Principale Ambiente & Salute ASL Lecce e istituzioni rafforzano la prevenzione della violenza di genere un...

ASL Lecce e istituzioni rafforzano la prevenzione della violenza di genere un impegno concreto per donne e minori

Un modello integrato di tutela e prevenzione per donne e minori vittime di violenza, tra ospedale, centri antiviolenza e istituzioni.

ph d.t.www.corrierepl.it

Il 25 novembre 2025, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, il Polo Didattico dell’ASL di Lecce ha ospitato la conferenza intitolata “La rete antiviolenza e il Percorso Rosa in Ospedale”, un evento di grande rilevanza civile, sociale e istituzionale. La giornata ha rappresentato un momento strategico di incontro tra diverse realtà professionali e istituzionali, riunendo medici, psicologi, assistenti sociali, operatori dei Centri Antiviolenza, rappresentanti delle forze dell’ordine, magistrati e membri della rete territoriale. L’obiettivo dichiarato dell’iniziativa è stato quello di rafforzare la tutela delle donne e dei minori vittime di violenza, promuovendo un modello integrato di protezione basato su formazione, coordinamento e interventi tempestivi.

Durante l’incontro, i partecipanti hanno avuto l’occasione di condividere esperienze concrete, analizzare criticità operative e illustrare strumenti innovativi per la gestione dei casi di violenza di genere, consolidando sinergie professionali fondamentali. La conferenza ha sottolineato quanto la formazione continua del personale sanitario e la creazione di una rete integrata di servizi rappresentino condizioni imprescindibili per identificare precocemente situazioni di rischio, attivare percorsi protetti e ridurre l’impatto fisico, psicologico ed emotivo della violenza sulle vittime.

Un fenomeno complesso che richiede un approccio multidisciplinare

La violenza di genere non può essere affrontata come un’emergenza episodica: si tratta di un fenomeno strutturale e radicato, che attraversa trasversalmente tutti gli strati della società e colpisce individui di ogni età, estrazione sociale e cultura. Come emerso dai lavori della conferenza, la gestione efficace dei casi richiede competenze integrate, che spaziano dalla clinica alla psicologia, dal diritto al lavoro sociale, e una stretta collaborazione tra Pronto Soccorso, Centri Antiviolenza, forze dell’ordine e magistratura.

L’ASL di Lecce ha ribadito il suo impegno nel costruire un modello territoriale avanzato, fondato su procedure uniformi e strumenti condivisi, in grado di ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi e assicurare risposte realmente centrali sulle esigenze delle donne e dei minori coinvolti. Tale approccio non solo facilita l’intercettazione precoce dei segnali di violenza, ma permette anche di monitorare il fenomeno nel tempo, identificare punti critici e migliorare l’efficacia degli interventi.

I dati del 2024: un quadro preoccupante al DEA “Vito Fazzi”

L’analisi dei casi trattati al DEA “Vito Fazzi” nel corso del 2024 restituisce una fotografia chiara e allarmante della violenza di genere sul territorio. Sono state 44 le donne coinvolte, con un’età compresa tra i 5 e gli 82 anni e un’età media di 35 anni, confermando che la violenza colpisce tutte le fasce di età, dalle bambine alle anziane. La provenienza delle vittime indica che il 75,6% risiede nella provincia di Lecce, il 4,9% proviene dalla provincia di Bari e il 19,6% da Paesi esteri, evidenziando la necessità di percorsi di accoglienza culturalmente sensibili e capaci di superare barriere linguistiche, sociali e giuridiche.

La quasi totalità delle donne (95,2%) ha effettuato un solo accesso al pronto soccorso, mentre solo il 57,9% ha sporto denuncia, dati che segnalano come molte vittime, pur ricorrendo alle cure sanitarie, non si sentano pronte o sicure nel denunciare l’abuso subito. Gli autori della violenza sono prevalentemente compagni (29,5%) o conoscenti (22,7%), mentre in minor misura si tratta di sconosciuti (9,1%) o parenti (4,5%), confermando come la violenza sia spesso radicata nei contesti domestici e relazionali.

Le tipologie di abuso più comuni comprendono percosse (61,5%) e violenza sessuale (23,1%), ma non mancano forme di violenza psicologica (9,6%), economica (3,8%) o violenza durante la gravidanza (1,9%). Le conseguenze cliniche documentate includono ecchimosi, lacerazioni, contusioni, fratture e ustioni, testimoniando l’impatto immediato e diretto sulla salute fisica e psicologica delle donne. Nei primi mesi del 2025, 36 nuove denunce confermano la necessità urgente di rafforzare la rete di protezione e supporto, evidenziando come il fenomeno non dia segnali di diminuzione.

Formazione e ruolo della sanità pubblica

La dottoressa Tornese, della Direzione Strategica ASL Lecce, ha aperto la conferenza ribadendo che l’ospedale deve essere più di un luogo di cura: deve configurarsi come presidio sicuro e consapevole, in grado di riconoscere precocemente i segnali di violenza, accogliere senza giudizio e orientare le donne verso percorsi di protezione adeguati. “La violenza contro le donne non è un’emergenza episodica, ma una sfida strutturale”, ha dichiarato, sottolineando l’importanza di alleanze stabili e durature tra ospedali, Centri Antiviolenza, forze dell’ordine e magistratura.

La dottoressa De Matteis, della Fondazione Onda, ha illustrato l’iniziativa dei Bollini Rosa, che premiano gli ospedali impegnati nello sviluppo di percorsi dedicati alle donne, promuovendo cultura, prevenzione e qualità dei servizi. I Bollini Rosa rappresentano uno strumento continuo di stimolo alla formazione del personale, al miglioramento dei protocolli e all’accessibilità delle cure, con un’attenzione particolare alla sensibilizzazione durante la settimana nazionale contro la violenza di genere.

Protocolli e percorsi integrati di tutela

La dottoressa F. Cafarella ha approfondito il ruolo dei protocolli ASL nel garantire percorsi di tutela completi, evidenziando come la violenza non colpisca solo le donne, ma anche i bambini testimoni degli abusi, con effetti a lungo termine sullo sviluppo psicologico e sociale. Tra le principali iniziative dell’ASL si ricordano: delibere e percorsi assistenti, progetto Ipazia e Monitor Antiviolenza, opuscoli informativi e mappatura dei servizi della rete territoriale.

La collaborazione tra ospedale e autorità giudiziaria è fondamentale per ridurre la cosiddetta vittimizzazione secondaria, cioè il trauma aggiuntivo subito quando la donna non viene creduta o non riceve supporto adeguato. Il Tavolo Interistituzionale anti-violenza è nato proprio per affrontare fenomeni complessi, migliorare la gestione dei casi e garantire interventi rapidi e coerenti, evitando ulteriori traumi e promuovendo la fiducia nelle istituzioni.

La violenza sommersa e la necessità di intercettare segnali precoci

Come ricordato dalla dottoressa Scotto di Carlo, i casi rilevati rappresentano solo la punta dell’iceberg: molte donne non denunciano per paura, dipendenza economica o emotiva, sfiducia nelle istituzioni o mancato riconoscimento della gravità degli abusi. La formazione continua del personale sanitario è quindi essenziale per individuare segnali sottili di violenza, come cambiamenti comportamentali, segni fisici inspiegabili o atteggiamenti di paura e controllo, consentendo interventi tempestivi e prevenendo episodi più gravi.

Il dottor D’Angelo, del 118, ha sottolineato come gli omicidi domestici restino costanti nel tempo, evidenziando l’urgenza di strategie educative, sociali e istituzionali continuative, in grado di intervenire sia a livello preventivo sia a supporto delle vittime. La dottoressa Ciccarone (CAV) ha messo in luce criticità nei percorsi ospedalieri, tra cui la mancanza di continuità tra reparti e servizi esterni e la gestione delle dimissioni senza collegamento diretto con i Centri Antiviolenza, suggerendo il rafforzamento dei protocolli e della comunicazione per ridurre i vuoti assistenziali.

L’ispettore Melcarne ha presentato strumenti operativi avanzati, come la Direttiva Procura 814 e la piattaforma digitale Scudo, che consentono la condivisione immediata delle informazioni e l’attivazione rapida di misure di tutela, rendendo più efficiente la risposta integrata tra forze dell’ordine e servizi sanitari.

Una rete integrata per protezione e continuità

L’ASL Lecce investe costantemente nella costruzione di una rete territoriale solida e integrata, basata su protocolli condivisi, progetti dedicati come Ipazia e mappatura dettagliata dei servizi disponibili. Questo approccio consente di monitorare sistematicamente il fenomeno della violenza di genere, standardizzare le procedure operative, ridurre la vittimizzazione secondaria e garantire protezione continua alle donne e ai minori coinvolti.

Proteggere, credere, accompagnare: un impegno quotidiano della comunità

Il 25 novembre, dunque, non è solo una giornata di commemorazione, ma un richiamo all’azione concreta e quotidiana. Proteggere significa attivare immediatamente tutti gli strumenti disponibili per garantire la sicurezza fisica ed emotiva delle vittime; credere implica accogliere senza giudizio, riconoscendo che la fiducia rappresenta spesso la prima barriera da superare; accompagnare vuol dire offrire sostegno costante, assistenza sanitaria competente, orientamento legale chiaro e supporto sociale fino al completo raggiungimento dell’autonomia e della sicurezza.

Interrompere la solitudine delle donne che subiscono violenza significa avviare percorsi concreti di liberazione e ripristino dei diritti fondamentali. L’obiettivo finale è costruire una comunità consapevole, capace di riconoscere, prevenire e contrastare ogni forma di abuso, restituendo sicurezza, dignità e libertà alle donne e ai minori, senza tollerare silenzi né delegare responsabilità

LASCIA UNA RISPOSTA

Inserisci il tuo commento, grazie!
Inserisci il tuo nome qui, grazie

CAPTCHA ImageChange Image

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.