
Le dimissioni anticipate della deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene dalla Georgia scuotono i fragili equilibri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti e complicano ulteriormente la strada dei repubblicani verso le elezioni di medio termine del 2026. Greene stessa, lunedì, ha ammesso come la sua uscita anticipata possa avere effetti significativi sulla maggioranza del partito. Oggi i repubblicani controllano 219 seggi, mentre i democratici ne detengono 213. Nei prossimi mesi, tre elezioni straordinarie si prospettano decisive: un seggio repubblicano in Tennessee e due seggi democratici in Texas e nel New Jersey. Con l’addio di Greene previsto per gennaio, anche il governatore della Georgia, Brian Kemp, dovrà indire un’elezione speciale per colmare il vuoto fino alla fine del mandato. Se i democratici riuscissero a mantenere i loro seggi e a conquistare il Tennessee, la maggioranza repubblicana si ridurrebbe a soli tre voti, 219-216, esponendo il partito a possibili sconfitte strategiche e a un periodo di instabilità politica.
USA: le dimissioni di Greene scuotono i repubblicani alla Camera
Greene non ha risparmiato critiche ai colleghi del suo stesso partito, accusati di concentrarsi su giochi di lealtà piuttosto che sulle esigenze concrete degli americani: lavoro, salari, sicurezza economica e gestione del debito pubblico. “Ora che i membri della Camera stanno cambiando marcia e si preparano a combattere per la propria sopravvivenza politica, la nostra maggioranza legislativa è stata in gran parte sprecata”, ha scritto, prevedendo un ritorno dello stallo e della conflittualità interna dopo le elezioni di medio termine. Sul fronte elettorale, il Texas aggiunge ulteriori incognite. La ridefinizione dei distretti congressuali, che ha ridisegnato 37 dei 38 collegi, potrebbe favorire fino a cinque seggi democratici, ma un tribunale federale ha dichiarato la mappa discriminatoria e incostituzionale. La Corte Suprema ha sospeso temporaneamente la sentenza, consentendo allo Stato di presentare ricorso. In questo scenario complesso, ogni elezione straordinaria, ogni seggio conteso e ogni manovra politica può cambiare il destino della maggioranza repubblicana alla Camera, rendendo il 2026 un banco di prova cruciale per il partito.
Foto – Il Post





