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Una voce in controtendenza

A proposito dell’uso di smartphon e social

Di Liliana Leonetti

Il sottotitolo è ancora più esplicito del titolo “DisconnessiCome lo smartphone ci sta rubando la vita e come riprendersela.   E’ il libro appena uscito, scritto da un addetto ai lavori: Marco Loprieno, barese, generazione anni ’80, social media manager per numerosi clienti in tutta Italia.

L’autore in una breve nota biografica, racconta che da bambino ha avuto un colpo di fulmine per la tecnologia quando nel 1990 è arrivata in casa l’Amiga 500, e da allora è nato un legame duraturo con il mondo dei videogame e dell’informatica. Dopo aver abbandonato il corso di laurea in Odontoiatria, ha seguito l’istinto imparando da autodidatta a sviluppare siti web, ed ha iniziato a lavorare nella comunicazione e nella pubblicità.

Ma, come ammette lo stesso Loprieno, col tempo, qualcosa dentro di lui ha iniziato a cambiare: un disagio crescente nei confronti dello smartphone, dei social, dell’esposizione continua. Un giorno ha tolto la suoneria, poi ha smesso di seguire gli amici su Facebook perché gli sembrava innaturale entrare ogni giorno nelle vite degli altri senza esserci davvero.

 Tutte queste intuizioni si sono fatte via via più chiare grazie a documentari, studi scientifici, libri, conversazioni con parenti, insegnanti e amici. Ognuno di loro, in modi diversi, stava sperimentando la stessa cosa: una disconnessione dalla realtà.

“Disconnessi” è basato su ben 60 studi scientifici che molto opportunamente l’autore sintetizza con un abstract semplificato.

A puro titolo di esempio citiamo lo studio Behavioral Sciences, che ha analizzato gli effetti di una pausa di due settimane dai social media su un gruppo di giovani adulti. I partecipanti hanno limitato l’uso dei social a 30 minuti al giorno. I risultati mostrano che il digital detox ha ridotto significativamente l’uso problematico dello smartphone e dei social media, migliorando anche la qualità del sonno, il benessere percepito, la soddisfazione di vita, la gestione dello stress e la percezione delle relazioni di supporto: dunque questi dati suggeriscono che anche brevi periodi di disconnessione possono avere effetti benefici concreti.

“Il problema non è il telefono. Non è mai stato il telefono. Il problema è il posto che gli abbiamo dato nella nostra vita. E ancora di più, il posto che gli abbiamo concesso nelle nostre relazioni. Lo abbiamo lasciato entrare ovunque: al ristorante, sul divano, sotto le coperte. Gli abbiamo concesso di parlare al posto nostro, di distrarci quando le cose si facevano serie, di tenerci compagnia quando avremmo potuto tenerci per mano. Gli abbiamo dato accesso illimitato, e in cambio ci ha restituito un senso di connessione continua ma svuotata di significato. Siamo “connessi” a tutto, ma spesso disconnessi da chi ci ama.”

L’autore invita a non scrollare la vita: e ci tiene a precisare che non è un invito moralista…..è un invito umano. “Non servono rivoluzioni. Basta una crepa. Basta un momento in cui dire: “No, adesso decido io”. Non devi diventare un monaco. Non devi sparire per forza dai social. Non devi buttare via il tuo telefono. Ma puoi scegliere. Puoi scegliere quando esserci davvero. Quando non rispondere. Quando non farti risucchiare. Quando difendere il tuo tempo. Quando proteggere la tua mente. Quando tornare ad ascoltare.”

Marco Loprieno continua a lavorare nel mondo digitale, ma ogni giorno cerca di definire nuovi limiti al virtuale e di creare più spazio per ciò che è reale. Escludendo l’ambito lavorativo, usa i social media in brevi e precisi momenti della giornata.

 “Da buon addetto ai lavori Marco conclude fornendo il suo indirizzo mail: marco.loprieno5@gmail.com e il suo account Instagram ( mlop8.3 ) se qualcuno volesse scrivergli o semplicemente restare in contatto.”

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