Principale Arte, Cultura & Società Festival Giornalisti del Mediterraneo 2025 femminicidio, suicidio giovanile e mafia a Otranto

Festival Giornalisti del Mediterraneo 2025 femminicidio, suicidio giovanile e mafia a Otranto

A Otranto tre panel tematici sul potere del giornalismo nel raccontare e contrastare violenza di genere, disagio giovanile e mafie silenziose.

Festival Giornalisti del Mediterraneo 2025: Otranto riflette su femminicidio, suicidio giovanile e mafia

Otranto, 3 settembre 2025 – Una piazza gremita, tre temi urgenti, un solo obiettivo: raccontare per capire, capire per agire. Si è svolta ieri sera a Largo di Porta Alfonsina, nel cuore della città vecchia di Otranto, la nuova edizione del Festival Giornalisti del Mediterraneo, sotto l’egida di media partner come ANSA, Radio Vaticana e Vatican News. Un’edizione che ha scelto di andare oltre la cronaca, affrontando senza filtri tre piaghe del nostro tempo: femminicidio, suicidio giovanile e criminalità organizzata.

Femminicidio e giustizia: la riforma che non può più attendere

Nel primo panel, moderato dalla giornalista Roberta Grassi (Nuovo Quotidiano di Puglia), il tema della violenza di genere è stato al centro di un dibattito acceso e necessario.

Il magistrato Valerio de Gioia ha invocato una riforma organica del sistema penale, sostenendo che l’ergastolo, al di là della sua funzione punitiva, può diventare strumento di tutela preventiva per le vittime. Sulla stessa linea, il giudice Salomè Bene ha rimarcato come la certezza della pena rappresenti l’unico vero argine a un’escalation che spesso si consuma nel silenzio domestico.

A dare concretezza ai dati, il criminologo Andrea Feltri, che ha ricordato come il 75% degli omicidi affettivi colpisca donne, e che molti casi restano sommersi, in particolare quelli legati alla lupara bianca, dove il corpo della vittima sparisce e con esso la possibilità di fare giustizia.

Paolo Miggiano, scrittore ed ex poliziotto, ha posto l’accento sull’urgenza di intervenire prima, quando la violenza si manifesta in forme “invisibili” come la gelosia patologica o il controllo ossessivo. “Solo pene certe e dure – ha detto – possono interrompere il ciclo della violenza.”

Il silenzio del suicidio giovanile: quando la fragilità chiede ascolto

Commovente e intensa, la seconda tavola rotonda – moderata da Flavio De Marco, direttore del Corriere Salentino – ha portato alla luce un tema spesso rimosso: il suicidio tra i giovani.

A rompere il silenzio è stata Annamaria Giannetta, madre di un ragazzo morto suicida nel 2002, che ha condiviso il proprio percorso di lutto e resilienza. Dalla sua esperienza è nata l’associazione Figli in Paradiso, attiva proprio a Otranto, che sostiene le famiglie colpite da tragedie simili.

Antonio Loperfido, psicologo dell’adolescenza, ha puntato il dito contro l’uso distorto dei social, spesso veicolo di emulazione, pressioni psicologiche e isolamento emotivo nei soggetti più fragili.

Il penalista Antonio La Scala ha denunciato con forza l’assenza di strumenti giuridici efficaci per contrastare chi istiga al suicidio in rete: “Oggi le norme non sono in grado di proteggere davvero i minori online. La rete è un’arena senza regole dove si annida anche la violenza psicologica più subdola”. Ha sottolineato la necessità di una nuova normativa penale che includa forme di responsabilità aggravata per l’uso doloso o colposo dei social, ma anche una maggiore educazione digitale nelle scuole, come strumento di prevenzione primaria.

Infine, l’avvocato Carlo Ciardo ha posto una riflessione scomoda ma necessaria: esiste una responsabilità civile – non solo penale – da parte delle piattaforme digitali e degli adulti che, per superficialità o ignoranza, non ascoltano i segnali del disagio. “L’omissione educativa – ha detto – è una colpa che pesa quanto l’azione”.

Mafia e lupara bianca: il dovere di raccontare

Il terzo e ultimo panel, moderato dal volto storico del giornalismo RAI Paolo Di Giannantonio, ha affrontato le dinamiche della criminalità organizzata in Puglia, con particolare attenzione al fenomeno della lupara bianca.

Il magistrato della DIA Milto De Nozza ha parlato di una mafia che “non spara più sotto i riflettori”, ma che si infiltra, silenziosa e pervasiva, nella società civile. La lupara bianca – ha spiegato – è oggi il volto più invisibile e pericoloso della criminalità, perché spezza i legami affettivi e cancella le tracce.

Il giornalista Mino Marinazzo ha riportato il caso emblematico di un cold case risolto dopo 23 anni a Brindisi, a dimostrazione del valore della stampa locale come custode della memoria collettiva.

A chiudere il panel, Filippo Santigliano (La Gazzetta del Mezzogiorno) e Valentina Murrieri (Lecceprima), che hanno ribadito l’importanza di un giornalismo che non si pieghi all’omertà, ma che sappia raccontare anche le mafie “in giacca e cravatta”.

Il giornalismo come presidio etico

Il Festival Giornalisti del Mediterraneo 2025 ha confermato la propria vocazione: non solo una rassegna di firme e dibattiti, ma un presidio civile e culturale.

Dalle parole dei relatori è emerso con forza il ruolo del giornalismo come sentinella della democrazia, capace di accendere i riflettori sui drammi nascosti, di ridare voce alle vittime e di contrastare l’indifferenza con l’unico strumento che davvero fa la differenza: la verità.

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