruciale sollevato da Stefanazzi è l’esigenza di una legislazione chiara sulla rappresentatività sindacale. Senza criteri univoci, il rischio è la proliferazione dei “sindacati pirata”, che minano il confronto su basi solide e distorcono la concorrenza.
Incentivi e Pragmatismo
Dalla maggioranza è arrivato un messaggio pragmatico. L’On. Saverio Congedo (FDI) ha confermato i lavori per l’ingegneria normativa della riforma, citando specificamente l’ipotesi di detassazione delle azioni ai dipendenti per promuovere l’azionariato diffuso. Il Sen. Roberto Marti (Lega) ha ricordato che ogni riforma è un compromesso e che l’importante è aver “aperto una finestra dopo 75 anni”, invitando a un approccio graduale.
Il Viceministro Raffaele Fitto (videomessaggio) ha poi inserito il dibattito nel quadro europeo. La partecipazione è una frontiera strategica per l’UE, fondata sui tre pilastri di capitale umano, dialogo sociale e coesione, strumenti essenziali per aumentare la competitività continentale.
La Partecipazione Oltre l’Utile: Sicurezza e Welfare
Il dibattito ha allargato il perimetro della partecipazione oltre la sfera economica. Il Sen. Tony Trevisi (FI) ha introdotto il tema irrinunciabile della sicurezza sul lavoro come prerequisito del benessere.”Non basta dividere utili: bisogna garantire salute e benessere.”– Sen. Tony Trevisi
Trevisi ha illustrato l’impegno per l’introduzione di sistemi anticollisione basati sull’Intelligenza Artificiale, chiedendo incentivi per le aziende che investono in tecnologie di prevenzione. La partecipazione deve, dunque, integrarsi con un modello di welfare aziendale evoluto.
Parallelamente, la sezione tecnica del convegno ha evidenziato le necessità operative:
- Profili Giuridici (Avv. D’Aversa): Urgono linee guida chiare su nomina dei rappresentanti e accesso alle informazioni strategiche per garantire certezza applicativa ed evitare contenziosi.
- Dimensione Economica (Dott. Montanaro): La partecipazione necessita di stabilità normativa e incentivi fiscali mirati per trasformarsi in un vero vantaggio competitivo e non in un mero obbligo.
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La Sfida di UGL e FederTerziario: Costruire dal Basso
Le conclusioni dei Segretari Nazionali hanno proiettato la discussione sul piano operativo e sindacale.
Francesco Paolo Capone (UGL) ha affermato che la legge è una “conquista che appartiene a tutti i lavoratori italiani”, definendo la partecipazione come strumento di coesione. Ha lanciato un manifesto di attuazione basato su: formazione congiunta per lavoratori e dirigenti, digitalizzazione dei processi decisionali per la trasparenza e l’integrazione con le politiche di welfare e sicurezza.
Alessandro Franco (FederTerziario) ha fornito la prospettiva d’impresa, invitando le aziende a superare i pregiudizi: coinvolgere i lavoratori significa aumentare la stabilità e la produttività. Franco ha confermato l’impegno di FederTerziario nell’accompagnare le imprese con formazione sulla governance partecipata e consulenza per i piani di partecipazione finanziaria.
Maurizio Renna (FederTerziario) e Veronica Merico (UGL Lecce) hanno ribadito la forza del dialogo tra le parti sociali (es. Fondo Italia) per creare modelli di partecipazione “dal basso”. Merico, in particolare, ha proposto la città di Lecce come “laboratorio” nazionale per l’attuazione concreta e sperimentale della legge.
In sintesi, la Legge 76/2025 segna un punto di non ritorno, ma il percorso verso un capitalismo partecipativo e una democrazia industriale matura è appena iniziato. La sua riuscita dipenderà dalla capacità di tutti gli attori – politica, imprese e sindacati – di integrare giuridico, economico e culturale in un progetto di coesione e modernizzazione per il futuro del Paese.










