Taranto. Verrebbe da dire ” Bitetti prendi tu le redini di Kyma Ambiente non passare la patata bollente con questo caldo”
L’immagine, presa dalla Gazzetta del Mezzorgiono di ieri, mostra per intero lo stato dell’arte nella gestione dell’igiene urbana tarantina.
Ora questa si chiama pietra bollente. Perché le parole sono pietre, non si sciolgono al sole. Magari si arroventano.
Teniamo presente che dopo la sciagurata terna – tutta politica – che fu nominata dal Sindaco Stefàno, all’inizio della sua consiliatura, che per sei anni portò l’Amiu ad essere richiamata dalla Corte dei Conti, ci fu un ingegnere autore, insieme ad altri, del piano regionale rifiuti della Regione Puglia.
Sto parlando di Cangelosi e anche se lui si dimise Da me interpellato sulla vicenda si scrollò le spalle, almeno così l’ho rappresentai dalla risposta. “Eh si, Roberto!” Poi ci fu una funzionaria del Comune che si dimise perchè sentiva il peso della responsabilità eccessiva.
Poi arriviamo a Rinaldo Melucci che nomina presidente il segretario provinciale del PD avv. Mancarelli. Nomina prettamente politica.
La gestione dell’azienda nell’era Melucci, si può ampiamente definire, per le scelte tecnologiche, un vero fallimento.
Ora, chi vuoi che si metta alla guida di un’auto non revisionata che ha il motore che ci lasciando? L’azienda partecipata è decotta. Le cause si sono accumulate nel tempo. Mancanza di sprint per la raccolta di differenziata, nonostante un Piano operativo che fu redatto con un contributo regionale di 200 mila euro – progetto fatto da un team di super esperti tra i quali un ingegnere che diventò responsabile tecnico dell’azienda.
Progetto che il Conai avrebbe fatto gratis. Progetto che nel borgo di Taranto ha portato a raccolta diferenziata 0%.
Un documento tecnico di Ispra Ambiente fa il punto su impiantistica, raccolta e riciclo, analizzando anche le cause di fallimento di piani operativi e i costi occulti delle inefficienze.
Questo deficit comporta bollette esose verso la discarica. L’inceneritore è fermo da anni nonostante siano state spese una vagonata di soldi, l’impianto di compostaggio che potrebbe aiutare la partenza è incompleto e in default anch’esso. Il centro di selezione dei rifiuti differenziati di contrada Pasquinelli, fiore all’occhiello di Rossana Di Bello, è stato dato in gestione a privati, come privati sono tutti quelli che lucrano sui nostri rifiuti. Per non parlare dei centri di raccolta. Ridotti a grandi isole ecologiche che lasciano fuori frigo e cucine e materassi che troviamo sui marciapiedi.
Kyma Ambiente è un azienda che non serve ricapitalizzare, in tanti anni sono diverse decine di milioni di euro che il Comune ha versato e questo comportamento la Corte dei Conti l’ha messo all’indice.
Occorre pensare ad una parziale privatizzazione che metta ordine. In una impresa con una forza lavoro sperequata, oltre 140 impiegati sono troppi per una azienda di servizi. In questa situazione capita che manchino autisti e non mezzi.
C’è un pessimo rapporto con le filiere Conai, io misurai che sulla carta, non avendo rapporto diretto con la cartiera si perdono 200 mila euro l’anno, in dieci anni sono due milioni. Ed’ è solo un esempio. Sarebbero molti di più se gli impianti fossero gestiti direttamente.
Insomma discutere su quale terna nominare, nella spartizione politica, non ha alcun senso.
Il tempo è scaduto, la ‘monnezza’ è per strada.
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