
L’attentato suicida che l’11 novembre ha insanguinato Islamabad, causando una dozzina di vittime e decine di feriti, rischia di innescare una pericolosa spirale di tensione tra Pakistan e Afghanistan. L’attacco, rivendicato da militanti legati al Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP), ha riaperto una ferita mai davvero rimarginata: quella del confine afghano, dove da anni convivono – e spesso collidono – interessi, milizie e fragili equilibri politici. Il governo di Islamabad, ancora scosso da un colpo al cuore della propria capitale, ha puntato il dito contro “elementi afghani” accusati di fornire rifugio ai militanti responsabili. Una dichiarazione che ha subito irritato Kabul, dove i Talebani respingono le accuse e parlano di propaganda “strumentale”. Ma la tensione non è solo retorica. Da settimane, gli scontri a fuoco lungo la frontiera e la crescente presenza militare pakistana nella regione di Khyber Pakhtunkhwa fanno temere un’escalation su vasta scala.
Pakistan e Afghanistan sull’orlo di una nuova crisi regionale
La frattura tra i due Paesi, entrambi formalmente musulmani e legati da storia e cultura, affonda le radici nella geografia del potere post-ritiro occidentale dall’Afghanistan. Da quando i Talebani hanno ripreso il controllo di Kabul nel 2021, Islamabad ha cercato di mantenere un rapporto pragmatico, confidando che un governo “amico” avrebbe garantito la sicurezza dei propri confini. Invece, il contrario è accaduto: il TTP – cugino ideologico dei Talebani afghani – ha trovato nuove sponde oltre la linea Durand, colpendo obiettivi militari e civili pakistani con crescente impunità. Oggi il Pakistan, attraversato da una grave crisi economica e politica, non può permettersi una guerra, ma nemmeno restare inerme. Il ministro della Difesa ha parlato apertamente di “stato di guerra”, mentre il premier tenta la via del dialogo, invitando Kabul a cooperare per “neutralizzare i gruppi terroristi transfrontalieri”. Tuttavia, la fiducia è ormai logora. Dietro la tensione, si nasconde una partita più ampia: quella dell’influenza regionale. L’Afghanistan dei Talebani non vuole apparire succube di Islamabad, mentre il Pakistan non può accettare che un Paese confinante diventi santuario del terrorismo anti-pakistano. A complicare il quadro, la presenza di interessi esterni – dall’Iran alla Cina – che osservano con attenzione ogni mossa, preoccupati per la stabilità di un corridoio strategico dell’Asia meridionale. Se prevarrà la logica della ritorsione, la regione rischia di ripiombare in una stagione di violenza senza controllo. Ma se Islamabad e Kabul troveranno la forza di sedersi allo stesso tavolo, la tragedia di Islamabad potrebbe trasformarsi, paradossalmente, in un’occasione per ridefinire una convivenza necessaria.
Per ora, però, il confine resta incandescente, e la pace, ancora una volta, sembra un miraggio oltre le montagne dell’Hindu Kush.
Immagine- Pixabay






