
L’ultima controversia tra Edi Rama e il governo britannico non è solo uno scontro verbale tra un primo ministro straniero e il ministro degli Interni del Regno Unito: è il sintomo di qualcosa di più profondo, che riguarda il rapporto tra politica, immigrazione e responsabilità istituzionale. Shabana Mahmood ha annunciato l’intenzione di espellere centinaia di famiglie albanesi che hanno avuto respinta la domanda di asilo, citando “circa 700 famiglie” che vivono in alloggi finanziati dallo Stato. Rama ha risposto con durezza, accusando la ministra di aver adottato una retorica “populista di estrema destra”. Una frase che pesa, soprattutto perché rivolta a un’esponente laburista, non certo a un politico conservatore in cerca di consenso facile. Ma la sostanza del problema è un’altra: la scelta deliberata di etnicizzare il discorso sull’immigrazione, isolando una comunità specifica — gli albanesi — come se fosse essa stessa la chiave di un sistema che non funziona.
Rama contro il Regno Unito: ‘Espellere gli albanesi è retorica populista’
Il punto non è negare che uno Stato abbia il diritto — anzi, il dovere — di gestire i casi di asilo respinti. Il punto è come lo fa. E il Regno Unito, di fronte a un’opinione pubblica disillusa e un ecosistema politico ancora sotto shock post-Brexit, sta scivolando verso una narrazione che rischia di trasformare un tema amministrativo in un simbolo identitario. Rama, da parte sua, ricorda un fatto scomodo: gli arrivi irregolari di migranti albanesi sono praticamente crollati da due anni, grazie proprio alla cooperazione con Londra. Per questo — sostiene — prendere di mira gli albanesi oggi è una mossa non solo ingiustificata, ma controproducente. Una visione condivisibile: continuare a presentare gli albanesi come un “problema” alimenta stigmi, indebolisce la fiducia e apre spazio a gruppi estremisti che prosperano proprio su questo terreno. E c’è un altro nodo che Mahmood non può ignorare: il malcontento interno al Partito Laburista. Oltre venti parlamentari hanno espresso dubbi sulla linea dura del Ministero dell’Interno, segno che il confine tra fermezza e populismo può diventare pericolosamente sottile. La verità è che il Regno Unito si trova oggi stretto fra due esigenze: mostrare di avere il controllo dell’immigrazione e ricostruire credibilità istituzionale dopo anni di caos politico. Ma colpire una comunità alleata — l’Albania è uno dei partner più cooperativi in Europa sul tema — rischia di erodere una delle poche relazioni bilaterali che negli ultimi anni hanno funzionato. La domanda di fondo resta aperta: fino a che punto un governo può usare la retorica dell’emergenza per coprire le lacune strutturali del proprio sistema di asilo? Se la risposta è: “fino a prendere di mira poche centinaia di famiglie come se fossero una minaccia nazionale”, allora la politica britannica ha imboccato una strada che porta lontano dalla competenza e molto vicino alla demagogia. Rama, con il suo attacco diretto, ci ricorda una verità elementare ma spesso ignorata: la politica non può essere costruita sullo stereotipo di un’etnia senza pagarne il prezzo morale — e, prima o poi, anche geopolitico. In fondo, la scelta è semplice: gestire l’immigrazione con serietà o farne un’arma retorica. Il Regno Unito sembra aver scelto la seconda opzione. E il conto, come sempre, lo pagheranno i più vulnerabili.
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