
Pubblichiamo uno stralcio dell’intervento del.ministro Giuli sul ruolo dello stato nella cultura tenuto a Rimini e riportato da Rainews.
“Esistono cose che non si misurano sulla base della quantità, la cultura non sempre si conta ma si deve pesare a volte. Se ne deve pesare come l’anima nei miti antichi, come qualcosa che è un valore immateriale che rende la vita comunitaria di noi più ricca e più autentica. Se non si parte da una concezione spirituale dell’esistenza, non si potrà mai fare buona cultura. Questo deve essere chiaro a tutti noi. È chiaro anche a chi fondato il ministero della Cultura 50 anni fa, Giovanni Spadolini, che non a caso lo ha chiamato ministero dei Beni Culturali e dell’Ambiente, perché riguarda il paesaggio, riguarda il rapporto tra l’uomo e la natura. Io sono convinto che ogni sollecitazione, che sia per destatalizzare o per utilizzare meglio lo Stato nel suo rapporto con i cittadini nell’ambito culturale, si debba partire da un dato profondo: la cultura non è mai soltanto un bene materiale, non è mai la celluloide di un libro, non è mai un film e basta. E’ l’anima che si dà alla cultura che veramente qualifica ciò che facciamo. La farfalla che sta al centro della tomba di Giacomo Leopardi a Napoli nel parco Vergiliano: la farfalla è il simbolo dell’anima ma è anche il simbolo di qualcosa che si produce in una forma diciamo così di sforzo volontario, spesso impersonale, è l’anima di un popolo non è soltanto l’anima individuale. La farfalla è l’anima di una cultura, è l’identità. La nostra responsabilità è quella di farfalla. In questo la cultura riveste un ruolo profondamente spirituale”, ha detto ancora il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto al dibattito dal titolo “De-statalizzare la cultura” organizzato al Meeting di Rimini.
“Non deve esserci un lavoro di supplenza perché la cosa pubblica è una cosa sacra. Per definizione deve esserci un’attenzione da parte della cosa pubblica alla cosa privata, alla libertà, questo è il cuore del problema. Spesso la sussidiarietà è: dove non arriva lo Stato, cavatevela. Attenzione, non può funzionare così”, ha anche spiegato Giuli, aggiungendo che “lo Stato e il decisore politico devono mettere i cittadini nelle condizioni di esercitare, come dicevamo, la propria libertà.
È evidente che la prima delle libertà è la libertà di scelta che si basa sul senso critico. Il senso critico – ha concluso – significa la facoltà di esercitare un giudizio di merito sulle cose e per esercitare un giudizio di merito sulle cose, non insisteremo mai abbastanza, serve la formazione, serve un lavoro sulla scuola e la ricerca e questo è l’articolo 9 della Costituzione, che parla perfino della ricerca scientifica che non va demonizzata perché è scienza e la scienza se è vera scienza dubita di se stessi”.
Attilio Runello






