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Prostata ingrossata

Prostata ingrossata: aumentano le soluzioni per il trattamento dei sintomi urinari

L’ipertrofia prostatica benigna è una condizione molto comune, che interessa circa 6 milioni di uomini italiani: circa il 50% degli over 50 e l’80% degli over 80

LECCE L’ipertrofia prostatica benigna è una condizione molto comune, che interessa circa 6 milioni di uomini italianicirca il 50% degli over 50 e l’80% degli over 80. In Puglia, regione in cui vivono circa 800.000 uomini over 50, può arrivare ad interessare quasi 400mila pazienti.

Con l’avanzare dell’età, l’ingrossamento naturale della prostata può compromettere la funzionalità delle vie urinarie inferiori, causando sintomi fastidiosi quali difficoltà e dolore durante la minzione, riduzione del flusso urinario ed esigenza di urinare spesso durante il giorno o di notte. Lo stesso tipo di sintomi urinari possono essere causati anche da un disturbo noto come stenosi del collo vescicale, una condizione anatomica per lo più congenita che si osserva invece più frequentemente negli uomini tra i 20 e i 50 anni, caratterizzata da un restringimento o occlusione a livello dell’apertura tra la vescica e l’uretra. Questi disturbi possono ridurre la qualità della vita, causando disagio nelle interazioni sociali, professionali e personali.

iTind, un dispositivo temporaneo e mininvasivo che, impiantato in pochi minuti per via uretrale, in leggera sedazione e senza l’uso di cateteri, rimodella i tessuti prostatici e del collo della vescica risolvendo i sintomi urinari e, diversamente da procedure più radicali, mantenendo l’eiaculazione.

Leonardo Salamèdirettore dell’unità operativa complessa dell’Ospedale Cardinale G. Panico di Tricase, spiega: “L’esperienza con iTind nella nostra struttura è stata positiva nel trattamento dei pazienti più giovani con stenosi del collo vescicale che non rispondono ai trattamenti farmacologici e che desiderano evitare procedure più invasive che potrebbero compromettere l’eiaculazione. Il miglioramento dei sintomi urinari è significativo e consente di ottenere benefici duraturi senza farmaci. Viene ampliato così lo spettro delle terapie mininvasive disponibili per i sintomi del basso tratto urinario: resta fondamentale il dialogo pre-impianto con l’urologo, per individuare al meglio, in base alle caratteristiche anatomiche del paziente, alla sua età e all’impatto dei sintomi sulla sua qualità di vita la soluzione più adeguata.”

Il dispositivo iTind

iTind è realizzato in nitinol, una lega di nichel e titanio con memoria di forma capace cioè di recuperare la propria configurazione originale dopo essere stata deformata. Il dispositivo, introdotto attraverso una sonda in forma ripiegata, si apre a “ombrello” all’interno dell’uretra prostatica. La procedura d’inserimento, in anestesia locale o lieve sedazione, dura 5-10 minuti e il paziente può tornare a casa poco dopo. Il dispositivo rimane in posizione per 5-7 giorni, esercitando una compressione meccanica che rimodella i tessuti prostatici e del collo della vescica, ricreando delicatamente i canali per consentire la fuoriuscita fisiologica dell’urina. iTind viene poi rimosso in ambulatorio, senza richiedere un catetere.

In caso di ipertrofia prostatica, l’impianto di iTind è indicato per soggetti con un volume prostatico inferiore ai 60ml, con una buona funzionalità della vescica e che non presentino lobo mediano ostruttivo. Il dispositivo può essere utilizzato anche nei pazienti giovani con collo vescicale alto o ostruzione primitiva del collo vescicale.

Studi clinici peer-reviewed hanno confermato la sicurezza e l’efficacia del dispositivo con risultati positivi fino a 6,6 anni dopo il trattamento[1]. È fondamentale che ogni paziente si confronti con il proprio specialista urologo, per valutare in modo personalizzato la soluzione terapeutica più appropriata ai suoi sintomi, in base alle caratteristiche anatomiche, alle esigenze individuali e alla sua storia clinica.

LE OPZIONI DI TRATTAMENTO: COME SONO CAMBIATE?

Oggi le opzioni terapeutiche per i sintomi urinari sono numerose e variano per invasività. Nei casi lievi si può optare per la “vigile attesa”, monitorando i sintomi e adottando uno stile di vita sano. Quando serve un intervento farmacologico, spesso si ricorre ad alfa-bloccanti per rilassare i muscoli e facilitare la minzione, o a inibitori della alfa-riduttasi per ridurre il volume prostatico, pur con possibili effetti collaterali. Negli ultimi anni sono state introdotte anche soluzioni mininvasive come impianti metallici e stent prostatici temporanei, impiantabili in leggera sedazione senza l’utilizzo di cateteri.
Questi dispositivi, progettati per essere rimossi dopo un breve periodo di permanenza, consentono di ripristinare il flusso urinario senza alterare in modo permanente l’anatomia prostatica, con un impatto minimo sulla qualità della vita e la possibilità di mantenere la funzione eiaculatoria. Accanto a queste opzioni, sono disponibili anche termoterapie che sfruttano calore (radiofrequenze, microonde, vapore) e tecniche laser, che riducono il rischio di sanguinamento rispetto alla chirurgia tradizionale. Nei casi avanzati, con ipertrofia della prostata, la HoLEP (adenomectomia protastica trans uretrale con laser ad holmio) resta il “gold standard” per risultati a lungo termine, pur comportando tempi di mantenendo mininvasività e tempi di recupero più brevi.  La scelta del trattamento dipende dalla gravità dei sintomi, dal volume della prostata, dall’età e dalle condizioni generali del paziente. È fondamentale affidarsi allo specialista in urologia per individuare la soluzione più adatta, valutando attentamente la storia clinica, rischi, benefici e tempi di recupero.

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