
Otto tracce per un nuovo linguaggio musicale
Il 26 settembre arriva His Black Orbit Never Ends, il nuovo lavoro di Mirai No Hagaki, progetto firmato dal compositore e sound designer Davide Perico. Otto tracce, fuori da ogni tentazione ambientale, fuori da ogni playlist rilassante. E fuori anche da Spotify.
Il titolo è già una dichiarazione d’intenti. E l’ascolto lo conferma: nessuna consolazione, nessun rifugio. Solo un paesaggio sonoro che graffia, disturba, insiste. Un’opera che più che essere ascoltata, si attraversa. E si affronta.
Nessun invito alla fuga – C’è qualcosa di profondamente ostile, e per questo vitale, nella materia sonora che Perico modella.
In un’epoca in cui persino la musica sperimentale rischia di diventare intrattenimento d’ambiente, His Black Orbit Never Ends fa esattamente il contrario: rompe il silenzio, lo disintegra, lo espone.

L’ambient, qui, diventa linguaggio di conflitto.
L’artista lo mette in chiaro: non c’è nulla di neutro in questo album. È un grido — letterale e simbolico — contro le dinamiche di potere che governano il presente. Un gesto culturale e politico, che usa il suono non per sfuggire alla realtà, ma per fissarla negli occhi.
Un disco che nasce da incubi – Dietro le otto tracce, più che un processo di composizione, c’è una reazione viscerale.
Perico racconta notti di insonnia, visioni, rigetti emotivi trasformati in suono.
E il risultato si sente: His Black Orbit Never Ends non si appoggia su strutture musicali tradizionali, ma su un lavoro radicale di sound design — lo stesso che l’artista ha affinato nel cinema e nel mondo videoludico.
Microtonalità, saturazioni, rumore, spazio: la musica si trasforma in ambiente ostile, dove ogni elemento è lì per mettere in crisi, non per accogliere.
Anche la piattaforma è un messaggio – L’album sarà disponibile su tutte le principali piattaforme digitali — tranne Spotify.
Una scelta netta, motivata dal coinvolgimento del CEO del colosso svedese in aziende legate all’industria militare.
Un rifiuto che diventa parte integrante del discorso artistico: non basta urlare nei brani, bisogna anche scegliere dove farli arrivare.
I titoli parlano da soli – Non servono spiegazioni, bastano i titoli per capire l’intento:
-Sing Along with the Void (It Misses You); -Orbit of Dread (But Please, Pretend It’s Fine)
-Signals from the Silent Dark (Finally; – Something That Listens)
Sono versi, accuse, cortocircuiti emotivi e semantici. Ogni traccia è un piccolo manifesto.
Un album che ti chiede di esserci – His Black Orbit Never Ends non è fatto per accompagnare, ma per destabilizzare. Non ammicca, non facilita. Chiede tempo, chiede ascolto. E, soprattutto, chiede una posizione. Davide Perico non si accontenta di creare un prodotto sonoro: costruisce un territorio critico, un luogo dove il suono diventa azione.
Dal 26 settembre, il disco sarà disponibile in digitale e su Bandcamp, dove è già possibile il preacquisto.







