
A Rutigliano un evento che tutti aspettano con ansia da anni: la riapertura del cinema – teatro.
Dal 1956 al 2009 scorrono 53 anni di storia per il cinema “L’acquario”.
Finalmente, dopo 16 anni e sei mesi di chiusura, il vecchio cinema rinasce come un moderno centro culturale polifunzionale, dal nome “Metamorfosi” (“L’Acquario” che cambia forma).
L’inaugurazione del cinema – teatro avverrà domenica 30 novembre 2025, alle ore 18.00, presso via Porta Nuova, all’esterno del teatro, con a seguire la visita degli spazi interni
In cartellone, 16 spettacoli, tra cui quello di apertura, il 7 dicembre 2025, con l’attrice Monica Guerritore e, il giorno dopo, Festa dell’Immacolata, il concerto pro ANT della “ Red Shoes Women Orchestra”, diretta da Dominga Damato.
La stagione teatrale terminerà ad aprile 2026.
Finalmente un luogo di aggregazione che confinerà il glorioso cinema “L’Acquario” nei ricordi.
Era il lontano 5 novembre 1956, quando, in via Porta Nuova, a Rutigliano, si inaugurò un nuovo cinema, mentre era ancora attivo il cinema “Vittoria”, ubicato là dove ora sorge il museo civico – archeologico “Di Donna”.
Due cinema in un paese che per tanti anni non ne ha avuto neanche uno!
Si affollano i ricordi: tante furono le figure che si alternarono nel tempo e che del cinema “L’Acquario” furono i “pilastri”, insieme alla proprietà: cassieri, maschere, operatori.
Come non ricordare il primo di questi ultimi, Peppino Debellis, in servizio dal 1955 al 1960 e, poi, titolare dello storico negozio di macchine da cucire e di elettrodomestici, a partire dagli anni ’60?
E, poi, come non ricordare Franco Valenzano (“Ciccièll(e) dù cin(e)m(e)” , proiezionista fino al 1970 e, in seguito, elettricista a tempo pieno?
Ed ancora, come non ricordare Pinuccio Carbonara (preceduto solo per un anno dal sarto Ninuccio Dell’edera) che dal 1973 al 1999, per 26 anni, occupò quel posto?
Altrettanto indimenticabile il severo Vito Romagno, “la maschera”, spauracchio di tanti ragazzi dell’epoca che, se osavano alzare un po’ la voce, si vedevano puntare addosso la luce della sua lampadina tascabile.
Vivo anche il ricordo del factotum Peppino Avella, “Peppèin(e) ù guard(e)”, ossia la guardia, dal sorriso sempre gentile.
La pittrice Grazia Dibattista ricorda così suo padre Francesco (1906-1970) “Ciccièll(e) d(e) battist(e), cassiere e maschera del locale.
“Era un papà buono; aveva un negozio di scarpe che lui stesso creava artigianalmente. Quando, poi, il negozio si chiuse, Pasquale Moccia, uno dei tre fratelli proprietari, lo chiamò all’inaugurazione del cinema “L’Acquario” e gli propose di fare il cassiere e la maschera. Incarico che lui accettò di buon grado e che portò avanti per tanti anni con impegno e passione. Noi abitavamo di fronte al cinema. Lo schermo era quello grande del Cinemascope che ha trasmesso tanti colossal come “I dieci comandamenti” (1956), “Trapezio” (1956), “I Vichinghi” (1958), “Ben – Ur” (1959), “La Bibbia” (1966) … Ed altri film, come “La dolce vita” di Fellini del 1960, quest’ultimo, mi ricordo, che programmato per parecchi giorni, fece scalpore al punto che non ci si poteva avvicinare al cinema. Erano altri tempi…”.
Tino Sorino





