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La musica, voce dell’anima

Lucia Mastromarino, un'artista che vive di musica
Foto di Lucia Mastromarino

In un’intervista Lucia Mastromarino si racconta. E scopriamo la donna, l’artista che ci parla della sua vita dedicata alla musica e al Belcanto

Tutto in lei è spontaneità, immediatezza e, soprattutto, amore per la musica. Un rapporto simbiotico che implica un impegno costante, una ricerca continua di quella perfezione che necessita di  uno studio incessante. Quasi un confronto con se stessa e con la sua anima, che, come dice lei stessa, è la musica.

L’impegno, gli studi, i successi

I suoi successi? Tanti. Dalla Scala alla Fenice, dal Teatro dell’Opera di Roma al Massimo di Palermo,(  per citarne alcuni) sino ai più prestigiosi teatri stranieri, la sua voce scura, intensa, di mezzosoprano ha incantato le platee, riscuotendo consensi ed elogi anche da figure prestigiose della grande musica, quali Riccardo Muti.

Un passato, un presente, costellato di successi e di riconoscimenti prestigiosi. Frutto di un impegno che ha avuto inizio in giovanissima età. A soli 18 anni, infatti, Lucia si diploma col massimo dei voti in pianoforte, poi approda al canto lirico presso il Conservatorio di Bari, dove si diploma. Sempre col massimo dei voti.

E, da quel momento ha inizio quella sua ricerca di perfezione che implica uno studio costante. A Parma approfondisce la tecnica vocale sotto la guida di Katia Ricciarelli, all’ Arena di Verona sotto la guida di  Raina Kabaivanska. Non ancora paga, approda all’Olimpo del Belcanto, studiando col grande tenore Franco Corelli e la regina indiscussa della vocalità di mezzosoprano: Giulietta Simionato.

E, dopo la laurea in Discipline Musicali, ramo  lirico-operistico, spicca il volo nel firmamento dei grandi del canto lirico. Canta, come lei stessa afferma, per tutti i Papi più recenti  ed anche il vasto pubblico della Rai conosce la sua voce straordinaria.

L’incontro, il colloquio

Tutto avviene nella spontaneità, quasi fosse il proseguimento di un colloquio iniziato da tempo. E, tra il tintinnare delle tazzine da caffè, all’interno di un bar del centro di Taranto, inondate dal profumo dei cornetti, ha inizio questo confronto tra donne che sanno rivelarsi, anche nelle loro fragilità. Senza ipocrisie.

Quando ha avuto inizio questo tuo approccio con la musica? le chiedo

Prestissimo– mi risponde con immediatezza- grazie a mia madre che cercava di indurre mio fratello allo studio di uno strumento, devo dire senza successo.

Negato?

Decisamente sì– sorride e si racconta-ma per me fu il principio. Avevo appena tre anni e chiesi a mia madre con le parole incerte della mia età di poter suonare anche io. Ovviamente mia madre mi fece rilevare di essere troppo piccola. Ma, a cinque anni mi portò da un maestro d’organo e, da allora cominciò la mia vita per la musica e con la musica. Dopo l’organo intrapresi lo studio del pianoforte e, nel contempo, non trascurai la frequenza scolastica, sino al diploma. Sai,  in un piccolo centro come Massafra non vi era ancora un liceo musicale ed ero costretta a venire a Taranto per i miei studi musicali.

Iniziò così un percorso di sacrifici per te. Tenace sin dalla più tenera età, dunque!

Sì, ma avevo già capito che il mio futuro era la musica. Dopo il diploma al Conservatorio di Bari, iniziò la mia attività concertistica a quattro mani. Poi, casualmente approdai al canto lirico.

Un’attitudine che era già dentro di te?

Penso di sì, indubbiamente sollecitata anche dal mio background familiare. Pensa che mia madre, già dall’età di cinque anni, mi faceva ascoltare Madama Butterfly.

Il racconto

Poi mi parla di sé, dei sacrifici compiuti, delle sue performance canore nelle chiese del nostro territorio, ma anche all’interno del coro del Petruzzelli,  sino alla decisione che darà una svolta alla sua vita. Il trasferimento a Milano.

Una svolta che le consente di entrare nel mondo magico del Belcanto, grazie ad audizioni che riscuotono il consenso dei nomi celebri dell’epoca, quali Katia Ricciarelli, che la accoglie sotto la sua ala protettrice.

E da quel momento, giovanissima, entra in contatto con i nomi più celebri della lirica.

Mai paga, sempre alla ricerca di nuove esperienze, approda in Florida, dove collabora con Robin Gibb, autore di Titanic Requiem, per la messa in scena di questa opera, che la vede protagonista assoluta. E’ il successo. L’opera, trasmessa dalla BBC, viene eseguita  a Londra presso la Westmister Central Hall con la Royal Philarmonic Orchestra.

Emozioni, sensazioni di un’artista

Hai calcato i palcoscenici più prestigiosi dei Teatri mondiali- le chiedo stupita da un simile curriculum- ma qual è il teatro che ti ha trasmesso vibrazioni maggiori?

Indubbiamente la Scala-mi risponde – La Scala è un mondo incantato, dove tutto  è  speciale, perfetto, che richiede una grande professionalità.

Invece, la platea? Qual è il pubblico più educato, intendo educato musicalmente

A Londra ho avuto un’esperienza meravigliosa, ma anche a Vienna o nel nord della Germania

In tutti questi anni che ti ha dato la lirica?

Tanto…gioie e dolori. Gioie perché la musica è la cosa più bella del mondo

Ma che cos’è la musica per te?

La mia anima. Tutta la mia vita. Ho passato la mia vita solo per la musica. Ho sacrificato tutto, ma non è stato doloroso. La musica è parte di me, ma adesso ho capito che non è tutto.

Ho ridimensionato infatti il mio rapporto con essa, ritagliandomi spazi di vita al di là della musica. L’amore, il divertimento e di questo devo dire grazie a mio marito.

Eventi futuri

Prossimi appuntamenti?

Il 23 0ttobre prossimo al Petruzzelli, in un concerto con l’orchestra Tebaide, dedicato alla grande musica di Morricone. Poi a Roma, nel periodo pasquale, per un Festival incentrato sulla Settimana Santa. E, per finire, una Carmen

Dove?

Sorpresa- mi sorride enigmatica ed io rispetto questo alone scarmantico di mistero.

Un’ultima domanda- le dico- qual è il messaggio che vuoi dare ai giovani che si affacciano al mondo della lirica?

Innanzitutto, rispettare se stessi, la loro arte, i sacrifici che stanno facendo e che faranno per raggiungere determinati risultati. Ma, soprattutto, non permettere all’attuale mercato di svalutare la loro arte e il lavoro che c’è dietro.  Perché ritengo necessario che ritorni quella magia che travalica i social e si orienta verso il talento

Conclusioni

Il nostro colloquio è finito, ma inizia la nostra amicizia

 

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