
A un secolo dalla pubblicazione de Il Processo, l’opera di Franz Kafka continua a costituire un punto di riferimento imprescindibile per analizzare criticamente l’effettività delle garanzie del giusto processo nell’ordinamento italiano. L’immagine di Joseph K., risucchiato in un labirinto giudiziario oscuro e incomprensibile, resta una metafora potente delle disfunzioni che possono ancora annidarsi nelle moderne procedure.
Il convegno organizzato il 21 novembre 2025 dalla Camera Civile Salentina presso la Corte d’Appello di Lecce, sotto la moderazione dell’avv. Salvatore Donadei, ha offerto un’occasione preziosa per una riflessione interdisciplinare che ha intrecciato diritto romano, diritto penale, teoria del processo, pedagogia giuridica e testimonianze dirette.
L’iniziativa ha reso possibile una ricognizione ampia, illuminata dagli artt. 24 e 111 della Costituzione, dall’art. 6 CEDU, dalle pronunce della Corte costituzionale e della Corte EDU e dai contributi di autori cardine come Chiovenda, Cappelletti, Ferrajoli, Dworkin e Rawls.
Lecce tra diritto e letteratura: un convegno che interroga il presente
Di fronte a un pubblico numeroso hanno offerto le proprie riflessioniProf.ssa Francesca Lamberti (Diritto romano, UniSalento), che ha ricostruito le radici storiche del controllo sul potere giudiziario;
Prof. Giulio De Simone (Diritto penale, UniSalento), che ha individuato elementi kafkiani ancora riconoscibili nelle dinamiche penali odierne;
Prof. Marco Piccinno (Pedagogia sperimentale, UniSalento), che ha messo a fuoco la distanza – mai totalmente colmabile – tra verità reale e verità processuale;
Dott. Stefano Sernia, magistrato di sorveglianza, che ha richiamato avvocati e magistrati a un rinnovato senso di responsabilità professionale e culturale.
Un ruolo significativo è stato svolto dagli studenti del Liceo Palmieri e dell’Università del Salento, protagonisti di interventi maturi e pertinenti, capaci di trasformare il convegno in un autentico momento di formazione civica. Le loro domande – spesso incentrate sulla ricerca della verità e sull’imparzialità – hanno mostrato come il tema della giustizia sia profondamente sentito anche dalle nuove generazioni.
Di forte impatto è stata la testimonianza dell’ex senatore Stefano Esposito, rimasto 2589 giorni sotto indagine prima di essere assolto con formula piena. La sua esperienza ha reso evidente quanto la durata irragionevole, l’asimmetria investigativa e l’assenza di strumenti correttivi efficaci possano generare fratture personali e istituzionali, rilanciando la necessità di una riforma che assicuri tempi certi e tutela effettiva della dignità dell’indagato.
Dalle radici romanistiche alla Costituzione: come nasce il giusto processo
La relazione della Prof.ssa Lamberti ha ricordato che l’idea di un processo non arbitrario affonda le sue radici nel diritto romano, dove istituti come la provocatio ad populum e le prime forme di impugnazione ponevano limiti all’arbitrium iudicis.
È su queste basi storiche che si innestano le garanzie costituzionali:
- art. 111 Cost. – contraddittorio, imparzialità, ragionevole durata;
- art. 24 Cost. – diritto di difesa in ogni stato e grado;
- art. 6 CEDU – equo processo, pubblicità, termine ragionevole.
La riflessione dottrinale – da Chiovenda a Cappelletti – ha mostrato come le regole procedurali siano strumenti sostanziali di tutela, mentre Ferrajoli ha sottolineato la complementarità tra legalità sostanziale e legalità procedurale.
Le nullità previste dal codice di rito, l’obbligo di motivazione e la centralità del contraddittorio costituiscono così gli anticorpi predisposti dall’ordinamento per evitare derive opache come quelle immortalate da Kafka.
Il procedimento penale davanti allo specchio di Kafka
Il Prof. De Simone ha evidenziato come Il Processo metta in luce criticità che, sotto forme diverse, possono ancora riaffiorare nel sistema penale contemporaneo.
Conoscere l’accusa: un diritto fondamentale
L’incertezza che tormenta Joseph K. è inconciliabile con:
- artt. 24 Cost. e 6 CEDU;
- artt. 369 e 415-bis c.p.p.;
- la giurisprudenza della Corte EDU (tra cui Pélissier e Sassi c. Francia, 1999).
La chiarezza della contestazione è prerequisito essenziale per l’effettività della difesa.
La parità delle armi come requisito di equità
La sproporzione tra accusa e difesa richiama l’art. 111, co. 2, Cost. e la sentenza Imbrioscia c. Svizzera (1993), che impone un’assistenza difensiva concreta, non meramente formale.
La vicenda Esposito ha riaperto il dibattito sull’insufficienza dei mezzi a disposizione della difesa rispetto a quelli dell’accusa.
Durata ragionevole: il tempo come fattore di giustizia
La sospensione indefinita vissuta da Joseph K. trova eco:
- nell’art. 111, co. 2, Cost.;
- nel filone giurisprudenziale della Corte EDU (Scordino c. Italia, 2006);
- nella sentenza n. 24/2005 della Corte costituzionale.
Un processo che dura troppo non è solo inefficiente: è ingiusto.
Giovani e giustizia: un dialogo che costruisce cultura costituzionale
La partecipazione attiva degli studenti ha riconferito al convegno una dimensione educativa preziosa. Le loro domande hanno mostrato come il tema del processo equo non sia un terreno riservato agli specialisti, ma parte integrante della formazione del cittadino.
Il confronto generazionale diventa così un motore di rinnovamento culturale: la giustizia non esiste senza consapevolezza, e la consapevolezza nasce dal dialogo.
Kafka come bussola: criticità, riforme e responsabilità
Rileggere Kafka oggi non significa indulgere al pessimismo, ma assumere un metodo critico. Il Processo diventa un paradigma utile per individuare opacità, lentezze, asimmetrie e formalismi che rischiano di allontanare il processo dal suo fine: garantire diritti, non sacrificarli.
Alla luce degli artt. 111 Cost. e 6 CEDU, il processo deve essere uno spazio di verità, ma anche di dignità, trasparenza e ragionevolezza.
La domanda che Kafka lascia in eredità è ancora attuale:
il sistema giudiziario è davvero comprensibile, accessibile e umano per chi lo attraversa?
La risposta dipende dalla capacità collettiva – di avvocati, magistrati, accademici, legislatori – di trasformare la critica in riforma, la consapevolezza in responsabilità, la letteratura in garanzia effettiva.







