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Taranto, ciao amore ciao

Taranto - tre giovano con libri e valigie in partenza
Giovani che partono da Taranto

Taranto, ciao amore, ciao: la città che saluta i suoi giovani

di Alessandro Joseph Pastore

Ogni anno migliaia di ragazzi lasciano Taranto per studiare o lavorare altrove. L’università in città esiste, ma manca un vero polo capace di trattenere e attrarre. Il Palazzo degli Uffici è l’occasione: la città saprà coglierla?

A Taranto c’è un’immagine che si ripete come un rito: la stazione piena di ragazzi che partono. Valigie, abbracci, treni in corsa. È una scena che ormai non sorprende più nessuno, ma che racconta una ferita profonda. I giovani lasciano la città non per disamore, non per spirito d’avventura, ma perché qui spesso non trovano lo spazio per costruire il proprio futuro. La cosiddetta fuga dei cervelli, a Taranto, non è una formula: è una perdita lenta e concreta. La si legge nelle scelte quotidiane degli studenti che vanno a studiare altrove e dei lavoratori qualificati che cercano opportunità che qui non trovano. È un fenomeno che la città conosce bene, ma che continua a ripetersi immutato, anno dopo anno.

L’UNIVERSITÀ C’È, MA TARANTO NON È ANCORA UNA CITTÀ UNIVERSITARIA

 

È giusto chiarirlo: l’università a Taranto c’è, ed è quella dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, con sedi e corsi che negli anni hanno permesso a molti giovani di restare. Giurisprudenza, Scienze della Formazione, percorsi sanitari, Economia: una presenza reale, formativa, importante. Non è qui il problema. Non è una critica all’Aldo Moro né alla qualità dei corsi. Il punto è un altro: pur avendo sedi attive, Taranto non ha un polo universitario unico, centrale, riconoscibile, uno spazio che faccia sentire gli studenti parte di una vera città universitaria. Manca un luogo simbolico, una casa unica dove la vita accademica possa consolidarsi e crescere. Una città universitaria non è fatta solo di corsi: è fatta da un’identità, da un luogo che la rappresenti. Questo oggi a Taranto non c’è.

IL PALAZZO DEGLI UFFICI: L’OCCASIONE CHE NON PUÒ RESTARE SOSPESA

E questo luogo potrebbe essere proprio il Palazzo degli Uffici, un gigante storico nel cuore del Borgo Umbertino. Un edificio imponente, prezioso, che ha tutto per diventare il centro culturale e universitario che manca. Le risorse non sono un ostacolo: 20 milioni di euro dal Ministero della Cultura e 5,8 milioni dal Comune, per un totale di 25,8 milioni destinati alla sua rinascita. Il progetto è stato avviato con una prima fase dedicata alle facciate, all’illuminazione e alla riqualificazione delle piazze esterne. Ma la parte decisiva è un’altra: gli interni. È lì che si decide il destino del Palazzo. In documenti preliminari si era ipotizzata la presenza di aule universitarie al secondo piano: non una nuova università, ma una casa moderna e prestigiosa per quella che già opera in città. Un’idea logica, necessaria, capace di rafforzare e valorizzare l’offerta esistente. Poi però è calato il silenzio. Nessuna conferma, nessun cronoprogramma per i lavori interni, nessuna scelta definitiva. E senza quegli spazi, il Palazzo rischia di diventare un’opera bella fuori ma vuota dentro, l’ennesima occasione sospesa.

TORNARE A SCEGLIERE TARANTO: IL MOMENTO È ADESSO

Il nodo, quindi, non è l’assenza di università, né la qualità dei corsi, né le risorse economiche. Il vero problema è che Taranto non ha ancora fatto il salto da “città con sedi universitarie” a città universitaria vera e propria, come molte realtà del Sud sono riuscite a fare con ottimi risultati. Questo salto passa inevitabilmente per una scelta chiara sul destino del Palazzo degli Uffici: trasformarlo nel polo che oggi manca. Un luogo riconoscibile, forte, centrale, capace di trattenere i giovani e di attirarne di nuovi. Il Palazzo degli Uffici potrebbe diventare la risposta concreta alla perdita delle nuove generazioni, offrendo stabilità, identità e opportunità a chi oggi si sente costretto a partire. Taranto ha tutto: ha i giovani, ha l’università, ha un edificio straordinario. Quello che manca è trasformare le potenzialità in decisioni. E farlo adesso, prima che l’ennesima generazione salga su un treno che potrebbe non riportarla più indietro.

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