
“Pagellae de Medio Aevo” a cura di Franco Faggiano
Il 18 novembre del 1307, la leggenda narra che Guglielmo Tell, figura che occupa un posto centrale nell’immaginario storico e letterario svizzero, scoccò un dardo per colpire una mela sul capo di suo figlio.
Tradizionalmente descritto come il patriota che nel XIV secolo avrebbe sfidato il potere asburgico ribellandosi al balivo Hermann Gessler, Tell è divenuto il simbolo della libertà elvetica. Con il passare del tempo, tuttavia, il suo profilo iconografico è stato spesso deformato, al punto da essere comunemente rappresentato come arciere. In realtà, le più antiche e autorevoli tradizioni lo identificano come balestriere, ruolo più coerente con la tecnologia militare dell’epoca e con le narrazioni medievali svizzere.
Le prime attestazioni scritte della leggenda risalgono alla “Weisse Buch von Sarnen” (Libro Bianco di Sarnen), compilato intorno al 1470 da Hans Schriber. In questo manoscritto, Tell viene presentato come un abile tiratore che utilizza una balestra, arma ben più diffusa dei lunghi archi nelle regioni alpine del tardo Medioevo. È con essa che compie l’impresa più famosa: il tiro alla mela posta sul capo del figlio Walther, prova imposta da Gessler come punizione per aver rifiutato di inchinarsi al cappello ducale.
La trasformazione di Tell in arciere avviene in epoche successive, in particolare tra XVIII e XIX secolo, quando la sua figura viene recuperata e reinterpretata in chiave romantica. Una tappa fondamentale è la rielaborazione di Friedrich Schiller nella sua tragedia Wilhelm Tell (1804), opera che contribuisce enormemente alla diffusione internazionale del mito. Pur mantenendo la balestra come arma distintiva, le numerose rappresentazioni artistiche derivate dalla versione schilleriana hanno spesso confuso o modificato questo dettaglio, privilegiando l’arco per ragioni estetico-simboliche.
È importante sottolineare che gli storici moderni considerano la figura di Tell come non documentabile sul piano strettamente storico: egli rappresenta probabilmente un eroe leggendario costruito per incarnare ideali comunitari e valori resistenziali in epoca di forte identità cantonale. Tuttavia, la sua funzione simbolica resta intatta. Che si tratti di un personaggio reale o di un mito politico, Tell è divenuto il modello del cittadino libero, pronto a difendere l’autonomia della propria terra contro ogni forma di tirannia.
La distinzione tra balestriere e arciere non è dunque soltanto un dettaglio tecnico: è parte integrante del contesto storico in cui la leggenda si sviluppa e rappresenta un elemento utile per cogliere la complessità dell’eroe nazionale svizzero e delle trasformazioni culturali che ne hanno modellato l’immagine.
Fonti bibliografiche
Schriber, Hans. Weisses Buch von Sarnen. ca. 1470. (Edizioni moderne disponibili in vari studi storici svizzeri).
Schiller, Friedrich. Wilhelm Tell. 1804.
Luthi, Max. Folclore svizzero e tradizioni popolari. Zurigo: Atlantis Verlag, 1947.
Im Hof, Ulrich. La Svizzera nell’Europa moderna. Bologna: il Mulino, 1992.
Holenstein, André. Mitten in Europa: Verflechtung und Abgrenzung in der Schweizer Geschichte. Baden: Hier + Jetzt, 2014.
Hug, Peter. Wilhelm Tell: Geschichte und Mythos. Zürich: Verlag Neue Zürcher Zeitung, 2001.





